
Nell’entrare in sala gli spettatori vedono i due protagonisti seduti per terra che sembrano discorrere amorevolmente, si sorridono, bevono, ogni tanto si coprono con un grande lenzuolo per simulare un amplesso. Lungo tutto quello che potrebbe essere il proscenio sono collocati bicchieri di varie dimensioni. Si intuisce che i due fanno abbondante uso di alcoolici. Vengono diffuse due canzoni popolari negli anni ’60 e ’70: “Messico e nuvole” dalla voce di Jannacci e “Tema” del gruppo dei Giganti. Allo spegnersi delle luci i due sono in piedi e iniziano a mostrare i primi segnali di insofferenza. Sono Abby e Stu che vivono insieme da un numero imprecisato di tempo. Si amano e il loro amore è come un tessuto che ha ricevuto uno strappo, uno “stitching”, che rende problematica la convivenza. Pur essendo convinti della loro unione sentita come indissolubile, non riescono a comunicare se non attraverso frasi monche, turpiloqui e insulti specialmente dopo che lei scopre di essere incinta e la cosa li coglie del tutto impreparati. Non sanno prendere una decisione in merito. Su questo tema e sugli amori che si sfilacciano con il tempo ma che tuttavia tengono legate le persone, che non sanno o non vogliono passare a una drastica interruzione degli stessi, si basa la pièce dell’autore inglese Anthony Neilson, famoso per i suoi testi caratterizzati dall’esplorazione del sesso e della violenza facenti parte della corrente “In-yer-face”, un termine usato per caratterizzare nuove opere con uno stile e una sensibilità conflittuali e che si affermò in Gran Bretagna alla fine del secolo scorso. Neilson descrive i comportamenti della coppia in undici brevi episodi nei quali vengono messe in luce le caratteristiche dei loro caratteri e le azioni anche estreme che contrassegnano il loro rapporto. Dai giochi di ruolo erotici dove lei si finge una prostituta e lui un cliente che fa fatica a estrarre il denaro dalla tasca ai momenti di maggiore collera nei quali si mostrano entrambi violenti nello scambiarsi insulti. A introdurre alcuni episodi sono brani musicali che ne contrassegnano l’humus. Così in una scena dove prevale l’erotismo si diffondono le voci di Jane Birkin e Serge Gainsbourg in “Je t’aime, moi non plus”, mentre in un’altra, in cui i due arrivano alla conclusione che sembra sia inutile tentare di capirsi, è la voce di Bobby Solo che commenta con la sua “Non c’è più niente da fare”. L’autore non lesina nel mettere in bocca ai suoi personaggi episodi che investono vari tipi di perversione e lo fa con un linguaggio crudo, scurrile, dove cose e azioni vengono nominate senza censure tanto che in alcuni punti sono toccati oscenamente episodi dolorosi come quelli riferiti alle donne vittime di Auschwitz le cui immagini Stu rivela essere state oggetto delle sue prime masturbazioni da adolescente (Per questi aspetti nel 2009 a Malta la rappresentazione della commedia fu vietata). E quel momento in cui a Stu appare una nota nostalgica nella triste considerazione che “Non possiamo più essere quello che eravamo” sembra contrassegnare l’estrema resa. Terzo protagonista che non appare in scena è Daniel il nome del bambino la cui sorte potranno conoscere gli spettatori che vorranno recarsi a vedere la commedia le cui repliche sono previste fino a domenica 27 ottobre. In calce le info per prenotazione e acquisto biglietti.
Visto il 22 ottobre 2024
(Carlo Tomeo)
22 > 27 ottobre | sala Bausch
Stitching di Anthony Neilson – regia Alessandro Federico – con Valentina Virando, Alessandro Federico – luci Davide Rigodanza – produzione Proprietà Commutativa
Teatro Elfo Puccini, sala Bausch, corso Buenos Aires 33, Milano
Orari: sab ore 19.30 | merc., giov. e ven. ore 19.00 | dom. ore 15 – Prezzi: intero € 38/34 | <25 anni € 15 | >65 anni € 20 | online da € 16,50 – Biglietteria: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org – whatsapp

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