Festival Jan Fabre 2026: “Harakiri” al Teatro Out Off – Recensione

© Mario Leko

Serata di grosso richiamo di pubblico ieri sera al Teatro Out Off per lo spettacolo di Jan Fabre, in prima nazionale, “Harakiri (A political and incorrected performance)“, ispirato alla rivista satirica francese “Hara-Kiri (Journal bête et méchant)”, una pubblicazione che rivoluzionò l’editoria dell’umorismo e della cultura negli anni ’60 e ’70 il cui nome faceva riferimento al suicidio rituale giapponese (harakiri) e rifletteva la volontà di affrontare argomenti tabù e sfidare le convenzioni sociali. La pièce unisce danza e teatro e nasce dalla collaborazione dell’autore e regista belga con undici attori e danzatori della sua compagnia Troubleyn, che firmano con lui i testi insieme al lavoro di dramaturg di Miet Martens.

La satira temeraria della rivista scatenò polemiche e creò spazio per la libera espressione, sfidando nello stesso tempo la politica, la religione e l’ordine sociale dell’epoca. Nel suo spettacolo Fabre fa sua l’energia ribelle del magazine in una esplosione di episodi dall’alto sapore grottesco insieme a ironia e surrealismo aventi quale comune denominatore il politicamente scorretto: “una cospirazione surreale contro la normalità stessa”, così Fabre stesso definisce il suo lavoro che non concede tregua allo spettatore chiamato ad assistere a performance, spesso di natura sessuale, che i performer, per lo più denudati, portano all’estremo. Umorismo nero, anzi in più punti nerissimo, e anche volutamente volgare, la cui finalità è la provocazione, elemento distintivo dell’autore e regista belga che considera la sua creazione come “una cospirazione surreale contro la normalità stessa”.

Fin dall’inizio il pubblico è chiamato ad assistere alla prima esagerazione, quando un performer dipinge su un lenzuolo le lettere che danno il titolo alla rappresentazione. Per farlo intinge il pennello in un luogo decisamente insolito e questo non può che generare ilarità mista a stupore per la grossa carica inventiva del drammaturg.

Poi per circa un’ora e trenta, in flash continui che si susseguono senza soluzione di continuità, introdotte spesso da frasi riportate in scritte luminose sul fondale (“la mort est une uraie blonde”, “Le roil est-il obscure”, “L’educatione: faut il etre severe?”…), si assiste a situazioni quali la mercificazione del corpo, sadismo e masochismo esibiti in una sorta di esibizionismo in cui non manca la condivisione di fluidi corporei, il tutto accompagnato da un linguaggio scurrile concepito per colpire e nello stesso tempo divertire ma che comunque vuole portare a riflettere sulle peculiarità del mondo attuale. Gli undici attori e danzatori con le teste provviste di corna, non si risparmiano, sono eccezionali nell’eseguire le loro performance che rappresentano tante forme di violenze e che, quando sono rivolte verso loro stessi, diventano tanti harakiri morali (in calce all’articolo sono doverosamente riportati i loro nomi.

La parte più marcatamente importante della pièce si impone verso la fine quando gli artisti chiedono ripetutamente scusa al pubblico per aver partecipato nel passato a spettacoli di cui ora si pentono. E qui, con estrema ironia non disgiunta da compiacimento, è lo stesso autore che, per voce di una performer, chiede scusa agli spermatozoi “che hanno dato origine a Juan Fabre”. Le scuse si protraggono, e vengono chieste anche a cose e oggetti, come quando una performer le chiede a un dentifricio perché aveva finto di averlo usato mentre quello che aveva in bocca era invece sperma. A far la morale è l’ultimo performer che, prima di infliggersi l’ultimo figurato harakiri, si rivolge al pubblico con la frase “Chi possiede la mappa della superiorità morale?”

Jan Fabre, che era presente alla rappresentazione, è così: deve stupire. “Prendere o lasciare!”. E ieri sera il pubblico ha “preso” sicuramente, visti gli applausi e le ovazioni scroscianti tributatigli.

Visto il giorno 3 ottobre 2026

(Carlo Tomeo)

HARAKIRI (A political and incorrect performance)

Concept, regia e coreografia Jan Fabre. Testo scritto dai performer e da Jan Fabre. Musica Dag Taeldeman. Drammaturgia Miet Martens. Con Annabelle Chambon, Anny Czupper, Cédric Charron, Conor Doherty, Giorgia Paolillo, Gustav Koenigs, Irene Urciuoli, Ivana Jozić, Matteo Franco, Pietro Quadrino e Stella Höttler. Progetto luci Wout Janssens. Costumi Coco Kringwinkel. Drammaturgia ospite Sylvia Solakidi. Tecnico Kevin Deckers. Business management e produzione Joost Claes. Ufficio stampa e comunicazione Sophie Lukersmith. Responsabile tournée internazionali Aldo Grompone – Spettacolo in diverse lingue con soprattitoli in inglese. Durata: 1 ora e 35 min (circa) senza intervallo

Prima nazionale

Teatro OUT OFF via Mac Mahon 16, Milano

Il Festival al Teatro Out Off dedicato a Jan Fabre prosegue fino al 16 ottobre 2026.

Qui il comunicato stampa con i prossimi spettacoli e relative date:

Categorie RECENSIONI

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