“Preferirei di no” al Teatro Gerolamo – Recensione

La frase che dà il titolo alla commedia vista ieri sera al Teatro Gerolamo è la stessa che viene proferita da Bartleby lo scrivano, protagonista del racconto di Melville tutte le volte che gli viene ordinato di eseguire la copiatura di un documento o qualsiasi altro tipo di lavoro. Una frase di ribellione agli ordini come forma di affermazione della propria libertà e che si oppone ai compromessi che la società impone. Ben conosce quella frase Teresa, una donna anziana che vive da sola in un paesino sperduto in campagna dove mancano molte delle comodità della vita cittadina, con l’elettricità e la rete telefonica che possono essere messe fuori uso da un violento temporale che colpisce i tralicci. Ed è proprio quella frase, che dimostra una buona conoscenza culturale nella donna, a preservarla da incursioni di chi potrebbe invadere il suo territorio, anche e soprattutto isolato, con pretese provenienti dall’esterno.

All’inizio troviamo Teresa (Ivana Monti) che si muove nel tinello di casa mentre prepara una torta per far fuori un po’ delle tante uova che le galline le sfornano abbondantemente tutti i giorni e intanto, come succede alle persone che vivono in solitudine, parla da sola. I rumori di tuoni e di scrosci copiosi di pioggia provenienti dall’esterno la fanno sobbalzare. “Non è una bella giornata per una meteoropatica” si lamenta fino al momento in cui sente bussare alla sua porta e grida “avanti, c’è la chiave sulla toppa”. Entra una giovane donna venuta lì proprio a cercare lei: è sua figlia Diana (Maria Cristina Gionta) che non vedeva da un decennio, ma gli anni, si verrà a sapere, sono stati di più perché sono da conteggiare anche quelli che Teresa aveva trascorso in una casa di cura per malattie mentali dopo che aveva tentato di uccidere il marito, un importante uomo politico. La sopraggiunta sta organizzando la campagna elettorale del padre per l’elezione a senatore e, siccome la posta in gioco è molto alta, la lotta con gli altri candidati è “all’ultimo sangue”, l’uomo dovrà dimostrare di vivere in una famiglia felice tale da conquistarsi più facilmente le simpatie dell’elettorato. Non potendo avere accanto la moglie, che non aveva più incontrato da quando era finita nella casa di cura, occorrerà, su suggerimento di un curatore d’immagine e di Petra Sebastiani, giornalista di una rivista femminile, procurare un’intervista alla donna che, seguendo uno schema preconfezionato, dovrà elogiare le qualità dell’uomo. Ma Teresa non è disposta a raccontare episodi idilliaci di una vita familiare che non erano stati vissuti come tali e che anzi l’avevano indotta al gesto drammatico, e perciò, alle insistenti richieste della figlia, risponde con il suo “preferirei di no”, unica arma di difesa e nello stesso tempo presa di distanza da compromessi.

Diana, pur prevedendo questi rifiuti, farà in modo tuttavia di convincere la madre che alla fine si sottoporrà all’intervista ma, quando dovrà firmare l’accettazione di benestare alla pubblicazione della stessa, griderà il suo ennesimo rifiuto manifestato con il “preferirei di no”.

Lo scontro tra le due donne diventa a questo punto più marcato specialmente da parte della figlia, che prima lo soffocava per meglio raggiungere il proprio scopo. Ma non è un tradizionale scontro generazionale tra una madre e una figlia che pure in diversi punti viene fuori, ma uno scontro di natura esistenziale: Teresa che, già figlia di un uomo politico di forte integrità morale, aveva da questi imparato l’onestà intellettuale che poi non aveva ritrovato nel marito da cui si era lasciata affascinare fino al momento in cui, scopertane la falsità, aveva voluto separarsi sia pure con un gesto estremo e Diana che invece ha imparato proprio dal padre l’opportunismo e il cinismo necessari a condurre senza ritegno un’amorale scalata sociale. Se la seconda si muove e parla con impazienza per tentare di raggiungere il suo scopo, la prima usa l’arma dell’ironia e sa anche scherzare con intelligenza su argomenti spinosi a significarne l’inutilità. È qui che la pièce dimostra maggiore consistenza. In questo dibattito che si fa sempre più scontro ed è ravvisabile anche a livello metaforico (esemplare è la scena nella quale le due donne piegano le due lunghe lenzuola e dove ciascuna delle due tira con forza verso di sé l’estremità che ha in mano). E non mancano, per vivacizzare il dialogo, quelle battute proprie del sentire comune che sono soprattutto d’appannaggio di Teresa: Diana spiega che è opportuno pubblicare l’intervista in una rivista femminile perché l’elettorato costituito da donne è più importante e Teresa la provoca con la frase che le donne sono importanti perché votano con l’utero. E se Diana parla della sua relazione destinata a durare nel tempo con un giovane uomo che sta scalando la sua ascesa nel mondo della politica e della comunicazione, Teresa manifesta il suo pensiero sul fatto che i rapporti fondati sugli interessi sono i più duraturi.

Il conflitto tra le due donne si risolverà nel finale a sorpresa. A favore dell’una o dell’altra oppure, più presumibilmente, ed è il pubblico a deciderlo, a favore di entrambe.

“Delicato, intenso, ironico e graffiante, il testo conserva sempre una vena di sottile umorismo ed è una spietata analisi dei compromessi e delle feroci regole del gioco della politica”, in questo modo lo definisce il regista Silvio Giordani che ha potuto contare sulla presenza di una straordinaria Ivana Monti che ha la capacità naturale di abbattere la barriera che separa il palcoscenico dal pubblico grazie alla sua naturale e generosa disponibilità nell’esprimere le varie sfaccettature del personaggio interpretato dal quale far emergere i colori delle varie fasi, dalle più dolenti a quelle di una sottile ironia. Accanto a lei un’altrettanta brava Maria Cristina Gionta che ha saputo rendere magnificamente l’irruente personalità della figlia.

La commedia, scritta nel 1994, fu appresentata per la prima volta nel 1995 da Anna Proclemer, madre della scrittrice.

Insieme alle due attrici ha preso parte alla rappresentazione, esibendosi dalla barcaccia, il sassofonista Vittorio Cuculo.

Ottima l’accoglienza da parte del pubblico che ha applaudito a lungo.

Unica replica al Teatro Gerolamo oggi alle ore 16,00 (info in calce)

Vista il giorno 2 marzo 2024

(Carlo Tomeo)

IVANA MONTI e MARIA CRISTINA GIONTA
in PREFERIREI DI NO
di Antonia Brancati
regia Silvio Giordani
musiche eseguite dal vivo dal sax di Vittorio Cuculo
scene Mario Amodio
disegno luci Marco Macrini
costumi Lucia Mariani

durata spettacolo: 90 minuti

ORARI: feriali ore 20 – domenica ore 16
PREZZI: da 12 a 30 €
INFORMAZIONI e PRENOTAZIONI 
uffici: 02.36590120 / 122 | biglietteria 02 45388221 biglietteria@teatrogerolamo.it – info@teatrogerolamo.it – www.teatrogerolamo.it

TEATRO GEROLAMO
Piazza Cesare Beccaria 8 – 20122 Milano

Categorie RECENSIONI

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