
© Serena Serrani
Dopo l’esperienza site-specific al Festival dei Due Mondi di Spoleto, lo spettacolo prodotto da ATIR, Nidodiragno/CMC produzioni e Teatro Carcano approda al Teatro Giuditta Pasta, dove due periodi di residenza produttiva hanno accompagnato il lavoro artistico.
Giovedì 22 ottobre, alle 20.45, il pubblico incontra una tragedia antica che interroga il presente.
Ci sono spettacoli che arrivano in teatro quando tutto è pronto. E poi ci sono spettacoli che in teatro trovano anche il tempo e lo spazio per crescere.
Un incontro concreto tra una produzione di rilievo nazionale e un teatro che sceglie di partecipare ai processi creativi, mettendo a disposizione spazi e tempi necessari al lavoro della compagnia. Un modo di intendere la programmazione culturale che non si esaurisce nell’ospitalità dello spettacolo, ma riconosce valore al percorso che lo rende possibile.
Una produzione ATIR, Nidodiragno/CMC produzioni e Teatro Carcano, con la regia di Serena Sinigaglia e un cast di sette attrici: Francesca Ciocchetti, Matilde Facheris, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Sandra Zoccolan e Debora Zuin.
Le Erinni riprendono la parola
Nel terzo e ultimo capitolo dell’Orestea, Eschilo mette in scena un passaggio decisivo: le Erinni, divinità antiche legate alla vendetta e alla giustizia arcaica, vengono trasformate in Eumenidi, figure pacificate e integrate nel nuovo ordine istituito da Atena. Il conflitto non riguarda soltanto la conclusione di una vicenda mitologica: racconta la nascita di un sistema di giustizia, il rapporto tra legge e potere, il passaggio da un ordine fondato sulla forza a un ordine che pretende di governarla.
Serena Sinigaglia rovescia la prospettiva consueta e affida proprio alle Eumenidi il racconto. Sono loro, ormai trasformate, a guardarsi indietro, a interrogare il proprio passato e a cercare di comprendere che cosa sia stato perduto nel passaggio da un principio all’altro.
Che cosa accade quando a raccontare la storia non è chi ha scritto le regole, ma chi ne ha subito le conseguenze?
La domanda attraversa lo spettacolo e raggiunge il presente. Il confronto tra principio maschile e principio femminile non rimane confinato alla mitologia, ma diventa una lente per osservare le strutture politiche e sociali che organizzano le nostre vite, i ruoli che vengono assegnati, le gerarchie che si consolidano e le forme di potere che si presentano come naturali.
Non si tratta di contrapporre semplicemente due mondi, né di trovare nel mito una risposta già scritta. Si tratta, piuttosto, di riaprire le domande: quale idea di giustizia abbiamo ereditato? Chi ha avuto il diritto di definirla? Quali voci sono state messe a tacere perché quell’ordine potesse affermarsi?
La cifra artistica del lavoro è profondamente corale. Le sette interpreti non si limitano a dare corpo a singoli personaggi: costruiscono una presenza collettiva, una memoria che riaffiora attraverso racconti, immagini, tensioni fisiche e frammenti emotivi. Il coro diventa così il dispositivo attraverso cui il mito si riapre e si interroga. Le figure della vicenda emergono da una materia condivisa, come ricordi, sogni e incubi di una comunità che cerca di ricostruire ciò che è accaduto prima della propria trasformazione.
La scrittura scenica si muove tra la forza della tragedia classica e una sensibilità contemporanea, senza ridurre Eschilo a una metafora del presente. È proprio la distanza del mito a permettere di guardare più a fondo le strutture che ci governano: ciò che consideriamo inevitabile, ciò che abbiamo smesso di mettere in discussione, ciò che potrebbe essere pensato diversamente.
L’adattamento drammaturgico di Serena Sinigaglia e Gabriele Scotti, la traduzione dal greco curata da Maddalena Giovannelli e il lavoro sulle scene, sulle luci, sui cori, sul movimento e sul suono concorrono a costruire un linguaggio nel quale la parola teatrale si fa corpo e il corpo diventa luogo di una memoria condivisa.
Il percorso di Eumenidi offre anche l’occasione per mettere a fuoco il ruolo che un teatro può svolgere nella filiera della creazione contemporanea. L’esperienza site-specific al Festival dei Due Mondi di Spoleto ha rappresentato una tappa significativa del progetto. I due periodi di residenza produttiva al Teatro Giuditta Pasta hanno poi consentito alla produzione di proseguire il proprio percorso artistico a Saronno, valorizzando il teatro come luogo di lavoro oltre che di rappresentazione.
È un aspetto che assume un significato particolare per una realtà culturale radicata nel territorio, ma aperta al dialogo con le principali esperienze della scena nazionale. La residenza produttiva non è soltanto una disponibilità logistica: è tempo dedicato alla creazione, possibilità di concentrazione, confronto tra professionalità e sviluppo di un progetto artistico.
Accogliere questo processo significa riconoscere che la qualità di una stagione teatrale si costruisce anche prima che il pubblico entri in sala. Si costruisce attraverso le relazioni tra artisti e istituzioni, attraverso la fiducia reciproca e la capacità di mettere le condizioni per cui un’opera possa continuare a evolversi.
Con Eumenidi, il Teatro Giuditta Pasta rinnova così la propria vocazione a essere un luogo di relazione tra territorio e scena contemporanea, tra programmazione e produzione, tra la dimensione locale e i percorsi nazionali dello spettacolo dal vivo.
Ad accompagnare la serata sarà Oltre il Sipario, l’appuntamento di approfondimento con la critica teatrale Chiara Palumbo, in programma alle ore 19.30 nel foyer del Teatro Giuditta Pasta.
Un momento di introduzione e confronto per avvicinarsi ai temi, al contesto e alle scelte artistiche dello spettacolo, offrendo al pubblico l’occasione di entrare nel vivo del lavoro prima dell’inizio della rappresentazione. Un invito a vivere il teatro anche come luogo di pensiero e dialogo: uno spazio in cui la visione si accompagna all’ascolto, e le domande sollevate dalla scena possono trovare nuove prospettive di lettura.
RADICI: un teatro che custodisce il passato e rende possibile il futuro
Nella stagione RADICI 2026|27, diretta da Andrea Chiodi, Eumenidi porta al centro il rapporto tra memoria e trasformazione. Il mito non viene trattato come un reperto da conservare, ma come una materia viva, capace di restituire al presente le domande che attraversano la storia umana.
È anche in questo senso che il percorso produttivo dello spettacolo incontra il significato della stagione: mettere radici non vuol dire fermarsi, ma creare le condizioni per continuare a crescere. Per un teatro, significa custodire la relazione con la propria comunità e, nello stesso tempo, aprirsi ai processi artistici, alle idee e alle collaborazioni che alimentano la scena nazionale. Il 22 ottobre, a Saronno, il pubblico sarà chiamato a confrontarsi con una domanda che il mito consegna ancora intatta al nostro tempo: è possibile immaginare un ordine diverso, una giustizia capace di riconoscere ciò che è stato escluso e di ripensare le regole che ci governano?
SINOSSI BREVE
Le Erinni sono diventate Eumenidi: le antiche divinità della vendetta sono state pacificate e integrate nel nuovo ordine istituito da Atena. Ma che cosa è accaduto prima della loro trasformazione? E che cosa è andato perduto?
Ispirandosi all’ultimo capitolo dell’Orestea di Eschilo, Serena Sinigaglia affida a sette attrici il compito di raccontare il mito da una prospettiva inedita. Attraverso una scrittura scenica corale, le Eumenidi ripercorrono il proprio passato e interrogano le origini delle regole che governano le società umane.
Il conflitto tra principio maschile e principio femminile diventa una riflessione sul potere, sulla giustizia e sui ruoli che la storia ha costruito e imposto. Un classico che torna a parlarci del presente e della possibilità di immaginare un ordine diverso
SCHEDA SPETTACOLO
EUMENIDI – Tutta, tutta del padre io sono
Stagione RADICI 2026|27 · Rassegna Prosa
Giovedì 22 ottobre 2026 Ore 20.45 · Teatro Giuditta Pasta, Saronno
Ore 19.30 – Oltre il Sipario Incontro con la critica teatrale Chiara Palumbo, nel foyer del Teatro.
Crediti artistici
Ispirato a Eumenidi di Eschilo
Regia: Serena Sinigaglia
Adattamento drammaturgico: Serena Sinigaglia e Gabriele Scotti
Traduzione dal greco: Maddalena Giovannelli e Nicola Fogazzi
Con Francesca Ciocchetti, Matilde Facheris, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Sandra Zoccolan, Debora Zuin
Scene: Maria Spazzi
Costumi: Emanuela Dall’Aglio
Luci: Alessandro Verazzi
Cori: Francesca Della Monica
Coreografia e training fisico: Alessio Maria Romano
Sound design e musiche: Lorenzo Crippa
Assistente alla regia: Elena Riccardi
Assistente alle scene: Paola Grandi
Assistente ai costumi: Ilaria Strozzi
Assistente al training fisico: Stefano Carenza
Sartoria: Anna Gaiti e Ludovica Gavioli
Fotografie: Serena Serrani
Produzione: ATIR, Nidodiragno/CMC produzioni e Teatro Carcano.
.