“Oracle” al Piccolo Teatro Strehler – Recensione

© Marko Rass

È tornato a Milano nell’ambito del Festival Internazionale Presente Indicativo, che quest’anno ha assunto il nome di Crocevia, Łukasz Twarkowski, il regista teatrale polacco e artista di performance multimediali noto per integrare le arti visive con il teatro. Due anni fa lo avevamo ammirato in un suo precedente spettacolo, Rohtko, imperniato sulla vita del celebre pittore lituano di adozione statunitense. Quest’anno il suo spettacolo, che ha debuttato in prima mondiale il 28 agosto 2025 al Daile Theatre di Lettonia, esplora la vita di Alan Turing, il matematico inglese che nel 1941 prestò servizio presso Bletchley Park, il principale centro britannico di crittoanalisi, dove decifrò insieme al suo gruppo il codice Enigma, un sistema di cifratura elettromeccanico usato dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, e che, una volta decodificato, permise la caduta della Germania nazista sanzionando la fine della guerra.

Alan Turing, considerato il pioniere della tecnologia informatica, nonostante la sua preziosa invenzione che salvò la vita a milioni di persone, fu arrestato a distanza di undici anni per omosessualità, condannato e sottoposto a un trattamento di castrazione chimica, che lo portarono alla depressione con suicidio finale all’età di 41 anni. Solo nel 2013, quindi a quasi sessanta anni dopo la sua morte, il governo del Regno Unito formulò le sue scuse e infine la Regina concesse la grazia postuma nel suo “Reale Perdono”.

Twarkowski descrive il personaggio di Alan con il suo gruppo formato da Joan, che era considerata la sua fidanzata, e da Hugh, Tom e Ada. Secondo la tecnica identificativa del regista, i colloqui tra i primi due e il gruppo formato dagli altri tre avvengono in simultanea in luoghi separati mentre gli interpreti sono ripresi da videocamere che ne rimandano le immagini su due grandi schermi posizionati nella parte alta del palcoscenico. Alan racconta con tenerezza dell’amato amico Christopher, morto prematuramente di tubercolosi, e in suo onore ha dato alla macchina il nome di Chris. Oltre al gruppo ci sono le intemperanze del comandante Denniston che minaccia di interrompere i finanziamenti necessari alla ricerca perché non vede risultati. Ma alla fine la scoperta avviene e si festeggia il risultato con gran tripudio.

La fine della guerra è festeggiata con una scena di boogie danzato sulle note di “In the Mood”. Alan vive in solitaria, frequenta una spiaggia per soli uomini, incontra in un momento commovente la diva di Hollyvood, Hedy Lamarr, il cui volto fu copiato da Walt Disney per il personaggio animato di Biancaneve. La donna, dichiaratasi sua ammiratrice, confessa di aver letto i suoi libri. E la cosa non desti stupore gli dice perché “anche le attrici leggono”. Del resto lei si considera sua collega essendo anche una scienziata perché inventrice di un telecomando a radiofrequenza per siluri, da usare a distanza contro i nazisti.

Il secondo tempo è ambientato nel 2023 e si apre con una conferenza che avviene in una trasmissione televisiva dove viene intervistato l’ingegnere informatico Blake Lemoine, licenziato da Google perché aveva diffuso la notizia che la creatura LaMDA da lui programmata fosse un essere senziente e capace di autogovernarsi. Un boato sommerge lo studio e l’ingegnere sviene per rinvenire più tardi completamente confuso.

C’è da chiedersi quanto il testo e la drammaturgia ricca di temi etici scritta da Anka Herbut possa essere influente senza l’interpretazione alla quale Twarkowski ha abituato il suo pubblico dove fondamentale appare per la scenografia di Fabien Lédé l’uso multimediale fatto di telecamere dal vivo, schermi divisi, suoni, effetti luminosi, i video e digital media designer di Jakub Lech e la musica techno dai bassi molto marcati e ossessivi di Julek Ploski mescolata a motivi classici e pop (significative le voci di Klaus Nomi in “Cold Song” e quella di Mina in “You are my Destiny” cantata nel finale).

Ed è lo stesso regista che spiega la sua scelta nelle note di presentazione dello spettacolo: “Se si vuole creare una storia sull’uomo moderno, è impossibile pensarla senza la tecnologia. Siamo così connessi che è già parte di noi. L’idea di entrare nel regno dell’intelligenza artificiale e dei sistemi informatici avanzati è stata inizialmente concepita da Anka Herbut e da me”. E qui il riferimento è diretto ai precedenti Rohtko e Quanta, prima parte, questa, di una trilogia dedicata al rapporto scienza / guerra di cui Oracle è la seconda.

Nonostante tutto il tecnicismo, gli attori rimangono comunque al centro della rappresentazione grazie alla loro abilità nel sapersi muovere con agilità nei sei ambienti creati dalle piste girevoli e removibili in profondità grazie all’azione degli operatori esterni. E questo si rileva in particolare nel secondo tempo dove l’azione si fa più convulsa. La recitazione di alto livello si rileva anche nelle espressioni dei volti i cui primi piani sono visibili attraverso la proiezione in diretta e lo svolgimento di più azioni in parallelo.

Lo spettacolo per il suo essere esteticamente grandioso e straripante non ha colto impreparato il pubblico che è accorso a vederlo perché il nome del regista e della compagnia promettevano bene. Oltre ad aver assistito ai prolungati applausi accompagnati da boati di approvazione, ho rilevato anche reazioni entusiastiche all’uscita dal teatro soprattutto da parte dei giovani. Lo spettacolo ha avuto un’unica replica nel pomeriggio di oggi.

In calce all’articolo i crediti e il trailer.

Visto il giorno 23 maggio 2026

(Carlo Tomeo)

Piccolo Teatro Strehler

Oracle

sabato 23 maggio, ore 19.30 e domenica 24 maggio, ore 16

regia di Łukasz Twarkowski, testo e drammaturgia Anka Herbut

con Madara Viļčuka, Mārtiņš Meiers, Juris Bartkevičs, Artūrs Skrastiņš, Vita Vārpiņa, Kaspars Dumburs, Ilze Ķuzule-Skrastiņa, Nelė Savičenko, Katarzyna Osipuk, Klāvs Kristaps Košins, Rytis Saladžius, Xiaochen Wang
scene e progetto luci Fabien Lédé
costumi Svenja Gassen
coreografie e collaborazione artistica Pawel Sakowicz
musiche Julek Ploski, video e digital media designer Jakub Lech
produzione Dailes Theater, New Error
in coproduzione con Ruhrtriennale, Comédie de Genève, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, De Singel Antwerp, Adam Mickiewicz Institute
con il supporto del Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale della Repubblica di Polonia
partner per l’innovazione LMT (Latvijas Mobilais telefons)

con il supporto di Istituto Polacco Roma

Spettacolo in lingua lettone, inglese, cinese e lituano, con sovratitoli in italiano e inglese

Durata: 3 ore e 40 minuti con intervallo

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