“Quentin Crisp. La Speranza è nuda” al Teatro Elfo Puccini | sala Bausch – Recensione

© Laila Pozzo

Dopo quattro anni dalla prima rappresentazione, Luca Toracca torna a indossare i panni dello scrittore britannico Quentin Crisp vissuto nel ‘900 e considerato un’icona del mondo gay dopo essere diventato famoso negli anni ’70 a seguito della pubblicazione delle sue memorie nel libro “The Naked Civil Servant”. Il testo oggetto del monologo è “La speranza è nuda” scritto da Mark Farrelly, tradotto da Matteo Colombo e curato da Ferdinando Bruni.

La scena costituita da un unico ambiente ricalca quello che sarebbe potuto essere l’abitazione del protagonista: un monolocale che somiglia a un camerino teatrale dove troneggiano un divano e un tavolino-specchiera immersi in un bric-à-brac fatto di oggetti disparati di varie entità e multicolorati, quasi un simbolo dello sfrontato esibizionismo del personaggio. A dominare il tutto è la polvere. Nessun problema, assicura il protagonista nel momento della sua entrata in scena: “la polvere non peggiora più dopo i primi quattro anni” e lancia per aria, come si conviene alla sua persona, una manciata di brillantini, quasi un omaggio a Elizabeth Arden, a dimostrazione che per lui anche la polvere è preziosa perché brilla di luce propria.

Quentin si presenta e inizia a narrare di sé. Episodi che partono da quelli famigliari e dall’età scolare dove subiva lo scherno dei compagni a causa della sua effeminatezza. Aveva capito subito peraltro quelle che erano le sue preferenze in campo sessuale e con esse la difficoltà di soddisfarle perché l’attrazione era diretta verso l’uomo che però, nel momento in cui gli si concedeva, idealmente veniva meno alla sua entità fisica di maschio. Considera che questo è il vero dramma dell’omosessuale effeminato che fa parte di “una minoranza di una minoranza”.

Ammette che lui era nato infelice. Forse lo era già nella pancia della madre quando era ancora un feto. Nel momento in cui “venne fuori” sarebbe volentieri tornato indietro ma purtroppo “non erano possibili i resi per i neonati”.

A vent’anni lasciò la famiglia e si trasferì in un piccolo monolocale al centro di Londra. Non aveva un lavoro “Io sono nato pensionato” dichiara tra il serio e il faceto e quindi il denaro scarseggiava. Aveva scoperto che in farmacia era possibile acquistare una polverina dal sapore simile a quello della colla della carta di parati ma, essendo proteica e a buon mercato, l’acquistava per nutrirsi. Per un po’ si dette alla prostituzione, e qui spiega come in realtà la professione è meno biasimevole di tante altre, poi lavorò come modello in una scuola d’arte.

Ma il bello era uscire di notte per le strade mal frequentate di Soho per visitare i locali notturni e dove “Potevi farti tagliare la gola con una certa frequenza”. Del resto era abituato a “trafficare” con la disperazione. “Se uno non soffre come fa a sapere di essere vivo?” e, per difendersi dalle molestie e dai maltrattamenti della polizia si era costruito il kit di sopravvivenza dove l’altroguancialismo non pagava: “Se non vuoi batterti, unisciti a loro e, se non riesci, piegati”.

Con l’arrivo della guerra cercò di allearsi ma il sergente al quale aveva rivolto domanda lo respinse malamente. Sul foglio del rifiuto era riportata la scritta “Non idoneo perché addetto a perversione”. Eppure ammette che quello fu il periodo più dissoluto della sua vita grazie all’arrivo degli alleati americani che non gli risparmiarono i piaceri del sesso. Fu solo più tardi, con il passare degli anni, che capì che il cavallo di un uomo è meno interessante da guardare rispetto agli occhi di un bel ragazzo.

Le cose migliorarono nella seconda parte della sua vita quando diventò il protagonista di un cortometraggio in cui narrava di sé e quindi, a seguito del successo del libro “The Naked Civil Servant”, di una serie di monologhi divertenti ispirati alle sue memorie. Questo gli assicurò il successo convalidato anche da una tournée in USA dove si trasferì per restarvi fino all’ultimo decennio degli anni ’90, per poi tornare in Gran Bretagna dove mosì all’età di novant’anni.

Luca Toracca affronta la rappresentazione con piglio deciso accompagnandola da un profluvio di frasi che hanno il colore di saporosi aforismi e di esilaranti e paradossali sentenze che accostano la sua figura a quella di Oscar Wilde. Durante la narrazione si muove sulla scena con i leggeri passi di un danzatore e arriva a scherzare su stesso quando viene diffuso un breve frammento della morte del cigno di Chajkovskij che lui chiama con ironia “La danza del salmone morente”. La sua voce alterna il falsetto a accenti più decisi a seconda dell’argomento narrato e, accanto a una forma mista di comicità e ironia, applica allo sguardo una nota di tristezza, elementi tipici della psicologia di un personaggio che ha voluto vivere fino in fondo la sua natura anche al costo di sofferenze.

In una seconda parte, come avveniva negli show di Crisp, invita una persona del pubblico a salire sul palcoscenico per farsi porre domande che erano state scritte su un foglio alle quali lui fornisce risposte esilaranti nel loro nonsense tipiche del personaggio Crisp. “Il mestiere dell’essere è la nostra vera vocazione” è la morale del monologo e infatti il senso finale è racchiuso nella frase “Io non so immaginare qualcuno che alla fine dei suoi giorni non può dire di essere stato se stesso”. E allora ben venga il suggerimento di essere anche “mostruosamente sopra le righe quando ci stiamo avvicinando al capolinea della vita”.

Il monologo, in cui Luca Toracca è stato applaudito a lungo e meritatamente, sarà in scena fino al 19 giugno. In calce all’articolo sono riportati i crediti e le INFO per acquisto biglietti.

Visto il giorno 6 giugno 2026

(Carlo Tomeo)

Teatro Elfo Puccini | sala Bausch: 3/19 giugno 2026

Quentin Crisp. La speranza è nuda di Mark Farrelly – traduzione di Matteo Colombo – con Luca Toracca – a cura di Ferdinando Bruni – luci e suono Roberta Faiolo e Lorenzo Crippa – assistente scene e costumi Roberta Monopoli – assistente alla regia Alessandro Frigerio – produzione Teatro dell’Elfo

Teatro Elfo Puccini, sala Bausch, corso Buenos Aires 33, Milano

Orari: lunedì/venerdì ore 19.30 | sabato ore 21.00 | domenica 7 giugno ore 16.00, domenica 14 giugno riposo

Biglietteria: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org – whatsapp 333.20.49021

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