“Napoletano? E famme na ‘pizza!” al Teatro Manzoni – Recensione

RECENSIONE:

Vincenzo Salemme sa comunicare con il suo pubblico non solo attraverso le sue commedie ma anche più direttamente: lo fa, per esempio, in questo suo ultimo lavoro quando, interrompendo più volte la recita, si sposta sul proscenio e rivolge i suoi discorsi alla platea che lo ascolta rapita. Sono forse i momenti migliori del suo “Napoletano? E famme ‘na pizza!”, quelli più divertenti ma anche più intensi per le tematiche trattate: una sorta di piccole, nobili stand-up comedy che arricchiscono lo spettacolo (Salemme ci tiene a chiamarlo così invece che “commedia”) che è costruito sull’assemblaggio di due sue precedenti opere teatrali: “Una festa esagerata” del 2016 e “Con tutto il cuore” del 2018. La scena è costituita da due case che si fronteggiano e che costituiscono le abitazioni delle famiglie dei due protagonisti, entrambi interpretati alternativamente da Salemme, il professor di lettere Camaldoli, reduce da un trapianto al cuore e appena dimesso dall’ospedale dopo due mesi di ricovero, e dal signor Parascandolo, un nome che da solo già appare foriero di comicità. Nel mezzo una terrazza comune dove si svolge l’azione, sul fondale la riproduzione del Vesuvio di un intenso colore azzurro come lo è il cielo di Napoli nelle sue giornate più belle. Gli altri personaggi che interagiscono con il protagonista, ma sarebbe più corretto scrivere con i due protagonisti, essendo doppio il ruolo di Salemme, sono le figlie diciottenni dell’uno e dell’altro (Fernanda Pinto), l’ex moglie del primo che viene a reclamare l’assegno di mantenimento non ricevuto da due mesi e la moglie del secondo tutta elettrizzata per l’organizzazione della festa di compleanno di sua figlia ed entrambe interpretate da Teresa Del Vecchio, un surreale infermiere e un buffo vice portiere, ruoli sostenuti da Antonio Guerriero, un uomo di Pozzuoli che per poter lavorare si finge indiano, fa il cameriere in casa Parascandolo e aspira a essere assunto come badante en travesti in casa Camaldoli, parti recitate da Vincenzo Borrino. Infine i due fidanzati delle ragazze, tutti e due interpretati da Sergio D’Auria. Le varie azioni che si svolgono sono, da una parte, quella dell’organizzazione della festa della ragazza Parascandolo e, dall’altra, le problematiche affrontate da Camaldoli nel suo ritorno a casa. Il tutto ricco di azioni esilaranti e di numerose gag, principalmente quelle che vedono per protagonista lo stesso Salemme al quale fa da irresistibile spalla Antonio Guerriero.

I monologhi che Salemme recita sul proscenio sono veri e propri discorsi che toccano vari argomenti. Si parte da quello inerente alla napoletanità che è suggerito proprio dal titolo dello spettacolo: la tradizione vuole che se una persona dichiara di essere di Napoli viene invitata, al fine di provarne la veridicità, a preparare una pizza. Perché Napoli si identifica con la pizza e con altre tante particolarità che sono luoghi comuni difficilmente superabili. E qui l’attore ne enumera diversi, partendo proprio dall’arte culinaria che include innanzitutto la preparazione di un vero caffè e quello del ragù per poi proseguire con altri cibi come la mozzarella e il fiordilatte, i dolci (struffoli, rococò…). Si dichiara perfetto conoscitore di come deve essere fatta una vera pizza napoletana e racconta di quanto era ragazzo e viveva a Bacoli, il suo paese natio, e veniva mandato a comprare la pizza da portare a casa per tutta la famiglia. Ma non si limita a tratteggiare i luoghi comuni per i quali Napoli è famosa perché passa ad altri temi, tutti suscitativi di grande ilarità da parte del pubblico: la differenza tra essere uomo e essere donna, come i primi sopportino poco il dolore mentre le donne sono eroine specialmente al momento del parto, e qui omaggia l’essere femminile. Una differenza uguale la riscontra tra il comportamento dei cani in contrasto con quello dei gatti. Alla fine il messaggio che l’attore intende mandare è che bisogna uscire dai cliché che restringono il campo della conoscenza per cui non è detto che il caffè migliore si beve solo a Napoli, come non è vero che il panettone migliore si mangia solo a Milano!

Tutto lo spettacolo si svolge in circa due ore senza intervallo che scorrono velocemente in contrasto con il tempo reale, grazie alle enormi capacità istrioniche del protagonista, vero mattatore della serata, affiancato da una superlativa Compagnia da tempo rodata a seguirlo in questa scorribanda di comicità, tutta pensata e scritta in ogni minimo dettaglio dove lo spettatore attento riesce a intuire che anche quelle che sembrano battute dovute all’improvvisazione sono in realtà previste dalla scrittura. Il successo da parte del pubblico è stato clamoroso, come del resto era prevedibile perché lo spettacolo ha già all’attivo repliche applaudite da oltre centomila spettatori. Vincenzo Salemme è di casa a Milano e ha accolto, raggiante, le ovazioni della platea. Repliche fino all’8 gennaio 2023 con doppia recita il prossimo 31 dicembre.

Visto il giorno 14 dicembre 2022

(Carlo Tomeo)

DIANA Or.I.S. e CHI è DI SCENA
presentano

Dal 13 dicembre 2022 all’8 gennaio 2023
feriali ore 20,45 – domenica e 6 gennaio ore 15,30
sabato 17 dicembre ore 15,30 e 20,45
24 e 25 dicembre riposo
26 dicembre e 1 gennaio ore 17,30
31 dicembre ore 17,30 e 21,30

VINCENZO SALEMME

in

NAPOLETANO? E FAMME ‘NA PIZZA!

Scritto, diretto e interpretato da Vincenzo Salemme

con (in ordine alfabetico)
Vincenzo Borrino,

Sergio D’Auria

Teresa Del Vecchio

Antonio Guerriero 

Fernanda Pinto

Scene e costumi Francesca Romana Scudiero

Musiche Antonio Boccia

Categorie RECENSIONI

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