
Nato come romanzo nel 1848 dalla penna di Alexandre Dumas Figlio, seguìto poi a distanza di quattro anni dalla versione teatrale, “La Signora delle camelie” è una delle opere più famose che dalla seconda metà dell’800 è stata frequentata in più occasioni sia in teatro che al cinema, come nel celebre film di George Cuckor del 1936 e avente protagonista Greta Garbo. A renderla maggiormente famosa fu anche la trasposizione per il teatro lirico, “La Traviata”, musicata da Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave.
Lo spettacolo da me visto ieri sera al Teatro Fontana e dovuto alla drammaturgia e regia di Giovanni Ortoleva, che si è avvalso anche della collaborazione del dramaturg Federico Bellini, vede in scena i cinque personaggi che si muovono in una scenografia minimalista creata da Federico Biancalani in cui l’elemento fondamentale di arredo è costituito da una struttura che, ruotante su sé stessa a opera degli artisti stessi, mostra vari punti in cui si svolge l’azione principale e costituiti da un salotto cittadino, una camera da letto, la sala di un alloggio di campagna e principalmente da un palchetto di teatro. È qui che appare per la prima volta Margherita (Anna Manella) agli occhi di Armando Duval (Alberto Marcello) che subito ne rimane affascinato rimanendo colpito dal classico coup de foudre al punto da restare anche indifferente alla notizia che la donna sia una cortigiana mantenuta da un ricco e gelosissimo duca. A informarlo in tal senso è l’amico Gastone (Vito Vicino) frequentatore abituale della ricca e nobiliare vita parigina.
La rappresentazione inizia sulle prime note di “La Maxixe” tratta dalla rivista ‘Los inocentes” di Ramon Estellés del 1895. Il primo a entrare in scena è il narratore (Gabriele Benedetti) che introduce i primi personaggi, Armando e Leopoldo, ai quali vengono lasciate le iniziali battute. Ai due seguono Margherita, assisa nel palchetto d’opera e la sua amica più anziana Prudenza (Nika Perrone). Gastone spiega all’amico, e lo fa per scoraggiarlo, che, a connotare la condizione sociale della donna fornendo prova della su attività, è un mazzetto bianco di camelie che lei pone sul décolté per venticinque giorni al mese mentre per i restanti cinque giorni quel mazzetto è di colore rosso. Le azioni successive sono poi quelle della storia nota: la passione sempre più travolgente di Armando che si scontra contro l’iniziale rifiuto di Margherita che gli fa presente come essa sia abituata ad avere un alto tenore di vita che lui non potrebbe permettersi. A fare da corollario sono Gastone, che si dimostra assiduo frequentatore in incognito del salotto della donna, e la ruffiana Prudenza, attenta a mantenersi complice dell’amica nei momenti in cui questa deve stare attenta nelle frequentazioni maschili per non scatenare la gelosia del suo protettore.
La regia di Giovanni Ortoleva, per quello che costituisce buona parte dell’azione, segue l’andamento classico della storia lasciando agli interpreti il compito di esprimere al meglio la psicologia dei personaggi che sono chiamati a interpretare ma getta qua e là alcuni indizi che l’attento spettatore è in grado di cogliere e che alla fine costituiranno le motivazioni e il significato profondo della scelta da lui operata nel decidere per questa rappresentazione dove, come si vedrà, l’iniziale taglio di genere classico è propedeutico all’esposizione di quello che è il tema fondamentale della pièce.
Un amore all’apparenza romantico, quello di Armando, che poi, nel momento in cui la donna se ne vuole affrancare, e tra l’altro per il bene dell’uomo stesso, rivela la sua natura che è narcisistica e tossica. È qui che si perpetra l’omicidio che non è fisico ma morale ma non per questo meno grave. Quello di un uomo-bambino così come viene apostrofato da Margherita nel finale quando lei esce finalmente fuori dal personaggio di donna costretta a subire per affermare la sua autodeterminazione contro lui e di conseguenza contro una società retriva e patriarcale della quale la figura maschile è incarnazione. E che Armando sia effettivamente un bambino non ancora cresciuto o comunque cresciuto malamente lo afferma anche suo padre che lo chiama Armandino quando cerca di calmarne la rabbia tradizionalmente destinata a scomparire con il tempo. Un padre che sta forgiando il proprio figlio a sua immagine, capace se necessario di ricorrere anche alle maniere forti.
Nella sua invettiva finale, “prima di bruciare nell’inferno” che non sarà poi tanto diverso da quello vissuto in terra e che sente che sarà sartrianamente uguale anche in futuro nei secoli a venire, Margherita, ancora vestita di bianco indicante un fondamentale candore d’animo, urla il suo rifiuto a sottostare alla legge degli uomini e in questo il suo “j’accuse” è diretto anche contro l’autore della sua storia. In questo modo Armando è chiamato Alexandre che nella realtà non era stato lasciato ma aveva abbandonato lui la donna con la quale aveva vissuto per un anno una storia d’amore, quella Marie Duplessis che gli era servita poi come modello per farne la protagonista del suo romanzo famoso.
La trama dell’opera, che si avvale di una drammaturgia dove i dialoghi, conformemente alla tipologia dei personaggi, sono ben costruiti con accenti che passano dal drammatico al grottesco anche se questo riguarda soprattutto la figura del padre che, pur se non direttamente dichiarato, assume in più punti le vesti di Alexandre Dumas Padre, perfettamente inserito nel demi-monde della provincia francese. Un uomo che non esita a ricorrere all’ipocrisia per convincere Margherita a lasciare Armando facendolo passare non come un sacrificio ma un atto d’amore e in questo ricorre alla figura mitologica di Ifigenia sacrificata dal padre Agamennone per ottenere dagli dei i venti favorevoli alla partenza per Troia.
I cinque eclettici artisti molto affiatati tra loro assolvono con piena professionalità le diverse sfaccettature dei personaggi che sono chiamati a interpretare e al termine hanno riportato copiosi e prolungati applausi.
Lo spettacolo resterà in scena fino a domenica 19 aprile. In calce all’articolo sono riportati i crediti, un trailer e le INFO per acquisto biglietti.
Visto il giorno 16 aprile 2026
(Carlo Tomeo)
TEATRO FONTANA 16>19 aprile
LA SIGNORA DELLE CAMELIE liberamente tratto dal romanzo di Alexandre Dumas figlio con Gabriele Benedetti, Anna Manella, Alberto Marcello, Nika Perrone e Vito Vicino – drammaturgia e regia di Giovanni Ortoleva – dramaturg Federico Bellini – scene Federico Biancalani – costumi Daniela De Blasio – musica Pietro Guarracino – disegno luci Davide Bellavia – movimenti di scena Anna Manella – aiuto regia Marco Santi – foto Giulia Lenzi – produzione Fondazione Luzzati, Teatro della Tosse, Elsinor – Centro di Produzione Teatrale, TPE Teatro Piemonte Europa, Arca Azzurra Associazione Culturale – spettacolo sostenuto Next – Laboratorio delle Idee per la produzione e programmazione dello spettacolo lombardo.
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
gio-ven ore 20.30 – sab ore 19.30, domenica ore 16.00
PREZZI
Intero 25 € – Under30 18 € – Over 65 / Under 14 12 € – Giovedì sera 22 €
Convenzioni 20 € – Scuole di teatro 12 € – Prevendita e prenotazione 1 €
Info e prenotazioni +39 0269015733 – biglietteria@teatrofontana.it www.vivaticket.com
