
Sono in scena al Teatro Martinitt le ultime repliche del nuovo spettacolo di Marco Cavallaro che affronta con l’ironia e la vis comica che lo contraddistingue quattro temi importanti del nostro vivere quotidiano dove le caratteristiche comportamentali oltre che fisiche dei singoli sfuggono ai modelli della cosiddetta perfezione voluta dalla società odierna. A rappresentare i personaggi “fuori regola” sono Giorgio, un impiegato pubblicitario timido e insicuro, innamorato di Lara, la dirigente dell’azienda dove lui lavora, una donna ossessionata dal bello apparire che si scoprirà poi essere vittima di una patologia che tiene ben nascosta. C’è poi Mario, il suo collega di lavoro, omosessuale che vive la sua natura fatta da rapporti occasionali di solo sesso oltre che essere un inguaribile amante del gossip, e infine Clara una donna sovrappeso che, pur avendo imparato a convivere con il proprio aspetto, soffre nell’ascoltare le battute offensive ricevute dalle persone che la irridono per la sua mole. Quattro personaggi che, grazie alla scrittura carica di inventiva e di dialoghi al fulmicotone che rappresentano un po’ il marchio di fabbrica della poetica di Cavallaro, si troveranno a interagire in una serie di episodi imprevedibili che si susseguono senza soluzione di continuità incuranti dell’intervallo che interviene nella recita.
All’inizio della pièce vengono presentati i quattro personaggi singolarmente per quelle che sono le loro belle e “brutte” caratteristiche, anche se è meglio avvertire che non tutti si mostrano per quello che sono realmente nascondendo un segreto che rappresenta il loro tallone d’achille e che si disvelerà in un momento topico della vicenda. Segue poi a un ritmo sfrenato una serie di episodi che sono i mattoni della costruzione che s’innalzerà in un crescendo la cui parola d’ordine è la sorpresa, altro elemento immancabile della scrittura di Cavallaro che, da bravo autore oltre che attore qual è, sa ben inserire opportunamente.
La vicenda prosegue con Giorgio che conosce casualmente Clara, complice un luogo di ristorazione, dove la donna è allietata da pietanze bene allineate sul proprio vassoio, a differenza di lui che, vittima di un’autoprescritta dieta, si accinge a mangiare una carota lessa sprovvista di condimento. Lui, che ha il vizio di dire sempre quello che pensa, alla vista della stazza di lei infila una gaffe dietro l’altra, mentre lei, che timida non lo è per nulla, gliele rintuzza, ma si capisce subito che è nata tra loro una simpatia reciproca e il risultato sarà la promessa di un appuntamento in un ristorante nome e luogo del quale lei scrive su un foglietto che lui ripone nella propria tasca. Quel foglietto si rivelerà galeotto perché Giorgio ha il vizio di perdere le cose perché è un distratto. Non lo è Mario che dividendo l’ufficio con lui e, essendo sempre a caccia dei segreti nascosti del prossimo, in particolare di quelli delle persone a lui più vicine, trova il foglietto che era caduto sul pavimento e si ripromette di indagare.
Ecco quindi i nostri quattro eroi all’azione in una serie di episodi e gag in evoluzione dove le loro quattro problematiche di cui sono rappresentanti vengono messe sempre più in evidenza fino al momento in cui esse diventeranno il loro punto di forza che si tradurrà nell’affermazione del sé, in cui ciascuno, puntando sull’unicità della propria diversità che acquisterà per questo un suo valore, intraprenderà la propria strada della quale, per evitare spoiler, non appare opportuno fare menzione.
Per rappresentare il suo spettacolo Cavallaro è ricorso a una struttura geniale costituita da una grossa fetta di torta posta su una pedana provvista di ruote che la rende girevole e che, opportunamente azionata dagli stessi attori oltre che da tecnici in vorticosi e velocissimi interventi, rivela diversi ambienti dove si svolgono molteplici azioni, la più divertente delle quali è la camera di un hotel di lusso dove dovrebbe avvenire un amplesso segreto e che si presterà a una serie di equivoci anche questi provocati da un ennesimo biglietto dove erano scritti luogo, data e ora di un appuntamento e che lui aveva in tasca, perso nuovamente e raccolto dalla persona sbagliata. Qui c’è l’esilarante ricorso alla maschera della Casa di carta che i personaggi saranno costretti a indossare per non rivelare i propri volti nei momenti pericolosi o per prepararsi a un rapporto di natura sadomaso. E c’è anche molto Feydeau che Cavallaro fa emergere nello spirito grazie a una sceneggiatura originale e alla scenografia appropriata di Lollo Lollo Art semplice solo in apparenza ma studiata in ogni minimo particolare in cui i tagli di luci di Marco Laudando rivestono un ruolo fondamentale, e che impone notevole sforzo fisico degli artisti e dei tecnici, tanto che Cavallaro, affaticato dalla corsa, a un certo punto della recita dirà rivolgendosi al collega: “per l’anno prossimo in scena voglio solo quattro sedie”. Questa è ovviamente una delle tante battute improvvisate che lui ama inserire nelle sue commedie e anche nella serata in cui ho assistito allo spettacolo ce ne sono state molte che hanno provocato più di una malcelata risata tra i colleghi che sono Olimpia Alvino (Clara) che ha il dono di recitare le sue battute perlopiù ironiche con una singolare naturalezza espressiva usando spesso anche un piacevole accento partenopeo; Marco Maria Della Vecchia (Mario) poliedrico anche fisicamente che rende alla perfezione tutti gli stereotipi che ancora oggi, in momenti di apparente apertura, la società odierna attribuisce al personaggio che interpreta; Valentina Stredini (Lara) che, oltre a indossare con proprietà i panni della datrice di lavoro viziata grazie ai soldi di papà e che Clara definisce “una Barbie slavata”, interpreta anche il divertente cameo della concièrge dell’hotel usa a pronunciare frasi dal doppio senso. I doppi sensi peraltro non mancano nella commedie di Cavallaro e spesso sono improvvisati e in questo l’attore è bravissimo tanto che ogni replica non è mai completamente uguale alla precedente o alla seguente. Ad accompagnare il tutto sono le musiche varie scelte per fare da leit-motiv alle varie scene, come un “Dream a Litle Dream of Me” e poi, tra una Caterina Valente con “Suku Suku” e una Carrà con la sua “Felicità ta ta”, prevale “Questo folle sentimento” che è proprio quello più sentito dai vari personaggi.
Spettacolo che unisce molto divertimento senza rinunciare a offrire spunti di riflessione. Sa scavare in profondità nella tipologia e nella psicologia dei personaggi in scena, scelti come rappresentanti di tipi di diversità così visti dai pregiudizi ancora oggi presenti nella nostra società. Cavallaro li descrive con intelligenza senza indicare soluzioni per il loro superamento: quelle rimangono appannaggio del singolo.
Ottima l’accoglienza da parte del pubblico divertito che ha tributato lunghi applausi anche a scena aperta. Lo spettacolo, molto meritevole, resterà in scena fino a domenica 14 dicembre e lo consiglio vivamente. In calce sono riportati i crediti e le info per acquisto biglietti.
Visto il giorno 10 dicembre 2025
(Carlo Tomeo)
Dal 4 al 14 dicembre
La Bilancia Produzioni/Esagera presenta
UN AMORE DI PESO scritto e diretto da Marco Cavallaro
con Olimpia Alvino, Marco Cavallaro, Marco Maria Della Vecchia, Valentina Stredini –
Assistente alla regia Stefania Bassino – Scene Lollo Lollo Art– Costumi Marco Maria Della Vecchia – Disegno Luci Marco Laudando – Coreografia Fabrizio Angelini – Foto Valerio Faccini