
21 > 26 aprile | sala Shakespeare
Misurare il salto delle rane
uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo
drammaturgia Gabriele Di Luca
regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti
con Noemi Apuzzo (Iris), Elsa Bossi (Lori), Chiara Stoppa (Betti)
assistente alla regia Matteo Berardinelli
musiche originali Massimiliano Setti
scene Enzo Mologni, costumi Elisabetta Zinelli
foto Andrea Morgillo
produzione Fondazione Teatro Due, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatri di Bari e Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival in collaborazione con Asti Teatro 47
Un nuovo appuntamento con Carrozzeria Orfeo, compagnia di casa all’Elfo, che dal 21 aprile approda in sala Shakespeare con l’ultima tappa del tour di Misurare il salto delle rane, l’ultima creazione uscita dalla penna di Gabriele Di Luca e diretta dal drammaturgo insieme a Massimiliano Setti. Spettacolo vincitore del Premio della Critica A.N.C.T. 2025 , applaudito da pubblico e critica, nelle repliche ha per protagoniste Noemi Apuzzo, Elsa Bossi, Chiara Stoppa.
Misurare il salto delle rane è una dark comedy ambientata in un piccolo paese di pescatori tra gli anni ’80 e ’90. Protagoniste sono tre donne di diverse generazioni – Lori, Betti e Iris – unite da un tragico lutto avvenuto vent’anni prima e ancora avvolto in un’aura di mistero. Il paese emerge come un frammento dimenticato, circondato da un vasto lago e da una palude minacciosa che lo isola dal mondo esterno, un microcosmo sospeso tra arcaismo e quotidianità, dove una piccola comunità persiste ancorata a consuetudini superate.
Partendo da questo habitat, Misurare il salto delle rane, la nuovaproduzione di Carrozzeria Orfeo, senza rinunciare all’ironia che la contraddistingue, vuole essere un’indagine poetica e tragicomica sulla condizione umana contemporanea: un viaggio nell’intimità di tre esistenze femminili che si specchiano l’una nell’altra e che, in modo diverso, rifiutano etichette imposte dall’esterno. Tre età, tre mondi, tre stagioni della vita che intrecciano le loro esistenze, scavate da lutti e assenze, ma anche da rinascite, alleanze e complicità profonde.
Nucleo pulsante della narrazione è proprio il femminile. Le manifestazioni della violenza e dell’oppressione verso le donne, endemiche nei contesti rurali dell’epoca, affiorano nel tessuto sociale della comunità con modalità sottili ma pervasive. I personaggi maschili incarnano quasi invariabilmente figure di minaccia o fallimento.
Lo spettacolo esplora le contraddizioni dell’esistenza: la pesantezza e la leggerezza, il dolore e il riso, il radicamento e il desiderio di evasione. Attraverso dialoghi taglienti e situazioni paradossali, momenti di puro lirismo e gesti simbolici, che si intrecciano nella narrazione, alternando momenti di intensità visiva a passaggi di caustica comicità, Carrozzeria Orfeo costruisce un racconto intimo, in cui la gravità del dolore si affianca alla leggerezza dell’ironia. Misurare il salto delle rane è un invito a confrontarsi con i propri limiti, a cercare la bellezza nei gesti semplici, in piccoli atti di trasformazione dove pare non accadere nulla. È un’ode alla complessità dell’essere umano, con la sua infinita capacità di perdersi e ritrovarsi, tra ciò che ci definisce e ciò che ci supera.
Dalla rassegna stampa:
«Con Misurare il salto delle rane Carrozzeria Orfeo, compagnia molto amata dal pubblico giovane, cambia registro, abbandonando il caustico cinismo con cui ha finora dipinto figure sbandate di una provincia maledetta, inoltrandosi in un territorio inedito, più compassionevole. La scrittura ferma e controllata di Gabriele Di Luca (firma anche la regia con Massimiliano Setti) scolpisce con abilità la solitudine delle tre donne, amiche delle creature notturne». Katia Ippaso, il venerdì di Repubblica
«…il grande pregio di Misurare il salto delle rane, uno dei più bei testi che mi sia capitato di leggere da parecchi mesi a questa parte, sta nel rimando a un sostrato mitico. I tre personaggi femminili portati alla ribalta da Gabriele Di Luca incarnano le Parche, più esattamente le Moire greche: Betti è Cloto, colei che tesse la trama della vita, Iris è Lachesi, colei che dà a ciascuno la sua parte di mali o di beni, e Lori è Atropo, colei che, implacabile, taglia il filo alla fine…Ora, venendo allo spettacolo in sé, governato con agile sagacia dalla regia dello stesso Di Luca e di Massimiliano Setti, mi limito a constatare che non avrebbero potuto far meglio le sue straordinarie interpreti». Enrico Fiore, Controscena
«Di Luca si conferma tra i migliori drammaturghi in circolazione in Italia. I suoi personaggi – soprattutto i più disadattati, i più fragili, i perdenti – non sono mai caricature: sono creature vive. E per questo ci arrivano addosso con una verità disarmante. L’autore li osserva, li accompagna, senza mai giudicarli, componendo un’elegia sulla perdita, sull’eredità del trauma, sulla resistenza e la solidarietà femminile in contesti dove la violenza maschile è carsica, strutturale. Ma lo spettacolo è anche un inno alla vita, a quella che resta, che ostinatamente persiste, aggrappandosi ai centimetri da saltare, agli animali, ai ricordi, agli affetti. Bravissime le tre attrici: Elsa Bossi è una Lori spezzata dal dolore, Marina Occhionero (sostituita nelle repliche milanesi da Noemi Apuzzo) è un’imprevedibile Iris e Chiara Stoppa, nei panni di Betti, è il cuore dello spettacolo: sospesa tra nevrosi e tenerezza, ossessione e bisogno d’amore, misura il salto della rana come de potesse da lì riparare il passato». Fabrizio Coscia, Il Mattino
«L’abilità di Carrozzeria Orfeo di mettere in scena spettacoli sempre giusti non può essere più considerata una fortunata casualità, a maggior ragione se il registro toccato appare diverso dai precedenti. Politicamente scorretti e urticanti nel rappresentare conflitti interpersonali e sociali, con forme e accenti sempre sulle righe di tagliente sarcasmo e ironia, stavolta Misurare il salto delle rane, si manifesta invece come una sorta di melanconico merry go round fra tre donne di diversa età e background». Stefano de Stefano, Gazzetta del Mezzogiorno, 26/06/2025
Teatro Elfo Puccini, sala Fassbinder, corso Buenos Aires 33, Milano
Orari: martedì /sabato ore 21 | domenica ore 16.30
Biglietteria: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org – whatsapp 333.20.49021
L’articolo è una condivisione del comunicato dell’Ufficio stampa del Teatro Elfo Puccini di Milano)
