“Intelletto d’amore – Dante e le donne” al Teatro Carcano – Recensione

Scritto da Lella Costa insieme a Gabriele Vacis nel 2021 in occasione del settecentesimo anniversario della morte di Dante Aligheri, lo spettacolo è ripreso a distanza di cinque anni sul palcoscenico del Teatro Carcano dove resterà in scena fino a domenica 18 ottobre. L’attrice ne ricorda la genesi e non nasconde lo stupore per il fatto che esso ebbe vita breve, forse perché in quel periodo non si era ancora del tutto usciti dall’epidemia del covid.

Il suo spettacolo parla naturalmente di Dante che lei ama nominare “il Sommo Poeta”, il comune appellativo con il quale viene più spesso ricordato, e ne inquadra la figura attraverso quattro donne che incrociarono fisicamente o per immagine la sua vita. Fil rouge della pièce è l’amore, come da titolo, visto nelle sue diverse sfaccettature e a parlarle sono proprio quelle quattro donne, la prima delle quali è la moglie Gemma Donati scarsamente nominata quando si descrive la vita del poeta e per questo pronta a rivendicare la sua importanza se non altro perché, come non esita ad ammettere, è stata una sorta di suggeritrice della scrittura della Commedia.

Con fare divertito e divertente ricco di toni ironici, la descrizione dei personaggi da parte dell’attrice apre il discorso sul quale si fonda la tesi che a ispirare i versi del poeta siano state le donne, perché solo queste possono essere naturali depositarie dell’intelletto d’amore. Così, dopo il discorso di Gemma Donati, che nel citare l’amore platonico del marito per Beatrice, non esita a definire l’uomo “il sommo bischero”, si apre il campo a Francesca da Rimini che il poeta aveva collocato nel quinto canto dell’Inferno.

Francesca narra la vicenda che forse è la più famosa di tutta la Commedia, almeno, come sostiene la Costa, quella più amata dalle donne perché solo queste sono in grado di comprendere la profondità del sentimento. Qui l’amore non è di natura platonica ma è passione che tutto travolge e non può che essere consumato. Dante, tuttavia, da moralista severo, non ne riconosce il valore. Francesca, nel suo accento emiliano, ripete i versi che il poeta le ha messo in bocca ma si dichiara felice della situazione che la vede fisicamente avvinghiata al suo “Paolino” per l’eternità nel fuoco, non solo reale, dell’inferno.

Ma se Francesca viene punita insieme al suo amante nel cerchio dei lussuriosi, più pesante è il destino che Dante riserva a Taide, personaggio dell’Eunuchus di Terenzio, collocata nel girone degli adulatori descritto nel XVIII canto. Quella collocazione, secondo l’attrice, è ingiusta perché Taide aveva solo finto di gradire il dono di una giovane fattagli da Gnatone per salvarla dalle grinfie del donatore e non per adularlo semplicemente. Lella Costa riscatta la figura di Taide sottolineando come questa non fosse una prostituta ma un’etera, donna di compagnia, colta, assimilabile alle attuali geishe giapponesi. Quella che appariva come un’adulazione era in realtà un atto di coraggio usato per proteggere una compagna dalla schiavitù. Una sorta di femminismo ante litteram.

E infine l’attrice racconta di Beatrice, primo amore di Dante da lui conosciuta quando entrambi avevano nove anni e della quale il poeta parla ne La Vita Nova di cui sono recitati con intensità alcuni versi. Da qui il monologo si allarga al concetto del primo amore, quello che nella vita forse non si scorda mai. Lella Costa si mostra convinta di questo concetto e lancia in sala a luci accese una simbolica sfida al pubblico quasi a chiedere conferma della sua idea: “Alzi la mano chi ha sposato il primo amore” e qualcuno le risponde.

Quello raccontato da Lella Costa è un Dante in buona parte inedito perché disvela tratti della sua vita non conosciuti ai più e corrispondenti in parte a fatti storici documentati e in parte a un testo che fa della suggestione narrativa una sua verosimiglianza resa ancora più marcata quando si fanno riferimenti più o meno velati al contemporaneo.

Una recitazione in cui l’attrice non smentisce il suo stile che si distingue per le doti affabulatorie e la capacità di entrare nei quattro personaggi passando velocemente dall’una all’altra a un ritmo veloce in un’ora e mezza di spettacolo di cui non si sente la durata essendo così appassionante da annullare lo scorrere del tempo. All’eloquio di natura puramente narrativo si alternano, a valorizzare ancora di più lo spettacolo, la parte recitante i versi delle opere che suscitano applausi a scena aperta e la diffusione di alcune canzoni contemporanee scelte per fare da congruo leitmotiv ai vari passaggi.

Molto affascinante la scena costituita da un fondale prevalentemente azzurro che modifica la sua colorazione più volte in sintonia con i versi recitati e da vari leggii avvolti da filari luminosi e disseminati lungo tutto il palcoscenico. Ne è bravo autore Roberto Tarasco. Pregevole come sempre la preziosa regia di Gabriele Vacis.

Lungamente applaudito lo spettacolo, resterà in scena questa sera alle 20,30 e domani alle 16,30. In calce all’articolo i crediti e le modalità di acquisto biglietti.

Visto il giorno 16 ottobre 2026

(Carlo Tomeo)

Dal 15 al 18 ottobre 2026
INTELLETTO D’AMORE – Dante e le donne
scritto da Gabriele Vacis e Lella Costa
con Lella Costa
regia Gabriele Vacis
scenofonia e luminismi Roberto Tarasco
prodotto da Teatro Carcano

Categorie RECENSIONI

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