Parenti serpenti – Recensione

Teatro Carcano di Milano
dal 9 al 19 maggio 2019
Parenti serpenti
di 
Carmine Amoroso
con 
Lello Arena e con Giorgia Trasselli
e con (in o.a.) 
Raffaele AusielloMarika De Chiara, Andrea de GoyzuetaCarla Ferraro,Serena PisaFabrizio Vona
scene 
Roberto Crema
costumi 
Milla
musiche 
Stag
disegnoluci 
Salvatore Palladino
Regia
 Luciano Melchionna

Produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro in collaborazione con Bon VoyageProduzioni e Festival Teatrale di Borgio Verezzi 2016

Il Teatro Carcano termina la sua stagione teatrale, che quest’anno si è dimostrata particolarmente felice, con una commedia tratta dal film “Parenti serpenti” che Mario Monicelli girò nel 1992 e che ebbe grande successo. La commedia ha per protagonista Lello Arena, ruolo che, nella versione cinematografica, era stato sostenuto da Paolo Panelli, ma ne amplifica molto la parte, diventando il vero protagonista nella versione teatrale, con le sue battute da persona anziana affetta da demenza senile e che si appassiona a inventare oggetti inutili, suscitando le risate del pubblico. Al suo fianco, nella parte della moglie Trieste, troviamo la bravissima Giorgia Trasselli, che ricorda al marito i nomi delle persone che lui non riesce a ricordare e discute in continuazione per farlo tornare alla realtà, quando lui dimentica le cose.

La storia è arcinota e sono poche le variazioni nella trama rispetto a quella del film: la coppia di anziani abita in un paesino dell’Abruzzo e ha quattro figli che vivono in altre città e che raggiungono i genitori ogni anno per festeggiare le festività natalizie nella vecchia casa di famiglia.

La commedia si svolge in due atti: nel primo, si assiste all’arrivo dei figli durante la vigilia di Natale, mentre nel secondo si racconta di quello che accadrà il giorno dopo.

Chi ha visto il film, che contiene diversi luoghi di azione, non riesce a immaginare come si possano rendere in un teatro le diverse scene che costituiscono gli spazi dove avvengono i diversi avvenimenti che accadono in più stanze. Ci è riuscito benissimo Roberto Crema che ha realizzato una grande struttura mobile di due piani, dove il primo di essi è costituito dal tinello in cui vengono approntate la cena della vigilia e il pranzo di Natale e il secondo da un terrazzino, “regno” incontrastato di Lello Arena e dal quale l’attore ogni tanto si affaccia per discutere delle sue invenzioni e per parlare con gli altri personaggi. Tale scenografia costituisce uno dei punti di forza della commedia.

La costruzione in due tempi, tradizione teatrale che va scomparendo, ha questa volta più che mai una ragione di essere, perché costituisce i due momenti fondamentali della stessa: se nel primo atto, dove arrivano i vari figli, si fa la loro conoscenza e si ride molto, specialmente per le battute di Lello Arena, oltre che di tutti gli altri attori (ognuno di essi ha qualcosa da raccontare e le critiche da fare più o meno velatamente da un personaggio all’altro non mancano, ma sono anche esse fonte di risate per gli spettatori), nel secondo atto si attua la parte che, pur non essendo scevra nella nota comica, diventa grottesca, tanto che la commedia acquisisce una tonalità “black”.

Così i personaggi, che nel primo atto si dimostrano premurosi e simpatici, nonostante qualche pettegolezzo fuori posto e battute che chi le pronuncia crede di nascondere la propria acidità nei confronti dell’interlocutore. (Questo caso si evidenzia, per esempio, nei dialoghi che avvengono tra le due cognate), nel secondo atto gli stessi personaggi perdono ogni freno inibitorio fino ad arrivare anche alle mani.

Il regista Luciano Melchionna,  oltre a dirigere con la grande abilità che gli si riconosce, tutti gli ottimi attori, ha avuto modo di inserire delle battute che aggiornano ai tempi nostri la vicenda: così non mancano i riferimenti del crescere dell’indifferenza e dell’egoismo, dimostrazione della diminuzione della solidarietà umana che purtroppo è verificabile in questi ultimi anni. E il fatto che si riesca a ridere di una vicenda che in realtà racconta uno dei più grandi mali della società odierna, quello che tende a svilire sempre più il valore della famiglia ne è l’esempio. Una dimostrazione è il coinvolgere verso la fine il pubblico in una sorta di teatro nel teatro, quasi che ogni attore lo voglia fare complice delle proprie azioni.

Altro simbolo è costituito dal capitone che sfugge dalle diverse mani delle persone che cercano di prenderlo. E ben lo descrive Lello Arena: un essere senza sangue, buono da mangiare ma sfuggente per la sua pelle scivolosa che cerca di scappare: insomma è come una persona che non vuole farsi “prendere” per non far scoprire la sua vera identità.

A parte la bravura di tutto il cast non si può non essere estasiati di fronte alla prestazione di Lello Arena, che racconta la vicenda e dimostra che in fondo la sua memoria non è del tutto sbiadita: insomma i suoi atti di lucidità sono costituiti da parole sagge e purtroppo a volte dolenti. Eccellente interprete sia nel ruolo più comico che in quello più drammatico.

Il pubblico si è divertito molto e al termine della commedia le chiamate sono state veramente tante.

Il Teatro Carcano non poteva terminare la sua stagione 2018/19 in modo migliore!

ORARI: martedì e venerdì ore 19,30 | mercoledì, giovedì e sabato ore 20,30 | domenica ore 16,00
DURATA: 2 ore + intervallo
PREZZI: poltronissima € 34,00 |balconata € 25,00 |over 65 € 22,00/18,00/17,00/14,50 | under 26 € 15,00/13,50
PRENOTAZIONI: 02 55181377 | 02 55181362
PREVENDITE ONLINE: 
www.ticketone.it | www.happyticket.it |www.vivaticket.it

TEATRO CARCANO | corso di Porta Romana, 63 – 20122 Milano
info@teatrocarcano.com | 
www.teatrocarcano.com

Carlo Tomeo: ogni diritto è riservato

Categorie RECENSIONi

Un pensiero riguardo “Parenti serpenti – Recensione

  1. Eccellente recensione della commedia “Parenti serpenti”. Applausi, sig. Tomeo.

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