“Madri” al Teatro Elfo Puccini | Sala Fassbinder – comunicato stampa

© Andrea Capitani

27 ottobre > 1 novembre | sala Fassbinder

MADRI

di Diego Pleuteri  regia Alice Sinigaglia  con Valentina Picello e Vito Vicino  scene Alessandro Ratti  luci Luca Scotton  suono Federica Furlani  produzione La Corte Ospitale, scarti Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione  con il contributo della Regione Emilia-Romagna, con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”  Testo vincitore Eurodram 2022 – menzione al premio InediTO 2020

La sala Fassbinder dell’Elfo Puccini ospita dal 27 ottobre uno degli spettacoli più attesi della stagione. Un testo che riceve nel 2020 la menzione speciale al premio InediTo e nel 2022 vince il premio Eurodram. Ad opera del talento emergente Diego Pleuteri, classe 1998: autore, dramaturg, attore e, dal 2025, direttore artistico junior e drammaturgo residente del Teatro Stabile di Torino. La regia è affidata alla sapiente cura di Alice Sinigaglia, classe 1996, brillante autrice, attrice e regista, Premio Hystrio Iceberg 2026. In scena: Valentina Picello, vincitrice del Premio Ubu 2025 come migliore attrice, affiancata da Vito Vicino.

Un ragazzo torna a fare visita alla madre durante un pomeriggio di pioggia. Una volta in casa trova il salotto pieno di scatole, sparse sul tavolo, per terra, sopra le sedie. Fra di esse, la donna si muove continuando a parlare. Sta cercando un vecchio articolo di giornale, letto tempo prima e poi conservato, nel tentativo di ritrovare le ultime parole di una citazione: «Di intimo c’è rimasto solo…», non riesce a ricordare. Come se la sua vita fosse rimasta bloccata lì, in attesa di completare la frase. In poco tempo il figlio si inoltra insieme a lei nella ricerca. Vana è ogni resistenza. Il richiamo di quella parola scordata è troppo forte, anche per lui. E dalle scatole cominciano a emergere vecchi album di fotografie, romanzi, piccoli inquietanti scarafaggi difficili da uccidere. Sospesi fra sogno e realtà, azione e pensiero, madre e figlio sprofondano dentro quell’inconscio che potremmo dire collettivo, per ricostruire ciò che era stato dimenticato.

La regia di Sinigaglia ha il compito di assecondare e amplificare un sistema di segni e rimandi in grado di complicare gli orizzonti del testo, trasformandolo in partitura musicale. La scena è un interno senza troppa fantasia, due sedie, pochi oggetti, qualche scatola. Una casa normale e concreta che ha perso colore, che il tempo ha tinto dell’inconsistenza in cui vive la sua proprietaria. Le blatte, il citofono, quel qualcosa che svolazza fuori dalla finestra: è il mondo esterno che cerca di sfondare il regno ovattato in cui i personaggi si trovano.

Qualcosa si agita sotto la polvere. La vita, per chi trova il coraggio di viverla, anche sbadatamente, per chi ancora e sempre continuerà a cercarla dentro le scatole.

Dalla rassegna stampa

«Così, sempre, davvero sempre, c’è una domanda che alla fine urge dentro: “Di intimo, cosa c’è rimasto?”. Una domanda che avrà un’unica risposta: “Il dolore”.

E la parola dolore, insieme alle altre che si scambiano madre e figlio, arrivano direttamente dentro allo spettatore, racchiuse nell’esiguo spazio disadorno sia della scena, riempita di pochissimi mobili che potrebbero contraddistinguere una qualsiasi sala da pranzo, sia della stanza/platea che in questa occasione ci raccoglie a stretto contatto, commossi e colmi di tenero turbamento». Mario Bianchi, Krapp’s last post

«Invece tutto succede senza avvertire, tra soliloqui surreali, dialoghi sfasati, interrotti, recuperati in un provvisorio faccia a faccia e pensieri che rimbombano nelle voci registrate, ma tutto ristagna in superficie, tranne quello che cerchi, quella dannata parola che sfugge, probabilmente nascosta tra le righe di un ritaglio di giornale conservato in chissà quale scatolone, quella parola che sfugge ogni volta che sta per essere detta». Alessandra Bernocco, Limina Teatri

«Si parla di cose apparentemente piccole e futili, di una parola dimenticata in un articolo, di doveri genitoriali disattesi e non c’è bisogno del dramma, ché questo già brulica nel silenzio di una solitudine che riconosciamo nei giorni neri di questa nostra epoca». Andrea Pocosgnich, Teatro e Critica

Teatro Elfo Puccini, sala Fassbinder, corso Buenos Aires 33, Milano

Orari: Martedì e sabato ore 19:30 | mercoledì, giovedì, venerdì ore 20.30 | domenica ore 15.30

Prezzi: intero € 34 | <30 anni € 16 | >65 anni € 25 | online da € 16,50

Categorie comunicato stampa

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