
© Asia Ludovica Serpe
Una commedia che vede protagonisti una coppia di ex coniugi ora separata di fatto. Lei è Costanza (Lucia Vasini), una donna che, nell’approssimarsi della grande età, si appresta a vivere gli anni che vede davanti a sé secondo la sua indole passionale e sognatrice. Ha ereditato dal padre, un ex partigiano-comunista-giocatore in borsa, un ex convento collocato in un paesino isolato e ha deciso di adibirlo, una volta ristrutturato, a una comune, come quelle in cui lei aveva vissuto da giovane nei lontani anni ’70 dove si viveva con pochissimi comfort ma in un’armonia di gruppo. In questa comune ospiterebbe persone della sua età, vecchi e nuovi amici, ma non per vivere in una sorta di rimpianto per i tempi trascorsi della giovinezza ma per dare un senso alla loro vita attuale che appartiene a un tempo ormai diverso, quello chiamato “terzo”, che rappresenta l’inizio di un nuovo corso dell’esistenza. Per questo convoca l’ex marito Domenico (Paolo Hendel) pensando di coinvolgerlo nell’iniziativa. L’uomo, però, è fatto di tutt’altra pasta: è pragmatico, vive il presente con uno spirito giovanile ben lontano dalla propria età anagrafica e soprattutto ama la vita cittadina. Fin dal giorno del suo arrivo si lamenta infatti per il disagio incontrato nel viaggio a cominciare dai trecento gradini del ponte che ha dovuto affrontare con in mano una pesante borsa piena di libri.
È questo l’inizio della commedia presente al Teatro Franco Parenti in prima nazionale ispirata all’omonimo romanzo di Lidia Ravera che ha curato la drammaturgia insieme a Emanuela Giordano che si è occupata anche della regia e del disegno luci. Sul palcoscenico insieme ai due protagonisti Marco Mavaracchio, nel ruolo del figlio, uno scrittore in crisi creativa che torna a casa dagli Stati Uniti dove ha lasciato la moglie che aveva sposato per prendere la cittadinanza americana, e Viola Lucio, nella parte di Dolores, donna di servizio spagnola che vive nell’ex convento con il figlio Pablito.
La vicenda si sviluppa prevalentemente in colloqui improntati su incontri/scontri tra Costanza e Domenico dove lei cerca di fare apparire vincente la sua idea mentre lui pensa di smorzarle gli entusiasmi. Il tutto avviene specialmente al ristorante frequentato tutti i martedì dove si danno appuntamento e tra un pasto e l’altro, molto calorico e proteico quello di lui e più leggero quello di lei, si confrontano senza raggiungere risultati. Le cose cambiano con l’arrivo inaspettato del figlio che sarà causa di una rivelazione che porterà una novità che sconvolgerà la madre. Alla fine quello che emergerà è che l’amore vero non si estingue, al massimo si trasforma in intensità o si sublima come testimoniano i due inginocchiatoi che assumeranno la funzione di comodini.
Più che nel rassicurante finale tutt’altro che imprevedibile, la vicenda si basa su un testo che sa fondere ironia e malinconia in un tutt’uno armonico dove il ruolo fondamentale è sostenuto dalle gag spesso paradossali che formano dialoghi briosi e dinamici in cui i mattatori Lucia Vasini e Paolo Hendel danno il meglio della loro arte recitativa specialmente in un paio di scene di teatro nel teatro quando lui finge di non essere in grado di ricordare un paio di battute causa vuoto di memoria e lei lo riconduce sul binario corretto del copione. E la cosa è stata molto apprezzata con molti applausi dagli spettatori, parte dei quali si sono probabilmente posta la domanda se il tutto fosse stato programmato o se si fosse trattato di un “incidente” reale. Ottimamente integrati nella messa in scena gli altri due artisti nei ruoli secondari con particolare plauso a Viola Lucio per la naturale vivacità fornita al suo personaggio.
La commedia fa parte della Rassegna La Grande Età, insieme consolidando la collaborazione tra il Teatro Franco Parenti e la Fondazione Ravasi Garzanti, realtà milanese che si occupa di migliorare le condizioni di vita delle persone anziane e sensibilizzare cittadini e istituzioni sul tema della longevità.
Repliche fino a domenica 7 giugno. In calce all’articolo, i crediti
Vista il giorno 2 giugno 2026
(Carlo Tomeo)
TERZO TEMPO di Lidia Ravera
liberamente ispirato all’omonimo romanzo Ed. Bompiani
drammaturgia Lidia Ravera e Emanuela Giordano
regia e luci Emanuela Giordano
con Lucia Vasini, Paolo Hendel, Viola Lucio, Marco Mavaracchio
scene Stefano Zullo
costumi realizzati da Simona Dondoni – sartoria del Teatro Franco Parenti
musiche Tommaso di Giulio e Leonardo Ceccarelli
produzione Teatro Franco Parenti in coproduzione con Agidi, in collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi