
© Davide Del Grosso
dal 22 giugno al 4 luglio 2026
ENRICO IV A SPARIRE
testo e regia Davide del Grosso
con Pietro De Pascalis e Marco Oliva
suono Lemmo
scene Dino Serra
disegno luci Fulvio Melli
staff tecnico Stefano Lattanzio
responsabile di produzione Susanna Russo
produzione Manifatture Teatrali Milanesi
Un uomo cade da cavallo. O forse inciampa nel suo tempo. Da quel momento, qualcosa si incrina: nella mente, nella realtà, nella memoria. Questo, in estrema sintesi, quello che Pirandello propone nel suo capolavoro.
Enrico IV fino a sparire, prende le mosse dal classico per approdare ad una scrittura originale. Non un aggiornamento del testo, ma una drammaturgia contemporanea fondata sulla struttura tematica pirandelliana. Un’indagine sui confini tra illusione e realtà, identità e ruolo, presenza e sparizione. Ma soprattutto sul quel senso di rivolta e rassegnazione che ci assale davanti allo scorrere del tempo e su che cosa possa accadere proprio alla nostra percezione del tempo quando una caduta, un trauma, la sconvolge.
In una stanza sospesa – una cucina, un teatro o una sala del trono – stanno due coinquilini, Mattia ed Enrico, abbigliamento e modi forzatamente giovanili su corpi ormai invecchiati. Sembrano vivere come studenti che condividono la stessa stanza, la stessa giovinezza e gli stessi desideri. Mattia è immerso nella memorizzazione dell’Enrico IV di Luigi Pirandello. Ha un provino, proprio oggi. Enrico invece cerca di distrarlo, di dissuaderlo, molto più preoccupato dal fatto che in casa è finito il latte. Da vent’anni.
Il giorno del provino sembra ripetersi sempre uguale, in un oggi eterno dove i due sono incastrati e nel quale il testo di Pirandello entra ed esce in modo quasi involontario, a sottolineare quanto sia assurdo pensare di avere il controllo sulla propria vita, sul proprio tempo e sui propri spettri interiori.
Note di regia
La temporalità del trauma, ovvero lo sconvolgimento della percezione del tempo in seguito ad un evento drammatico, relega chi la vive in una condizione dove il passato collassa continuamente sul presente, soffocandolo e precludendo qualsiasi possibilità di vedere il futuro. Ho cercato di raccontare questa condizione in cui è intrappolato il protagonista, Mattia, lavorando su degli elementi di ripetizione a livello sonoro e visivo, che puntassero ad una sensazione di loop. Se da una parte però era necessario rappresentare la reiterazione, come se la persona coinvolta vivesse eternamente lo stesso giorno che è quello del suo trauma, era però parallelamente importante sottolineare che la sua vita nel frattempo continua a scorrere. Che la sua struttura fisica e mentale si deteriora. Invecchia. Mentre infatti Mattia è incastrato nel suo trauma il tempo non concede sconti e scorre ugualmente. Per questo la scena è riempita di scricchiolii, cedimenti, ruggine, polvere. Perché la vita continua e si sfalda, come sa bene il protagonista di Enrico IV di Pirandello quando rileva con orrore il cambio di colore dei suoi capelli. Visivamente Mattia è incastrato in una cucina-casa-sala del trono, non può uscire dalla sua visione fantasmatica e ossessiva. Sulla scena il telaio della stanza, come uno scheletro resistente, è il perimetro dal quale il protagonista non può fisicamente uscire. Una stanza che diventa una gabbia. Un spazio sospeso nel mezzo del palco, i cui dintorni si perdono nel buio. Enrico, invece, il coinquilino, dà un’idea di maggior mobilità e può fluttuare nello spazio intorno alla stanza, prendendosi anche la libertà di passare attraverso i muri. Come fanno gli spettri. La polvere e la sabbia che cadono dappertutto, dai pensili, dai corpi, dalle tazze, oltre a riportare all’ambito dell’invecchiamento rievocano un altro termine caro al mio lavoro: l’archeologia del quotidiano. Come se nel momento in cui la mente mitizza e cristallizza un momento passato della nostra vita quello rimanesse immobile, definito nei suoi dettagli e allo stesso tempo seppellito dal tempo. La cucina dove i due si muovono ha in questo senso elementi realistici, anche pop, come la confezione delle Gocciole e la vecchia radiosveglia. Ma questi sono come corpi sepolti dalla polvere, come in uno scavo archeologico. Il testo originale di Pirandello, che ritorna puntellando tutta l’opera, passa ad essere una fonte citata ad alta voce, come da un attore durante la memorizzazione, ad un detto intimo, confessionale, confuso ormai indelebilmente con i pensieri del protagonista. Ho cercato volontariamente di giocare a confondere i due interpreti e i due personaggi, come se in alcuni momenti potessimo sovrapporli o non essere certi di quale sia il volto dell’uno o dell’altro. Davide del Grosso
Teatro Litta
da lunedì a sabato ore 20.30 – domenica riposo
intero € 30,00 – convenzioni € 24,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) € 24,00 – Under 30 e Over 65 € 17,00 – Università € 17,00 – scuole di Teatro € 19,00 – scuole civiche Fondazione Milano, Piccolo Teatro, La Scala e Filodrammatici € 11,00 – Scuole MTM € 10,00 – ridotto DVA € 15,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO
durata: 70 minuti
MTM per l’accessibilità
Lo spettacolo è accessibile a persone con deficit uditivo attraverso la app Listen WiFi, scaricabile gratuitamente. Collega allo smartphone i tuoi auricolari, protesi acustica o impianto cocleare
Info e prenotazioni biglietteria@mtmteatro.it – 02.86.45.45.45
Biglietti sono acquistabili sul sito www.biglietti.mtmteatro.it e sul sito e punti vendita Vivaticket.
I biglietti prenotati vanno ritirati nei giorni precedenti negli orari di prevendita e la domenica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
(L’articolo è una condivisione del comunicato stampa di MTM Manifatture Teatrali Milanesi)