“L’ultimo animale” al Teatro Fontana – comunicato stampa

28, 29 MAGGIO

Rassegna itaca

L’ULTIMO ANIMALE

drammaturgia e regia Caterina Filograno

con Francesca Porrini, Alessia Spinelli, Emilia Tiburzi, Anahì Traversi e Carlotta Viscovo

assistente alla regia Sebastian Luque Herrera

costumi Giuseppe Di Morabito

progetto audiovisivo Francesco Emmola

consulenza sull’immaginario estetico Beatrice Papa

consulenza al movimento Aurelio Di Virgilio

consulenza alle scene Paolo di Benedetto

Prima produzione e debutto nazionale Teatro i
Produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale

La rassegna Itaca dedicata alle nuove drammaturgie prosegue il 28 e 29 maggio con Lultimo animale, produzione acquisita da Elsinor e firmata dall’attrice, regista e drammaturga Caterina Filograno.

Lo spettacolo è un lavoro per 5 voci femminili dove protagonisti sono due coinquiline, due procioni e un bruco.

Cristi vive in affitto a casa di Giudi, sua migliore amica. Cristi passa le giornate allenandosi, Giudi sperimentando nuove ricette. C’è un buco su una parete della camera di Cristi, ma Giudi non ha mai tempo di farlo riparare. A insaputa di Giudi nel buco abitano due procioni – Proc e Chino – ed un bruco di nome Bruka. Gli animali vengono nutriti ed accuditi da Cristi, unico loro tramite con l’esterno, che promette continuamente un futuro migliore. Ma alle parole non seguitano mai i fatti.

Ed è proprio quel bosco, promessa non mantenuta, a fungere da motore della storia.

La relazione tra Cristi e Giudi è ostile, simbiotica, conflittualeSono un po’ Joan Crawford e Bette Davis in Whatever Happened to Baby Jane; un po’ Drew Barrymore e Jessica Lange in Grey Gardens – Dive per sempre. La morbosità del rapporto è data principalmente dal fatto di condividere la stessa casa da tanti anni. Casa che è rifugio, luogo di protezione. L’esterno appare faticoso da affrontare. Fuori ci sono troppe possibilità, troppe scelte da compiere.

Tutto inizia ad incrinarsi quando Giudi conosce un ragazzo. Come per Proteo e Valentino che, nei Due gentiluomini di Verona, vedono la loro amicizia disintegrarsi quando entrambi si scoprono innamorati di Silvia, così qui l’equilibrio nel rapporto tra Cristi e Giudi si altera quando un terzo si intromette nel loro amore.

C’è poi la questione del buco e degli animali che vi abitano.

Quel buco nero dove essi abitano è una porta verso l’inconscio, l’istinto, l’animalità appunto. Proc è un po’ come l’armadillo di Zerocalcare: quella voce che ci conosce molto bene, che la sa più lunga di noi ed alla quale ci è impossibile mentire. Chino è puro istinto, ha sempre fame. Vive in mondo tutto suo che solo ogni tanto si incrocia con quello degli altri. Bruka è selvaggia, erotica, spavalda, ma anche tenerissima. Apparentemente la più aggressiva, in realtà la più innocente del trio.

Questi esseri sono costretti in un luogo che non gli appartiene e vogliono quindi lasciarlo, per andare a vivere nel loro habitat naturale. Cristi promette di portarli presto in un bosco. Ma così come Giudi esita a farle sapere quando riparerà il buco, così Cristi non sa esattamente quando libererà i suoi animali.

Pur sentendosi responsabile nei loro confronti, ed in colpa quando non se ne prende la dovuta cura, Cristi finisce per spesso trascurarli. E così il suo comportamento rompe il loro legame fraterno: Chino mangia Bruka per non morire di fame.

La natura delle relazioni tra gli abitanti della casa viene fuori proprio nel rapporto con il cibo, nodo attraverso cui i vari rapporti si dispiegano. Cristi spesso lo nega agli animali, per disattenzione più che per volontà, privandosene lei stessa nel corso delle giornate per seguire una dieta ossessiva.

Il cibo però, sotto forma di creazioni culinarie di stampo americano, le viene incessantemente offerto da Giudi, che vive un bisogno costante di provare nuovi piatti.

È attraverso il cibo che tutti si definiscono. Il cibo è ciò che dà e toglie potere all’interno del testo: chi ce l’ha non ne ha bisogno, chi non lo ha lo desidera. Esso è la merce di valore all’interno dell’ecosistema ed è ciò che muove all’azione.

ESTRATTI DALLA RASSEGNA STAMPA

L’ultimo animale” è un lavoro energico, esuberante, in cui le protagoniste non stanno mai ferme. Il testo ha una verve grottesca che altera la sintassi borghese e spiazza per la sua metrica, in cui non mancano rime e versi dalla metrica nobile, ad esempio l’endecasillabo: «La mia camminata è veloce / quadro di donna dal passo feroce / Brucio molti grassi con i miei passi / rendimenti alti per pensieri bassi». Ritmo. Sfumature rap. L’umorismo patafisico di questo spettacolo echeggia vagamente la poetica surrealista di Fernando Arrabal e Alejandro Jodorowsky. I costumi vivaci di Giuseppe Di Morabito destrutturano la pièce, disegnando fumetti, creando vignette, spiazzando lo spettatore con personaggi buffi, improbabili, che immancabilmente nascondono un lato cinico. (Vincenzo Sardelli per Krapp Last’s post)

Dog eat dog. Perchè la violenza spinge oltre i margini. Diventando unica risposta alla fame. All’ingiustizia sociale. A quel che rimane della lotta di classe. Uno di quei temi dimenticati dal teatro. E che invece attraversa sottile “L’ultimo animale” di Caterina Filograno, produzione Teatro i. (Diego Vincenti per HYSTRIO)

Filograno dimostra coraggio e intraprendenza da vendere nello spalancarci le porte del – forse – proprio sé: quale che sia la verità in merito (non è rilevante), quest’operazione dai forti sapori anglosassoni e mitteleuropei permette, in ogni caso, un’immersione propriocettiva nient’affatto intellettualoide o cervellotica, simultaneamente collettiva e individuale – eccolo il Teatro, che agisce con delicata prepotenza. Esperienza tanto particolare quanto dirompente, fedelmente rappresentativa della contemporaneità: da provare. (Francesco Melchiorri per Birdmen magazine)

L’ultimo animale è un’allegoria spietata dello scompenso generale di una società che preferisce nascondersi dietro le apparenze piuttosto che mostrare le proprie fragilità. La penna sfrontata di Filograno trasforma una favola dai tratti esopei in una storia brutale, in cui ogni relazione collassa perché oramai non può più esistere lieto fine. (Eugenio Mirone su Paneacquaculture)

Caterina Filograno, attrice, drammaturga e ora con L’ultimo animale per la prima volta regista, sembrerebbe allestire una fiaba allucinata: i costumi, le musiche, gli inserti grafici sono stilizzati e ipercolorati, ma gli ambienti e le dinamiche rimangono quelli della quotidianità, una quotidianità più affilata delle unghie di qualunque matrigna. Un travestimento ironico, giocoso e surreale (che non è mai prevedibile e banale) che rende ancora più lacerante la percezione del mondo, le inquietudini e i disagi. (Matteo Marelli per Film. Tv)

RASSEGNA ITACA

ITACA è uno sguardo sul presente, uno spazio pensato per dare voce e visibilità a nuove formazioni, nuove poetiche, fresche visioni e drammaturgie originali. La rassegna percorre con quattro appuntamenti i mesi di aprile, maggio e giugno tentando di restituire e documentare il modo di pensare-fare teatro da parte delle esordienti generazioni di artisti e le istanze di racconto del presente che emergono sempre più accanto ai linguaggi più sperimentali.

Prossimi appuntamenti: 30, 31 maggio
Materiali per la morte della zia/Bribude Teatro
1, 2 giugno
Radici/Asterlizze

INFORMAZIONI

Data e orario: mar, merc ore 20.30

PREZZI: Intero 19 € – Under30 15 € – Over 65 / Under 14 11 €

Convenzioni 18 € – Scuole di teatro 12 € – Prevendita e prenotazione 1 €

Info e prenotazioni +39 0269015733 biglietteria@teatrofontana.it

www.vivaticket.com

Categorie comunicato stampa, Senza categoria

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