
© Angelo Redaelli
Il mito visto non solo come un racconto che appartiene a un lontano passato ma anche fonte d’indagine per scoprirne l’universalità che attraversa i secoli e dimostra tuttora la sua attualità. Lo palesa Chiara Salvucci nel suo nuovo spettacolo “Medusa” in scena nella Sala La Cavallerizza delle MTM (Manifatture Teatrali Milanesi) da lei scritto con Aurora Lombardo, Bianca Montanaro e del quale è anche scenografa e regista.
Nel presentare lo spettacolo, Chiara Salvucci specifica che “Medusa mette in primo piano il corpo della donna e il modo in cui ancora oggi può essere in qualche modo condizionato, esposto, interrogato. È una storia non solo individuale, è in qualche modo una memoria collettiva che lo spettacolo prova a riattraversare”.
Il collegamento tra il passato e il presente avviene secondo un percorso a ritroso che parte proprio dalla violenza subìta dalla donna di cui si cerca una sua antesignana rappresentata proprio dal personaggio mitico del titolo.
All’entrata in scena la protagonista si avvicina a una fonte d’acqua nel proscenio, sembra avere un atteggiamento tra l’estatico e il curioso, quasi una riflessione su un non meglio precisato ricordo. Una voce fuori campo, la sua, recita: confusamente: “L’acqua mi chiama verso sé e si ritrae, si avvicina come una promessa e poi scappa mi tocca le caviglie, le ginocchia i fianchi e poi mi dice vieni“. Poi i ricordi si fanno più intellegibili: “Ero lì, una bambina. Una donna, forse, sola in casa d’estate. Intorno un silenzio antico, un presagio, forse. Aspettavo non ricordo chi” e poi: “Che cosa sapevo io dell’amore? Una concessione? In quel pomeriggio io non ho saputo intuire”.
Siede di spalle al pubblico, di fronte a lei un dispositivo con un binario su cui scorre veloce una luce e una piccola videocamera che riporta l’immagine del volto su un piccolo schermo posto in alto sul palcoscenico. Un diapason trasmette la stessa nota e con la medesima frequenza ma la sua funzione non sembra essere quella di accordare uno strumento musicale bensì un’altra, usata in neurologia per valutare la sensibilità vibratoria di un paziente e stimolare i ricordi di avvenimenti rimossi dal cervello ma ancora presenti in diverse parti del corpo.
Ora quei ricordi si riaffacciano alla coscienza, prima confusamente poi più chiari, e l’orrore si manifesta attraverso le espressioni degli occhi che sono più parlanti ancor più delle parole. E qui rivive il mito della Medusa violentata e resa ingiustamente colpevole al punto di diventare un mostro.
Si accavallano nell’aria le voci dello stupratore che la blandiva (“Rilassati, pensavo lo volessi tu”) e quelle degli uomini che la ingiuriano (“Non sarebbe successo se fosse rimasta a casa, se non si fosse avvicinata al mare”). E c’è anche chi difende le sue posizioni di patriarca (“Ci vuole una grotta per queste donne che cercano la parità”). Adesso, nonostante la ferita manifestata da una striscia di sangue che le solca la schiena, è vista come un mostro e con l’immagine del suo volto faranno talismani.
Il racconto continua attraverso frammenti e nel suo procedere l’azione si fa più drammatica. Sorge un dubbio: “Sono quella che è successo o quello che è sempre stato?” e in quell’avverbio si definisce la condizione femminile che per secoli è sempre stata uguale. Così la considerazione finale è: “Viviamo tutte la stessa vita. Continuiamo a vederci perché possiamo riconoscerci”.
Medusa è il secondo spettacolo di Cantiere Circe, promosso dalla Compagnia Corrado d’Elia, un gruppo di lavoro aperto e dinamico di osservazione sul mondo femminile. In una pratica artistica multidisciplinare e collettiva, Cantiere Circe si dedica alla creazione di spettacoli teatrali, indagando il nostro tempo, generando nuovi immaginari, nuove visioni e nuove possibilità interpretative, valorizzando una coscienza che possa tracciare vie d’uscita da ogni costrizione identitaria e di genere.
Lo spettacolo, tutto al femminile, dalla bella drammaturgia e forte di una recitazione molto intensa e che si distingue anche per il bell’impatto visivo grazie alla ricchezza dei mezzi tecnici, resterà in scena fino al 13 giugno. In calce all’articolo i crediti e le INFO per acquisto biglietti.
Visto il giorno 8 giugno 2026
(Carlo Tomeo)
MTM La Cavallerizza – dall’8 al 13 giugno 2026
MEDUSA interpretazione, regia e scene Chiara Salvucci – Drammaturgia Aurora Lombardo, Bianca Montanaro, Chiara Salvucci – Assistente alla regia Beatrice Arcaini – Sound design Tommaso Lescio – Tecnica Francesca Brancaccio – produzione Compagnia Corrado d’Elia
La Cavallerizza, Posto unico non numerato da lunedì a sabato ore 19.30
intero € 18,00 – convenzioni € 17,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) € 17,00 – Under 30 e Over 65 € 17,00 – Università € 17,00 – scuole civiche Fondazione Milano, Piccolo Teatro, La Scala e Filodrammatici € 11,00 – Scuole MTM € 10,00 – ridotto DVA € 9,00 – tagliando Esselunga di colore VERDE
durata: 60 minuti
Info e prenotazioni biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.45
Abbonamenti: MTM Ritrovarsi a volare, MTM Ritrovarsi a volare Over 65, MTM Ritrovarsi a volare Under 30 x4 spettacoli. Biglietti sono acquistabili sul sito www.biglietti.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita Vivaticket. I biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.