“Escaped Alone” al Piccolo Teatro Grassi, Milano – Recensione

“Escaped Alone” al Piccolo Teatro Grassi, Milano – Recensione

© Masiar Pasquali

É presente in questi giorni in prima nazionale al Piccolo Teatro Grassi la commedia “Escaped Alone” della drammaturga britannica Caryl Chur­chill e rappresentata dalla Compagnia Lacasadiargilla. Famosa per la sua critica all’etica capitalista, la Churchill è attualmente tra le più celebri scrittrici contemporanee e ha all’attivo oltre quaranta testi le cui tematiche vanno dal femminismo, alle problematiche dell’ecologia globale, dalla guerra ai danni provocati dai totalitarismi. Il titolo dello spettacolo è una citazione della Bibbia, Giobbe 115, “e io solo sono scappato a raccontare” e potrebbe essere riferito alla Signora Jarrett, personaggio chiave per le funzioni che la donna assume all’interno della pièce. La stessa frase ricorda come Pequod si salvò dal nubifragio che colpì la nave travolta dalla balena bianca nel Moby Dick di Melville”. Escaped Alone” è ambientata nel giardino posto sul retro di una tipica abitazione inglese dove in un giorno d’estate tre donne sono sedute intorno a un tavolo a sorseggiare tè (sostituito, verso il tramonto, da un aperitivo a base di succo di pomodoro e vodka preparato a vista in un angolo del proscenio). Sono Sally, un medico in pensione che soffre di una fobia per i gatti (Caterina Carpio), Vi, ex parrucchiera che era stata in carcere per omicidio (Arianna Gaudio) e Lena sofferente di agorafobia, appassionata di serie tv, molto nervosa e abituata a parlare degli argomenti più svariati (Alice Palazzi). Alle donne se ne aggiunge presto una quarta, la Signora Jarrett (Tania Garriba), che, mentre passeggiava nelle vicinanze, aveva notato il giardino e si era soffermata a scrutare la scena fino ad autoinvitarsi. Le tre donne discorrono più o meno amabilmente affrontando argomenti disparati di varia natura che risalgano a un passato di non chiara datazione. Si discorre di biscotti, di negozi non più esistenti, delle idiosincrasie di ognuna di loro, finanche del ricordo dell’omicidio commesso da Vi e che la donna insiste essere stato per legittima difesa. E il lungo monologo ossessivo di Sally a proposito della propria fobia “Ho bisogno di qualcuno che mi dica che non ci sono gatti!, devo poter credere che non ci sono gatti!”. E ancora lei e Lena che simulano in momenti diversi una partita a cricket e provano a infilare nel terreno i paletti dei wickets che però non riescono a stare in piedi mentre dal prato fuoriescono polvere e soffioni di sostanze non meglio qualificate. Sul fondale un enorme schermo rimanda video riproducenti immagini pubblicitarie, volti umani o di intelligenza artificiale che potrebbero appartenere al passato ma anche a un futuro prossimo. Né mancano altre di natura paesaggistica più rassicuranti, ricordi forse di episodi lontani e ora utili per segnare lo scorrere del tempo. E proprio davanti a questi paesaggi si siedono le donne quasi a beneficiarne della luminosità, intonando la canzone “Smell like teen spirit” dei Nirvana che ha il valore di un ricordo ancora vivo. Da qui si comprende come le azioni che si stanno svolgendo appartengono a un passato che non può andare più indietro del 1991, anno in cui Kurt Cobain compose il celebre brano che conquistò il mondo.

A stage scene featuring four actors, with one standing and three seated at a table. The backdrop displays a blue sky with clouds. The standing actor wears a red polka-dot shirt and a yellow skirt, while the seated actors are dressed in various cozy sweaters and skirts, engaged in conversation.

© Masiar Pasquali

In tutto questo la Signora Jarrett monologa su momenti che hanno afflitto (o affliggeranno) l’umanità. Sono immagini apocalittiche divise in sette capitoli, il numero non è casuale, e la cui descrizione si fa sempre più precisa e corrisponde a sette sciagure diverse e qui sorge il dubbio che quanto accade in quel giardino potrebbe non essere legato a un solo e unico pomeriggio. Ma quelle immagini vogliono essere una metafora amplificata della nostra epoca (il testo risale al 2016) in quanto il tema della pièce è di natura politica: «Un micro­co­smo fem­mi­nile all’interno di un tempo quan­tico, non lineare, è quanto di più pros­simo alle nostre incli­na­zioni», così Fer­lazzo Natoli nelle note del programma di sala eche di que­sta autrice aveva già diretto L’amore del cuore. «Non c’è niente di appa­ren­te­mente più inno­cuo di quat­tro nonne che pren­dono il tè. Si potrebbe pen­sare che rac­con­tino un’apo­ca­lisse futura, che com­men­tino un mondo che andrà a rotoli dopo di loro, ma non è così. Chur­chill non ci sta anti­ci­pando qual­cosa che acca­drà. Il suo futuro ante­riore rac­conta qual­cosa che già c’è. Rac­conta cosa si inci­sta nei nostri corpi quando ci rifiu­tiamo di vedere quello che sta suc­ce­dendo. Ci mostra le nostre pato­lo­gie men­tre il mondo attorno si sgre­tola». In tal senso il comportamento delle quattro donne, in origine intorno agli ottant’anni, è apparentemente di scarsa partecipazione emotiva. Cosa diversa potrebbe apparire per le protagoniste della versione italiana di età ben differente essendo cinquantenni. Ma ormai, proprio come le quattro inglesi di età superiore, fanno parte ormai anch’esse di un’epoca, la nostra, che rifiuta il confronto con la realtà.

A scene from a theatrical performance featuring four women seated in chairs on a grassy stage, engaged in various activities. One woman is knitting, another is holding an object, while two others are interacting. The lighting emphasizes their expressions and the serene atmosphere.

© Masiar Pasquali

Caryl Churchill con il suo testo, dai dialoghi asciutti che raccontano di catastrofi in uno stile di beckettiana memoria con un linguaggio che sa essere contemporaneamente divertente e grottesco, secondo i registi Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni non ci fa mai la lezion­cina”… e “Il rap­porto tra le vite delle per­sone e le derive del sistema capi­ta­li­stico assumono la forma di una slap­stick comedy”.

Nel giorno della prima il pubblico ha applaudito a lungo in una sala soldout.

Lo spettacolo resterà in scena fino al giorno 8 febbraio 2026. In calce all’articolo i crediti, il teaser e le info per acquisto biglietti.

Visto il giorno 10 gennaio 2026

(Carlo Tomeo)

Escaped Alone
PRIMA ASSOLUTA
di Caryl Churchill
traduzione Monica Capuani
un progetto de lacasadargilla
regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni
con Caterina Carpio, Tania Garribba, Arianna Gaudio, Alice Palazzi
dramaturg Margherita Mauro
paesaggi sonori e ideazione spazio scenico Alessandro Ferroni
drammaturgia del movimento Marta Ciappina
scene Marco Rossi e Francesca Sgariboldi
ambienti visivi Maddalena Parise
drammaturgia delle luci Luigi Biondi
costumi Anna Missaglia
accompagnamento alla ricerca Marco D’Agostin
assistente alla regia Matteo Finamore
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale
diritti di rappresentazione a cura dell’Agenzia Danesi Tolnay

Le recite del 10, 11, 17, 18, 24, 25, 31 gennaio, 1, 7, 8 febbraio sono sovratitolate in inglese e in italiano

Categorie RECENSIONI

Un pensiero riguardo ““Escaped Alone” al Piccolo Teatro Grassi, Milano – Recensione

  1. Avatar di Vincenza63

    Grazie, Carlo, per la tua bella recensione.

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