“Casa di bambola” al Teatro Fontana – comunicato stampa

© Marcella Foccardi

9>14 giugno

CASA DI BAMBOLA

da Henrik Ibsen

regia Ivonne Capece

traduzione e adattamento drammaturgico Mattia Favaro

con Stefano Braschi, Massimo di Michele, Maria Laura Palmeri

Scene e Costumi Micol Vighi

Sound designer Simone Arganini

Direzione Tecnica Rossano Siragusano

Assistente alla regia Sofia Sironi

realizzazione costumi Giorgia Piatta dell’Abbondio

Nadia Fiorio Responsabile di produzione

produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale

Dopo il debutto in prima assoluta al Festival Primavera dei Teatri di Castrovillari, arriva al Teatro Fontana Casa di bambola, nuova produzione Elsinor firmata dalla regista e videoartista Ivonne Capece. L’opera più scandalosa di Ibsen si traduce in scena con una regia affilata come un rasoio che capovolge la prospettiva: non solo l’epopea dell’emancipazione femminile, ma un viaggio nell’inquietudine maschile post-abbandono. Nora se n’è andata. La porta si è chiusa da tempo. Ma Torvald è ancora lì, a rimettere insieme i cocci della propria virilità smarrita. Nell’immaginaria prima lunga notte da solo, Torvald ripercorre tra ricordi e incubi i passi che lo hanno portato fino a lì. Cosa resta di un uomo quando il suo ruolo sociale, affettivo e identitario va in frantumi? In un Casa di bambola rovesciato da una regia tagliente e dallo stile aspro e spregiudicato del giovane Mattia Favaro, Ivonne Capece capovolge lo sguardo sull’opera più nota di Ibsen, trasformandola in un sequel contemporaneo, un viaggio dentro l’inquietudine maschile dopo l’emancipazione femminile: un’esposizione chirurgica delle fragilità dell’uomo, sospese tra patriarcato in decomposizione e desiderio (forse tardivo) di rinascita. Una sonorità performativa avvolge il pubblico in una spirale, tra tango e minacciosi voli d’uccelli alla Hitchcock, e ci trascina in un mondo interiore saturo di rimpianto, frustrazione e domande irrisolte, nel quale il femminile libero appare come una Gorgone mostruosa.

NOTE DI REGIA

Mi interessava interrogare quella soglia in cui la cura si trasforma in controllo, la protezione in dominio, l’amore in appropriazione. Casa di bambola nasce come dramma borghese ma oggi si può leggere come testo politico. La casa immaginata da Ibsen diventa una struttura mentale: un luogo simbolico in cui tutti costruiamo immagini di noi stessi da difendere. Il dramma inizia quando quelle immagini collassano.

Torvald ama davvero Nora come soggetto libero oppure ama l’immagine di sé che gli restituisce? Costruisce la propria identità sulla necessità di essere irreprensibile e, proprio per questo, rimuove la violenza che lo abita: quella sottile del controllo, del possesso, della definizione dell’altro. Nora fa un gesto radicale in un’epoca in cui matrimonio e maternità rappresentavano il luogo di massima legittimazione sociale. La sua uscita è l’abbandono di una definizione rassicurante di sè per attraversare il vuoto e una ricerca incerta e vertiginosa.

L’emancipazione non ha niente di romantico ma, anzi, è un atto che lascia dietro di sé macerie. Casa di bambola conserva ancora oggi una straordinaria potenza politica e contemporanea: le Nora di oggi sono le donne che scelgono di ridefinirsi fuori dai ruoli assegnati. Non necessariamente che se ne vanno, ma che smettono di interpretare una funzione. I Torvald di oggi sono uomini posti davanti a questa trasformazione e costretti a ripensarsi. Il femminile è cambiato molto più rapidamente del maschile.

Per questo allestimento ho lavorato su un impianto visivo allucinato. La scena è immersa in cromatismi rossi e caldi, alla Shining: volevo che il calore domestico desse l’impressione di stare per esplodere. Al centro l’albero di Natale, simbolo di quell’immagine di famiglia a cui Torvald continua ad aggrapparsi mentre tutto crolla. Anche i costumi di Micol Vighi sono un Ottocento esploso, dominato dal rosso natalizio, con elementi storici esasperati che convivono con nudità e un’estetica erotica ispirata al tango argentino. Mi interessava che i corpi restassero in tensione tra eleganza e pulsione, decoro sociale e ciò che preme sotto la superficie. (Ivonne Capece)

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

gio>ven ore 20.30 – sab. ore 19.30 – dom ore 17.00

PREZZI

Intero 25 € – Under30 18 € – Over 65 / Under 14 12 € – Giovedì sera 22 €

Convenzioni 20 € – Scuole di teatro 12 € – Prevendita e prenotazione 1 €

Info e prenotazioni: +39 0269015733

biglietteria@teatrofontana.it http://www.vivaticket.com

(L’articolo è una condivisione del comunicato stampa del Teatro Fontana di Milano)

Categorie comunicato stampa

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