
© Laila Pozzo
3 > 19 giugno | sala Bausch
Quentin Crisp
La Speranza è nuda
di Mark Farrelly, traduzione Matteo Colombo
a cura di Ferdinando Bruni
con Luca Toracca
luci e suono Roberta Faiolo e Lorenzo Crippa
assistente scene e costumi Roberta Monopoli
produzione Teatro dell’Elfo
Luca Toracca torna protagonista di un emozionante e irriverente monologo, a quattro anni dal debutto. Scritto dal drammaturgo e autore inglese Mark Farrelly (che lo ha anche portato in scena), il testo è dedicato a Quentin Crisp, icona gay nel mondo anglosassone.
La vita di Quentin Crisp comincia con una difficile giovinezza in cui per vivere si deve prostituire o, ben che vada, posare nudo nelle scuole d’arte. Deriso continuamente per il suo essere effeminato, Crisp viene ripetutamente molestato dalla polizia, insultato o, peggio ancora, picchiato. Proprio per difendersi da questa dolorosa situazione si costruisce nel corso degli anni una corazza fatta di intelligenza e di irresistibile distacco ironico.
Arrestato per adescamento, si difende così: «Vostro onore, io non mi spingo agli estremi. Ci vivo. Mi vesto e vivo in modo tale che tutto il mondo capisca che sono omosessuale, e questo mi separa dal resto dell’umanità, anziché facilitarmi… A me il sesso illecito non interessa, anche perché guardare il cavallo dei pantaloni di un uomo, dopo un po’ diventa perfino più noioso che guardarlo negli occhi…».
Come lui stesso ammette, non ha nessun talento se non quello di essere se stesso, ma la sua personalità e il suo acume sono più che sufficienti a renderlo ben presto noto anche al di fuori della cerchia ristretta dei locali gay. Alla repressione e alle aggressioni reagisce con le sue mises fiammeggianti, i suoi trucchi, le sue clamorose pettinature: tutto il mondo deve sapere che è omosessuale, anche se a qualcuno che gli chiede se la sua è una omosessualità praticata risponde: «Che bisogno c’è? Sono già perfetto così».
Quentin Crisp diventa famoso presso il grande pubblico grazie alla brillante interpretazione che ne dà John Hurt nel 1975 in un film per la televisione. «Come Quentin Crisp è molto più credibile lui di me», è il suo commento. Nel 1991 interpreta il ruolo della Regina Elisabetta I nel film Orlando di Sally Potter e incuriosisce un pubblico ancora più vasto. In tarda età emigra negli Stati Uniti (la canzone di Sting Englishman in New York è ispirata a lui), dove diventa un mito rispettato per il suo coraggio, la sua onestà e la sua intelligenza che sfoggia in serate e monologhi che al pubblico italiano potrebbero ricordare gli indimenticabili bis di Paolo Poli. Vive in povertà a Manhattan in un monolocale cadente e muore all’età di 91 anni. A chi gli chiede a cosa attribuisce la sua longevità risponde: «sfortuna».
Mark Farrelly in La speranza è nuda costruisce un monologo in due parti che attinge a piene mani da un repertorio di aforismi e paradossi degni di Oscar Wilde. Nella prima parte racconta gli anni difficili di Londra, nella seconda parte riproduce uno degli irresistibili one-man-show in cui Crisp si esibiva a New York.
Luca Toracca, attore dotato di ironia, curiosità per la vita e abilità trasformistiche è l’interprete perfetto per farci conoscere questo personaggio sorprendente, inedito e soavemente rivoluzionario.
Dalla rassegna stampa
Parrucche, boa di piume e una stanza traboccante di oggetti della memoria in cui regnano diverse tonalità di rosso e tanta stravaganza. Siamo a Londra, più precisamente al primo piano del 129 di Beaufort Street, nell’appartamento di Quentin Crisp che – interpretato con verve da Luca Toracca – ci invita a entrare nella sua casa e nella sua storia. (…) Con ironia, estro ed inventiva, Luca Toracca ci fa conoscere il complesso, ma esemplare percorso della sua vita. Martina Bruno, ateatro.org
A interpretarlo non poteva essere che Luca Toracca, colonna storica del teatro dell’Elfo, indimenticabile nei corrosivi monologhi di Alan Bennett in un paio dei quali appare en travesti nelle vesti di un’arzilla ottuagenaria o in quelli della moglie di un vicario in cerca di soddisfazioni erotiche. Al di là dell’innegabile mestiere, la sua immedesimazione nell’autentico Crisp è davvero totale e l’adrenalinica performance suscita nello spettatore un’emozionante empatia: allusivo, malizioso e irriverente in tema di sesso, fremente nel ricordo dei soprusi e angherie subite, ironico e disponibile, come nella seconda parte degli one man show di Quentin, a rispondere alle domande scritte su bigliettini dal pubblico invitato a interagire con lui sulla scena. Mario Cervio Gualersi, Pride magazine
Teatro Elfo Puccini, sala Bausch, corso Buenos Aires 33, Milano
Orari: lunedì/venerdì ore 19.30 | sabato ore 21.00 | domenica 7 giugno ore 16.00, domenica 14 giugno riposo
Biglietteria: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org – whatsapp 333.20.49021
(L’articolo è una condivisione del comunicato stampa del Teatro Elfo Puccini di Milano)