
© Valerio Iglio
Dopo il lusinghiero successo riscosso nella passata stagione, quando fu rappresentata in tempi diversi e in altrettanti teatri differenti, è riproposta al Teatro Martinitt fino al 18 ottobre la commedia “Beyond Therapy”, ora intitolata “Terapia di gruppo” anche perché più confacente a quanto avviene in scena particolarmente nell’ultimo quadro. La commedia, scritta da Christopher Durang nel 1981, è stata per molto tempo un successo di Broadway e nel 1987 si avvalse anche di una versione cinematografica diretta da Robert Altman, protagonisti Julie Hagerty e Jeff Goldblum. La versione qui presentata è un adattamento di Arturo Di Tullio, che ne cura anche la regia.
I protagonisti sono Prudence (Monica Faggiani), una donna con alle spalle una serie di relazioni sbagliate o insoddisfacenti che però non ha rinunciato a cercare ancora qualcuno con cui costruire un rapporto, e Bruce (Enrico Ballardini), un uomo emotivo dalle lacrime facili che, nonostante sia fidanzato con un uomo, si definisce bisessuale, ed è desideroso di appagare anche il desiderio di legarsi a una donna per realizzare il sogno di mettere su una famiglia tradizionale. Consigliato dalla sua analista Charlotte (Elizabeth Annable), Bruce decide di mettere un annuncio al quale risponde proprio Prudence. L’incontro avviene in un ristorante e qui, nonostante l’esternazione di entrambi di trovare “qualcuno che si occupi di me” come nella famosa canzone, finiscono per discutere animatamente e si salutano in malo modo.
Su suggerimento della sua analista, Bruce pubblica un secondo annuncio e, nella speranza di avere maggiore successo, si descrive diversamente. Prudence, attratta dalla lusinghiera descrizione che l’uomo ha fatto della sua persona, risponde anche a questo annuncio e si presenta nel luogo scelto per l’appuntamento che è lo stesso ristorante del primo incontro. Sorpresi di ritrovarsi in una situazione simile alla precedente, iniziano un battibecco che però poi apre uno spazio al dialogo in cui entrambi sentono di poter verificare la possibilità di raggiungere un’intesa. Iniziano così a frequentarsi ma, dopo gli iniziali incontri appaganti, sorgono le prime difficoltà rappresentate dalle gelosia di Bob (Daniele Cauduro), il compagno geloso di Bruce, e da Stuart (Arturo di Tullio), l’analista di Prudence, un uomo egocentrico, che aveva avuto anche una fugace storia con lei e che desidera continuare a frequentarla.
Commedia brillante dai dialoghi molto divertenti, nata come una critica feroce alle terapie di analisi diventate di gran moda nel ceto medio americano intorno dagli anni ’80 e spesso condotte non solo da professionisti ma anche da ciarlatani. Non a caso, infatti, quando Bob si vede costretto ad andare in analisi da Charlotte, nel vederla confusa e instabile, le chiede di mostragli la laurea. Quella medesima critica è tuttora riconducibile alla società attuale dove è viva la ricerca verso rimedi anche improvvisati per guarire fragilità, ansie e insicurezze. Una società fatta di individui in cui certezza e normalità sono parole labili, tanto che verso la fine è ancora l’omosessuale Bob a dire “Qui sono rimasto solo io a essere normale”.
In un’unica scena minimale disegnata da Viviana Martin, la commedia si sviluppa in una serie di episodi che vedono i personaggi in quattro ambienti diversi, tutti ottenuti tramite un veloce scambio di sedie svolto al buio dagli stessi attori: il ristorante dove avvengono i vari incontri, gli studi dei due analisti, il soggiorno della casa di Bruce e Bob. In questi spazi agiscono con padronanza i sei artisti molto affiatati anche grazie a esperienze acquisite in altri lavori in cui si sono cimentati insieme.
Monica Faggiani è Prudence, una donna che nasconde negli atteggiamenti volitivi e sprezzanti le proprie fragilità. Qui l’attrice sventaglia tutte le capacità recitative delle quali è dotata e che vanno dalle parti declamatorie dalle molteplici sfumature nelle tonalità a quelle della mimica del corpo e delle espressioni visive.
Enrico Ballardini interpreta in modo esemplare un Bruce che si distingue per un carattere che unisce l’emotività al desiderio gioioso di assecondare le spinte dei sensi, costi quel che costi. Eccellente anche come cantante e ballerino sia pure in scene brevi, quali richieste dalla vicenda.
Arturo Di Tullio indossa alla perfezione il ruolo dello psicanalista maschilista che si compiace delle proprie capacità amatorie salvo cadere in crisi tutte le volte in cui Prudence gli ricorda che quelle capacità sono tutt’altro che ammirevoli.
Deliziosa la Charlotte Wallace di Elizabeth Annable. È allegra, spumeggiante, con il suo linguaggio brioso, felicemente immersa nelle schede dei pazienti che lei, a causa di difficoltà mnemonici per il calo di zuccheri, chiama paperi. Abbracciata al suo pupazzo Snoopy, è brava e solerte dispensatrice di consigli tanto che, malgrado le apparenze, si rivela più saggia di quanto sembrerebbe.
Daniele Cauduro interpreta il ruolo dello stereotipo dell’omosessuale che forse cala un po’ la mano in certi passaggi, come quando fa la vittima e minaccia di andare a suicidarsi (e qui il richiamo al personaggio di Albin del film La cage au folles è molto forte). Occorre precisare in tal senso che non mancano due citazioni a film in cui si affronta una tematica gay, come Domenica maledetta domenica”, o il ruolo di uomini en travesti come A qualcuno piace caldo. E, per restare nel campo cinematografico, viene più volte chiamata in causa anche Mae West, appellativo che viene dato alla madre di Bob che incombe con le telefonate e canta l’Habanera della Carmen o imita la Callas in Vissi d’arte. L’interpretazione di Cauduro rende meglio nelle scene successive quando il suo personaggio prende una posizione più netta nei confronti di Bruce.
Francesco Di Tullio è l’efficace giovane cameriere fresco di penitenziario, preoccupato più a parlare della sua famiglia, tra cui il nonno, che a esercitare il suo mestiere. La sua figura è quella di un personaggio simpaticamente surreale, così come lo è tutta la commedia che sotto diversi aspetti rasenta un testo alla Beckett, autore peraltro citato non a caso da Bruce in un momento della pièce.
L’accurata regia di Arturo Di Tullio rende l’azione molto dinamica, man mano che la vicenda prosegue, e acquisisce sempre più ritmo in un crescendo che specialmente nel prefinale diventa una sorta di godibile pochade. Il secondo tempo in particolare scorre con maggiore fluidità anche perché la vicenda si arricchisce di novità fino alla sorpresa finale che a ben guardare non è così prevedibile.
La commedia ha riportato alla prima un’ottima accoglienza di pubblico e resterà in replica fino al 18 ottobre. In calce all’articolo i crediti e le info per vendita biglietti.
Vista il giorno 15 ottobre 2027
(Carlo Tomeo)
TEATRO / CINEMA MARTINITT
Dal 15 al 18 ottobre
Altaluce presenta TERAPIA DI GRUPPO di Christopher Durang – regia e adattamento Arturo Di Tullio con Monica Faggiani, Arturo Di Tullio, Enrico Ballardini, Elizabeth Annable, Daniele Cauduro e la partecipazione straordinaria di Francesco Di Tullio (protagonista della serie Mare Fuori) – luci e scene Viviana Martin
ORARIO SPETTACOLI: Dal giovedì al sabato ore 21 – Domenica ore 18
PREZZI SPETTACOLO (inclusa prevendita): Platea € 26 – Galleria € 22
Per informazioni e acquisto biglietti: TEATRO/CINEMA MARTINITT Via Pitteri 58, Milano.
www.teatromartinitt.it Telefono 02/36580010, Whatsapp 338.8663577, info@teatromartinitt.it