
© F. Di Benedetto
Il presidente degli Stati Uniti si sta preparando alle elezioni per il rinnovo del suo mandato e, a dieci giorni dalle votazioni, è in grande ambascia perché i sondaggi lo indicano come perdente e il comitato per la sua rielezione insieme ai vari sponsor hanno bloccato i fondi necessari alla propaganda. È questo l’incipit della commedia “November” di David Mamet che Luca Barbareschi ha tradotto e che ora rappresenta al Teatro Manzoni.
Barbareschi è Charles Smith, il presidente uscente che non si rassegna all’idea di lasciare il mandato, e, rinchiuso nella sala presidenziale, tormenta l’assistente Archer Brown (Simone Colombari) perché trovi nuovi finanziatori oltre a convocare Clarice Bernstein (Chiara Noschese), una donna di mezz’età lesbica e responsabile delle comunicazioni, affinché inventi qualche idea innovativa che permetta di riacquistare la fiducia degli elettori. Ma la donna non è presente perché si è recata in Cina con la sua compagna ad adottare un bambino e la cosa non fa che aumentare la sua agitazione che l’assistente non riesce a fargli contenere.
Charles, o più semplicemente Chuck, sembra un vulcano in eruzione e i lapilli della sua simbolica lava (verbale ma, a tratti, anche fisica) colpiscono i suoi interlocutori che reagiscono in modi differenti: Archer, con l’aplomb tipico di chi è abituato ad assistere a scenate inconsulte, e Clarice, tornata nel frattempo dalla Cina, con deferenti assensi non si sa quanto sinceri. A questi ultimi si aggiunge il Rappresentante dell’associazione nazionale produttori di tacchini (Nico Di Crescenzo) lì convenuto per chiedere al presidente che si faccia annusare la mano da due tacchini che ha condotto con sé e che dovrebbero essere i rappresentanti di quelli “graziati” dal sacrificio del Thanksgiving Day. Per ottenere questo, l’uomo promette di elargire una grossa somma utile alla campagna elettorale e che verrà subito accettata.
La vicenda, che si svolge freneticamente in un’unica giornata, è contrassegnata da una serie di battute comiche non esenti da turpiloqui e gags surreali in cui si accavallano continui squilli di telefono, una moglie assillante anche se non appare in scena, Cina e Iran chiamati in ballo, influenza aviaria, frecce avvelenate, un amuleto salvifico, divano più volte chiamato in causa per una ristrutturazione, simulate minacce di invasione di ufo, arrivo improvviso di un indiano (Brian Boccuni) che reclama la restituzione dell’Isola di Nantucket. Il tutto in un clima di suspense e a ritmo febbrile che diventa incandescente soprattutto nella seconda parte.
Il copione di Mamet, ricco di un linguaggio caustico e tagliente, è una satira pungente sul potere e sulla società americana inquadrata in un periodo particolare della sua storia. La scrittura, tipica del prolifico autore americano e già in altri testi rappresentato da Barbareschi, esprime concetti con dialoghi pungenti, anche politicamente scorretti e ricorrenti al paradosso. L’opera fu scritta nel 2007 ma, visti gli accadimenti attuali, sorprende come essa appaia attualissima. La figura del protagonista, un presidente autoritario che non accetta critiche e tanto meno ostacoli alle sue mire, è tratteggiata come un fantoccio bizzoso che urla e strepita per ottenere quello che ritiene gli sia dovuto. Non a caso Barbareschi, in occasione di presentazione dello spettacolo a Milano, ha paragonato il personaggio da lui interpretato a un bambino capriccioso e indomito che strepita ogni volta che pretende di ottenere qualcosa.
Tutta la commedia è incentrata e concentrata sulla figura di Luca Barbareschi, indiscusso mattatore che, particolarmente nella prima parte, sa essere padrone innegabile della scena. Il cast che divide con lui il palcoscenico ne asseconda con collaborativa bravura la recitazione. La regia di Chiara Noschese è attenta allo spirito del testo e dinamica nella rappresentazione la cui scenografia si avvale del tocco di Lele Moreschi che ha curato con precisi dettagli significativi la stanza presidenziale. Basti pensare, una per tutte, alla riproduzione del quadro “Gun” di Andy Warhol che sa essere di per sé molto parlante sul clima respirato dalla società americana.
Buona l’accoglienza del pubblico, in particolare per Luca Barbareschi. Repliche fino al giorno 17 maggio. In calce all’articolo i crediti, il trailer e le INFO per acquisto biglietti.
Vista il giorno 5 maggio 2026
(Carlo Tomeo)
TEATRO MANZONI
NOVEMBER una commedia di David Mamet traduzione di Luca Barbareschi con Luca Barbareschi Charles Smith – Chiara Noschese Clarice Bernstein – Simone Colombari Archer Brown – Nico Di Crescenzo Rappresentante associazione nazionale produttori tacchino – Brian Boccuni Dwight Grackle
scene Lele Moreschi – costumi Federica De Bona – luci Francesco Vignati – regia Chiara Noschese – produzione Cucuncia Entertainment e Goldenart Production
Dal 5 al 17 maggio 2026 feriali ore 20,45 – sabato 16 maggio ore 15,30 e 20,45 – domenica ore 15,30
BIGLIETTI: Prestige € 37,00 – Poltronissima € 34,00 – Poltrona € 26,00 – Poltronissima under 26 anni € 18,00
Per acquisto:
biglietteria del Teatro
online https://www.teatromanzoni.it/acquista-online/?event=3915465
telefonicamente 027636901
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