
È terminato ieri sera al Teatro della Quattordicesima il Festival del Teatro Indipendente – Quartieri in scena, ideato da Martino Palmisano e pensato per favorire l’incontro e il dialogo con il territorio: residenti, istituzioni, esercenti, scuole e associazioni del quartiere della Zona 4. Con inizio del 20 gennaio 2026, si sono susseguite con cadenza quindicinale otto compagnie teatrali, di cui quattro milanesi e quattro provenienti da altre città d’Italia, che hanno offerto uno sguardo ampio e diversificato sulla produzione teatrale indipendente contemporanea. Accanto al pubblico, giovani studenti sono stati coinvolti nella visione, nel giudizio e nella recensione degli spettacoli, trasformandoli da semplici spettatori a parte attiva del progetto culturale. Lo scopo è stato quello di investire sui giovani per aiutarli a sviluppare senso critico, capacità di osservazione e consapevolezza, stimolando al tempo stesso una possibile passione per le arti sceniche.
L’ultima commedia andata in scena è stata Come due angeli sul cornicione scritta e diretta da Roberto Marafante, con Ariele Manfrini e Aronne Noriller. Protagonisti della storia sono Martino e Isabella che dopo sei anni di matrimonio sentono il peso della monotonia di un rapporto che non concede più stimoli e li costringe a fare i conti con un menage ormai diventato noioso. Decidono pertanto di divorziare sperando in questo modo di crearsi nuovi rapporti sentimentali.
In una scena sgombra da arredi e occupata solo da due sedie ravvicinate a formare una sorta di divano, li vediamo abbracciati mentre si scambiano effusioni e si giurano fedeltà con la canonica frase “finché morte non ci separi”. La scena è solo l’incipit della loro storia perché quel giuramento non è mantenuto. Ora, infatti sono alle prese con quelli che sono i preparativi in attesa del divorzio: dividersi mobili e oggetti della casa che uno dei due dovrà lasciare e la cosa non avviene in modo indolore ma, anzi, è motivo di una serie di accuse, scontri, rimproveri, che si cheteranno solo più tardi quando ormai vivranno in due appartamenti separati.
Come accade sovente nell’inspiegabile animo umano, ci si affeziona allo stare bene ma lo si fa anche alle situazioni meno liete perché sia l’uomo che la donna, sembrano essere vittime di un’insoddisfazione perenne al punto di sentire il bisogno di tanto in tanto di sottoporre loro stessi a stati disagevoli brevi o lunghi che siano quasi a punirsi per sensi di colpa ancestrali dei quali non conoscono le motivazioni ma di cui avvertono le presenze (e Freud potrebbe dare una spiegazione a questo stato). Sta di fatto che i due, che ormai dovrebbero essersi rifatta una vita, e il condizionale è d’obbligo, non sanno resistere senza vedersi. A prendere l’iniziativa è Martino che chiede a Isabella di rivederla, dandole un appuntamento al bar. Lei accetta, si mostra sdegnosa, sembra più preoccupata del fatto che le portino via la macchina parcheggiata male che a quello che l’uomo le racconta. Il loro diventa un gioco a rimpiattino. Lui appare più desideroso di approfondire il discorso, lei sembra non concedere nulla e preferisce bere un cocktail di tequila e curaçao finendo poi per ubriacarsi.
Le schermaglie tra Martino e Isabella continuano in altre sedi finendo per coinvolgere fatalmente altre persone. E qui la parte più divertente della commedia si realizza quando entrano in scena, non fisicamente ma solamente evocati, altri personaggi chiave con cui i due finiranno per doversi relazionare, come la cameriera Maria, che fa la spola fra due appartamenti e desiderosa che la coppia si riconcili, o i nuovi rispettivi partner dalle professioni improbabili, senza tralasciare i genitori di lei e l’ingombrante madre di lui.
A evitare spoiler non appare opportuno dilungarsi oltre nel racconto della vicenda che vede Martino e Isabella alle prese con il loro amore non esattamente sopito. Basti segnalare che il finale a sorpresa è ben lontano da ogni previsione ed è proprio quello a costituire la parte più originale della pièce.
Brillante con più di un punto di amarezza che si può avvertire in alcuni passaggi e che sono propri di ogni storia di coppia in crisi, il testo della commedia è ricco di gag e di battute comiche e imprevedibili, al limite del surreale oltre a trovate sceniche ancora più lodevoli se si considera che tutto è ottenuto con due sedie e pochi altri minimi elementi azionati dagli stessi interpreti che hanno il dono di muoversi velocemente sulla scena. Tra le scene più esilaranti sono da annoverare quella del pranzo di Natale con i genitori di lei oppure la presentazione dei reciprochi nuovi partner.
Le musiche sono in tema con l’argomento a iniziare da “Coniglietto brutto”, la canzoncina che rappresenta un po’ il leit-motiv della coppia. Bravi, affiatati e ben integrati nelle parti sono i due protagonisti dei quali si evidenziano in particolare le poliedriche capacità della mimica facciale di Ariele Manfrini. Ottima l’accoglienza da parte del pubblico con diversi applausi anche a scena aperta.
Vista il giorno 12 maggio 2026
(Carlo Tomeo)
Come due angeli sul cornicione di Roberto Marafante con Ariele Manfrini e Aronne Noriller – Regia Roberto Marafante – Musica Ariele Manfrini – Scenografia Roberto Marafante da un’idea di Riccardo Ricci realizzata da Maurizio Raffaelli – Mixer Luci: Marco Prezzi – Audio: Cornelia Marafante