Festival Jan Fabre 2026 al Teatro Out Off – comunicato stampa

Dal 2 al 16 ottobre al Teatro Out Off , Via Mac Mahon 16, Milano

Festival Fabre 2026

I guerrieri della bellezza festeggiano i 50 anni del Teatro Out Off

Dal 2 al 16 ottobre il Teatro Out Off ospita per il terzo anno il Festival Fabre. Con il significativo titolo I guerrieri della bellezza festeggiano i 50 anni del Teatro Out Off, si vogliono celebrare i 50 anni di attività del Teatro Out Off.

Inaugura il festival, venerdì 2 e sabato 3 ottobre, la prima nazionale di HARAKIRI (A political and incorrect performance), − idea, regia e coreografia di Jan Fabre − tributo alla rivista satirica Hara-Kiri fondata nel 1960 da François Cavanna e Georges Bernier; il festival prosegue martedì 6 e mercoledì 7 ottobre con la ripresa de La poésie de la résistance e, venerdì 9 e sabato 10 ottobre, con la prima assoluta di Who Shall Speak My Thought?, entrambi testi di Jan Fabre che firma anche la regia. A chiudere il festival è Roberto Trifirò che debutta mercoledì 14, giovedì 15 e venerdì 16 ottobre con Little body on the wall (Oh corpo, corpo mio gentile, dimmi…), testo di Jan Fabre.

Dopo il debutto ad Anversa, HARAKIRI (A political and incorrect performance) arriva a Milano in prima nazionale e apre il Festival Fabre venerdì 2 e sabato 3 ottobre: la nuova e audace creazione tra danza e teatro nasce dalla collaborazione di Jan Fabre con gli undici brillanti attori e danzatori della sua compagnia Troubleyn, che firmano con lui i testi dello spettacolo, insieme al lavoro di dramaturg di Miet Martens. In scena, diretti da Fabre, le e i performer Annabelle Chambon, Anny Czupper, Cédric Charron, Conor Doherty, Giorgia Paolillo, Gustav Koenigs, Irene Urciuoli, Ivana Jozić, Matteo Franco, Pietro Quadrino e Stella Höttler. Lo spettacolo è un ardito omaggio alla leggendaria rivista satirica francese Hara-Kiri (Journal bête et méchant), una pubblicazione che ha rivoluzionato il mondo dell’umorismo e della cultura negli anni ’60 e ’70. Il nome stesso Hara-Kiri, che fa riferimento al suicidio rituale giapponese (harakiri), rifletteva la volontà della rivista di affrontare argomenti tabù e sfidare le convenzioni sociali. Come giovane artista alla fine degli anni ’70 Fabre fu profondamente influenzato dall’umorismo radicale e dallo spirito sovversivo del mensile Hara-Kiri. Nota per il suo attacco senza paura alle norme sociali, Hara-Kiri non era solo una rivista: era una forza di ribellione culturale che utilizzava l’umorismo per infrangere i tabù e affrontare di petto l’establishment. La sua audace satira scatenò polemiche e creò spazio per la libera espressione, sfidando al contempo con coraggio la politica, la religione e l’ordine sociale dell’epoca. In HARAKIRI (A political and incorrect performance), Fabre reinterpreta questa energia ribelle. Lo spettacolo è un mix esplosivo di assurdità e ironia tagliente. Una performance «a lama di rasoio», concepita per ferire e divertire allo stesso tempo, che spinge i confini dell’arte performativa e stimola la riflessione sul mondo in cui viviamo oggi. HARAKIRI (A political and incorrect performance) non è solo uno spettacolo, “è una cospirazione surreale contro la normalità stessa” (Jan Fabre).

Martedì 6 e mercoledì 7 ottobre torna in scena per il secondo anno all’Out Off La poésie de la résistance, testo potente e impegnato scritto da Jan Fabre nel 2024 e interpretato da Annabelle Chambon e Cédric Charron. Con la regia di Jan Fabre e la drammaturgia di Miet Martens, lo spettacolo celebra la forza dell’arte, della poesia e della resistenza contro l’oppressione. In quello che è un manifesto poetico e ritmico, i due performer si presentano come membri di un movimento di resistenza artistica, che lotta in modo non violento contro la censura, la repressione e il conformismo, trasformando i loro corpi e le loro parole in armi di bellezza, amore e creatività. L’opera è ricca di simbolismi e ripetizioni. I performer vengono “giustiziati” continuamente da revolver, fucili, mitragliatrici, ma si rialzano, trasformando la violenza in movimento e poesia. Gesto ricorrente durante lo spettacolo è l’atto di tatuare un nome sul loro corpo, presentato come una tela vivente, uno strumento di sfida che pensa e sente. Dai piedi alla lingua, dal cuore al cervello, ogni parte porta l’impronta dell’amore, della memoria e della lotta. Il nome inciso è sempre lo stesso: Libertà. Nello spettacolo, che fa proprio il pensiero “Créer, c’est résister. Résister c’est créer” di Stéphane Hessel (da Indignez-vous!), la vera libertà vive così nell’arte e in coloro che continuano a sognare, danzare, parlare e amare, anche se i proiettili continuano ad arrivare. Lo spettacolo si ispira al pamphlet Indignez-vous! di Stéphane Hessel e alla poesia Liberté di Paul Eluard. Nelle musiche dello spettacolo anche le improvvisazioni al corno di Gustav Koenigs.

Grande attesa, venerdì 9 e sabato 10 ottobre, per la prima assoluta di Who Shall Speak My Thought?, testo teatrale di grande impatto scritto da Fabre nel 1980. Interpretato dall’attrice spagnola Ivette Codina, questo ipnotico assolo si addentra nella mente di un individuo ipersensibile spinto al limite dai suoni, dalle immagini e dalle sensazioni del mondo che lo circonda. In parte confessione, in parte sogno febbrile, lo spettacolo si snoda come un torrente di pensieri, ricordi e percezioni. Ogni sussurro diventa un disturbo, ogni dettaglio un’ossessione. Ascoltare e vedere diventano atti di sopravvivenza. Con il suo linguaggio poetico, le ripetizioni ritmiche e le immagini suggestive, il testo esplora il fragile confine tra realtà e illusione, autenticità e imitazione. La vulnerabilità diventa forza, la sensibilità diventa resistenza. Nel corso dell’opera il burro funge da soggetto ricorrente. Ricco, sensuale e deperibile, richiama alla mente una sostanza storicamente impiegata dagli alchimisti e successivamente adottata dall’artista Joseph Beuys, per il quale il grasso incarnava trasformazione, energia e sopravvivenza. Un tempo consumato in abbondanza prima della Quaresima, evoca un mondo sospeso tra l’indulgenza e la rinuncia, l’eccesso e la scomparsa. Qui, il burro diventa un fragile monumento a tutto ciò che inevitabilmente si scioglie: il piacere, la bellezza e l’illusione della permanenza. Who Shall Speak My Thought? è un’ode a coloro che provano emozioni troppo intense, sentono troppo, vedono troppo e che continuano a cercare la bellezza e il significato nel caos travolgente dell’esistenza.

Il festival si conclude con Roberto Trifirò che debutta, mercoledì 14, giovedì 15, venerdì 16 ottobre, con il monologo di Jan Fabre Little body on the wall (Oh corpo, corpo mio gentile, dimmi…). In questo testo Jan Fabre descrive la fascinazione che lega un performer e una fotografa che scatta foto del suo corpo, analizzandolo nei dettagli, sezionandolo, ricollocandolo e mostrando al pubblico un’ipotetica mostra degli ingrandimenti fotografici. Immaginando un percorso suddiviso in undici sale (la sala del sistema cardiovascolare, la sala dei muscoli, la sala della pelle…), il corpo del performer diviene la preda dello sguardo della fotografa. Durante tutta la pièce questa premessa diventa la metafora dello “sguardo sull’altro” e dello “sguardo dell’altro su di sé”, allo stesso modo in cui esiste una relazione tra il pubblico e l’interprete. Little body on the wall è una riflessione ad alta voce sulla fragilità del corpo umano e sulla potenzialità di manipolarlo, nonché sulla sua bellezza in movimento, e nella sua immobilità.

Nell’ambito del Festival anche quest’anno (dopo l’esperienza del 2023, 2024 e 2025) si tiene un Jan Fabre Teaching Group dal 26 al 30 settembre condotto dall’attrice, cantante e performer della compagnia Troubleyn / Jan Fabre Giorgia Paolillo. Nel corso della sua carriera Jan Fabre ha messo a punto una serie di “esercizi” che utilizza per preparare i suoi artisti al lavoro sul palcoscenico: queste «Linee guida per un artista del XXI secolo» sono diventate il fondamento del suo insegnamento e trovano espressione concreta nel suo lavoro. Alcuni dei suoi interpreti più esperti sono diventati a loro volta gli insegnanti di queste “linee guida” conducendo workshop rivolti a danzatori, danzatrici, attrici, attori, performer professionisti e semi professionisti.

La compagnia Troubleyn/Jan Fabre è sostenuta dalla Comunità fiamminga; è sponsorizzata da Katoen Natie.

Programma:

Venerdì 2 e sabato 3 ottobre, ore 20.00, HARAKIRI (A political and incorrect performance)

Prima nazionale

A dance & theatre performance

Concept, regia e coreografia Jan Fabre

Testo scritto dai performer e da Jan Fabre

Musica Dag Taeldeman

Drammaturgia Miet Martens

Con Annabelle Chambon, Anny Czupper, Cédric Charron, Conor Doherty, Giorgia

Paolillo, Gustav Koenigs, Irene Urciuoli, Ivana Jozić, Matteo Franco, Pietro Quadrino e

Stella Höttler

Progetto luci Wout Janssens

Costumi Coco Kringwinkel

Drammaturgia ospite Sylvia Solakidi

Tecnico Kevin Deckers

Business management e produzione Joost Claes

Ufficio stampa e comunicazione Sophie Lukersmith

Responsabile tournée internazionali Aldo Grompone

Un sentito ringraziamento al Consiglio di Amministrazione e ai membri dell’Assemblea Generale di Troubleyn/Jan Fabre vzw.

Spettacolo in diverse lingue con soprattitoli in inglese

Durata: 1 ora e 35 min (circa) senza intervallo

Martedì 6 e mercoledì 7 ottobre, ore 20.00, La poésie de la résistance

Testo, concept, regia Jan Fabre

Con Annabelle Chambon e Cédric Charron

Drammaturgia Miet Martens

Musiche con improvvisazioni al corno Gustav Koenigs

Luci e progetto tecnico Wout Janssens

Produzione Troubleyn/Jan Fabre

Spettacolo in francese, con soprattitoli in italiano. Traduzione in italiano di Franco Paris.

Durata: un’ora

Venerdì 9 e sabato 10 ottobre, ore 20.00, Who Shall Speak My Thought?

Prima assoluta

Testo, concept, regia Jan Fabre

Con Ivette Codina

Music Editor musicale Alma Auer

Drammaturgia Miet Martens

Lighting design & tecnico Wout Janssens

Traduzione spagnola di Alexandre Rodríguez i Fons & Fernando Rodríguez Cortés

Spettacolo in spagnolo con soprattitoli in italiano. Traduzione italiana di Franco Paris

Durata: un’ora

Mercoledì 14, giovedì 15, venerdì 16 ottobre, ore 20.00, Little body on the wall (Oh corpo, corpo mio gentile, dimmi…)

Prima assoluta

Regia e interpretazione Roberto Trifirò

Testo Jan Fabre

Produzione Teatro Out Off

Durata: 75 minuti

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI:

Teatro OUT OFF via Mac Mahon 16, Milano

Orari spettacoli: ore 20.00

Prezzi: Intero 25€ | Ridotto under 26 17,5€ | Ridotto over 65 12,5€

Chi ha già acquistato un biglietto ha diritto a uno sconto del 30% sull’acquisto di tutti i biglietti successivi del Festival Fabre (17,5€ a biglietto).

A partire dal primo biglietto del Festival acquistato si applica lo sconto del 30% sui biglietti degli altri spettacoli del festival.

Prenotazioni e informazioni: T. 0234532140 | M. biglietteriaoutoff@gmail.com

Ritiro biglietti negli uffici in via Principe Eugenio 22 dal lunedì al venerdì dalle ore 11.00 alle ore 16.00.

Ritiro biglietti in botteghino via Mac Mahon 16 un’ora prima dello spettacolo.

Jan Fabre Nato ad Anversa nel 1958, il visionario artista Jan Fabre è un innovatore di primo piano e una delle figure più influenti nel mondo dell’arte contemporanea internazionale. Noto per i suoi contributi all’arte visiva, al teatro e alla letteratura, è il primo artista vivente ad essere stato invitato per mostre personali su larga scala presso prestigiose istituzioni come il Museo del Louvre nel 2008 e l’Hermitage nel 2017. È l’unico artista ad aver ricevuto lonorificenza della Cour d’Honneur al Festival di Avignone in tre diverse occasioni (2001, 2003 e 2005) e l’unico artista contemporaneo incaricato di creare una nuova opera per la Felsenreitschule al Festival di Salisburgo nel 2007. Da 40 anni ha girato il mondo con la sua compagnia teatrale Troubleyn/Jan Fabre, presentando i suoi innovativi spettacoli nei principali teatri e festival internazionali, vincendo oltre 30 premi e riconoscimenti internazionali. Il ruolo unico di Fabre nel canone del teatro occidentale è stato recentemente confermato con la sua inclusione nella prestigiosa serie The Great European Stage Directors (Methuen/Drama), curata dall’influente storico del teatro Simon Shepherd. Fabre si descrive come un “consilience artist”, fondendo elementi provenienti da diverse discipline guidato da una teoria e una pratica trasversale alle diverse discipline. Nel teatro, ha ridefinito la performing art con il suo concetto di “azione reale e tempo reale”, evidente in opere come This is Theatre as was to be Expected and Foreseen (1982) e The Power of Theatrical Madness (1984). Il suo capolavoro, la monumentale performance di 24 ore Mount Olympus – To glorify the cult of tragedy (2015), ha celebrato l’essenza della tragedia greca, seguita da Peak Mytikas (On the top of Mount Olympus) (2023).

Nell’arte visiva, l’uso simbolico di Fabre di materiali come ali di scarabeo, ossa e sangue rivela il suo fascino per la natura e la spiritualità. Installazioni permanenti come Heaven of Delight (2002) al Palazzo Reale di Bruxelles e The Man Who Measures the Clouds (1998) riflettono proprio questo suo approccio.

Oltre all’arte visiva e performativa, Fabre è anche autore: i suoi numerosi testi teatrali sono apprezzati da registi teatrali, accademici e interpreti. Il Jan Fabre Teaching Group promuove il suo metodo di “recitazione fisiologica” alle nuove generazioni, trasmettendo il suo linguaggio artistico. Le riflessioni quotidiane di Fabre sono raccolte nei suoi Diari notturni, una serie di riflessioni personali e poetiche pubblicate in diverse lingue.

In copertina un’imamgine dello spettacolo “Harakiri” © Mario Leko

(L’articolo è una condivisione del comunicato stampa del Teatro Out Off di Milano)

Categorie comunicato stampa

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