
RECENSIONE:
Si conclude a Milano la tournée dell’adattamento della tragedia “Antonio e Cleopatra” di William Shakespeare che Valter Malosti ha realizzato traducendone anche il testo insieme a Nadia Fusini e prodotto da Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, LAC Lugano Arte e Cultura.
All’apertura del sipario una sontuosa scena fissa presenta un ambiente in stile metafisico non scelto a caso perché si richiama a un’epoca ben lontana rispetto a quella shakespeariana ma collocabile, per l’argomento di natura bellico trattato, alla nostra attualità, oltre a porre il pensiero ai primi decenni del ‘900. Tutte le azioni si svolgono all’interno di questa scena e le entrate e uscite dei vari personaggi avvengono attraverso un’apertura del fondale e due accessi laterali nascosti dalle quinte. Unici elementi di arredo sono due catafalchi mobili che vengono introdotti e ritirati di volta in volta attraverso l’entrata principale e che assumono anche la funzione di troni.
È proprio su questi ultimi che avviene l’ingresso dei due protagonisti dove lei si muove con passi di danza ammaliatrici e lui ne loda la bellezza. Ci sono piccole scherzose schermaglie tra loro, si preparano a uscire in strada per passeggiare e poi abbandonarsi ai baccanali che si svolgeranno durante la notte.
Il regista usa nel suo adattamento uno stile che fonde il drammatico al grottesco in sintonia con i caratteri dei protagonisti la cui natura è stata spesso giudicata ambivalente. Entrambi appaiono come persone tese a soddisfare, ammantandolo d’amore, in Antonio, l’illusione di riappropriazione di quella giovinezza perduta che solo una forte attrazione fisica sembra poter far riemergere, e in Cleopatra la vanità e l’appagamento di un desiderio di rivalsa sull’uomo forte e dominatore. Non amore quale corrispondenza di affetti ma passione lussuriosa da appagare, quindi. Antonio, infatti, nell’apprendere della morte della moglie Fulvia, è colpito da sincero dispiacere e il motivo del suicidio di Cleopatra è essenzialmente quello di evitare l’umiliazione di essere portata schiava a Roma e assistere alla visione di uno sbarbatello che la raffigurerebbe in vesti da prostituta.
Se in una prima parte ideale (la pièce non ha interruzione ma è rappresentata in un unico atto) gli episodi affondano in più punti nel grottesco, nella parte successiva, la vicenda acquista un colore più drammatico fino al momento finale in cui Cleopatra si suicida, ma non con veleno di aspide, bensì con un colpo di pistola (altra contaminazione del moderno con l’antico). Questa è la seconda volta che il regista sfugge all’originale: la prima volta è stato nella “Cleopatràs” di Giovanni Testori in cui la protagonista si uccide con un’overdose.
Punti di forza dell’opera messa in scena da Malosti è stata la traduzione linguistica che ha rispettato i bellissimi versi di Shakespeare usando un linguaggio che sa essere avvincente e la Compagnia dei dodici attrici e attori, tutti affiatati e talentuosi, perfettamente nelle parti.
Valter Malosti ha fornito un’ottima prestazione nel tormentato ruolo di Antonio, diviso tra l’amore e il dovere, da uomo che cerca la giovinezza passata nella passione che Cleopatra suscita in lui, che manifesta il dolore più forte quando crede di essere stato tradito: tutti sentimenti contrastanti tra loro che l’attore sa interpretare con l’ottimo mestiere di cui dispone.
Anna Dalla Rosa è magistrale nel suo ruolo di Cleopatra, sa essere giocosa ma con occhio vigile quando arriva il messaggero per Antonio che gli imporrà il ritorno a Roma per questioni politiche. Finge disappunto quando apprende della morte della di lui moglie e, invece di mostrare che accoglie lietamente la notizia, s’inalbera perché l’uomo si è comportato male con la defunta e teme che lei possa subire la stessa sorte. Impagabile negli “a solo”, si rivela rabbiosa quando, indomita a cavallo, verrà a conoscenza del nuovo matrimonio del suo amato attraverso la voce di un messaggero (il bravo caratterista Paolo Giangrasso) e lo punirà per la cattiva notizia che le ha portato. Accanto a lei sono da citare Dario Battaglia e Danilo Negrelli rispettivamente nei ruoli di Cesare Ottaviano, e Enobarbo, Dario Guidi nei panni di Eros per la sua performance musicale in cui suona l’arpa celtica e Noemi Grassi (Iras, l’ancella di Cleopatra).
A rendere prezioso l’allestimento ci sono tutte le componenti che in operazioni di questo tipo sono di massimo livello: la scena di Margerita Palle attraversata dal notevole disegno luci di Cesare Accetta, dal notevole suono straniante prodotto da GUP Alcaro ai costumi di Carlo Poggioli che, toccando nello stile diverse epoche, rendono universale i temi trattati dalla vicenda.

Lo spettacolo ha ricevuto un’ottima accoglienza dal pubblico e sarà in scena fino a domenica 9 giugno.
Visto il giorno 4 giugno 2024
(Carlo Tomeo)
Antonio e Cleopatra
di William Shakespeare
uno spettacolo di Valter Malosti
traduzione e adattamento Nadia Fusini e Valter Malosti
con Anna Della Rosa, Valter Malosti
Danilo Nigrelli, Dario Battaglia, Massimo Verdastro, Paolo Giangrasso, Noemi Grasso,
Ivan Graziano, Dario Guidi, Flavio Pieralice, Gabriele Rametta, Carla Vukmirovic
scene Margherita Palli
costumi Carlo Poggioli
disegno luci Cesare Accetta
progetto sonoro GUP Alcaro
cura del movimento Marco Angelilli
maestro collaboratore e chitarra elettrica live Andrea Cauduro
assistenti alla regia Jacopo Squizzato, Virginia Landi
© Tommaso Le Pera
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, LAC Lugano Arte e Cultura
Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi – M2 Lanza)
dal 4 al 9 giugno
Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30;
mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica ore 16.00.
Durata: 140 minuti senza intervallo
Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro
Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
