“Il calamaro gigante” al Teatro Manzoni – Recensione

“I sogni son desideri di felicità” diceva una celebre canzone del film “Cenerentola ” di Walt Disney e Angela da piccola ne aveva avuti diversi ma poi, crescendo, i casi della vita glieli avevano soffocati. La troviamo adulta bloccata in un ingorgo dell’A1 mentre cerca disperatamente di arrivare in tempo a una cena di lavoro dove si deciderà del suo futuro professionale. Ma non arriverà a destinazione perché verrà improvvisamente travolta da una gigantesca onda marina che la trasporterà in uno spazio che non appartiene al presente e dove incontrerà un uomo strano che, per come è vestito e da quello che dice, sembra provenire da un altro secolo. L’uomo dichiarerà di chiamarsi Monfort, naviga da secoli nei mari del mondo alla ricerca di un calamaro gigante. Angela cercherà invano di tornare al luogo di provenienza ma non potrà farlo e si troverà costretta a seguire l’uomo iniziando da quel momento con lui un viaggio che percorrerà epoche e luoghi diversi. E durante quei viaggi i due conosceranno tante realtà, le più diverse. Da una parte naviganti ed esploratori che avevano percorso i mari di località lontane come aveva fatto Don Francesco Negri nel ‘600 che, partendo da Ravenna, raggiunse il Polo Nord dove fece la conoscenza dei lapponi che lui considerò il popolo più felice della terra, o come il capitano Frédéric-Marie Bouyer che, mentre era in viaggio verso Cayenne, avvistò un calamaro gigante nel 1861 a nord est di Tenerife. Dall’altra uomini di scienza come Richard Owen che confutavano l’esistenza dell’animale fino a quando un gruppo di ricercatori del Museo Nazionale di Scienze del Giappone nel 2006 ne filmò un esemplare vivo che navigava nei fondali marini.

Durante il suo viaggio con Monfort Angela rivive anche il periodo di quando era scolara, appariva come una ragazza strana agli occhi dei compagni e a quelli della maestra e le era stato affibbiato il soprannome di “calamara” perché quando le era stato chiesto quale fosse il suo animale preferito lei aveva risposto essere il calamaro gigante. È forse per questo motivo che il fato aveva voluto che si trovasse a un certo punto della sua vita ad affiancare Monfort in quella navigazione di ricerca? E noi assistiamo a queste traversate nel tempo e nei mari, dove sono travolti da onde gigantesche e avvistamenti di tentacoli lunghissimi che sembrano serpenti che spuntano da marosi agitati. Ma nello stesso tempo vediamo Angela ragazzina e adolescente che parla con la nonna che da quando è morto il nonno è diventata strana tanto da vederlo e comunicare con lui. Ma poi cos’è la stranezza? Cosa vuol dire essere “strani”? Si è strani quando si è distanti dal comune modo di vedere le cose? Si è strani quando si sogna e si inseguono quei sogni fino a essere costretti a soffocarli per raggiungere il sentire comune? Il calamaro gigante era un animale che per la scienza non esisteva e chi credeva nella sua esistenza era giudicato strano. Lo erano tutti i Monfort che lo avevano cercato attraverso i secoli con l’accanimento e l’ossessione di un capitan Achab e che solo nel nostro secolo hanno raggiunto la conferma della loro convinzione. E in tal senso scopo dello spettacolo è trasmettere un messaggio di fiducia in un mondo come quello attuale fatto di scarse certezze.

I personaggi della pièce agiscono in un suggestivo scenario creato da Anna Varaldo dove si muovono onde marine rese da ampie lenzuola bianche fluttuanti a simulare la spuma del mare e manovrate con abilità da sette performer e nella quale sono elementi fondamentali tendaggi dallo smagliante azzurro ed effetti speciali quali i video e le ombre del Robin Studio, i giochi di luci dalle varie tonalità e intensità disegnati da Gaetano La Mela. Una scena arricchita inoltre dalla fondamentale musica di Rocco Tanica e Diego Maggi che specialmente all’inizio assume le tonalità di un kolossal cinematografico, immergendoci nell’azione tempestosa, e che l’accompagna durante il suo progredire fino ad arricchirsi di testi non banali in brani cantati coralmente propri del musical.

In tale contesto si muove Bruno Stori nelle vesti di Monfort con una recitazione che, come richiede il personaggio, sa essere ora stralunata, ora collerica. Accanto a lui un ironico Gennaro Apicella nella parte dello scienziato Richard Dover. Angela Finocchiaro nel ruolo della protagonista ha fornito piena conferma della sua multiforme bravura toccando i diversi stati d’animo che il personaggio richiede. Sa interpretare il ruolo dalla bambina un po’ ingenua e un po’ smaliziata, oggetto d’amore di una nonna che capisce che essere strani agli occhi degli altri può essere un punto di forza per se stessi, e il personaggio di una donna che ha imparato che vivere con disincanto è una forma di difesa salvo poi non dimenticare che “i sogni bisogna tenerli dentro e non importa se non si realizzano”. Ho seguito negli anni la carriera artistica di questa attrice di gran valore, la ricordo in uno dei suoi primi spettacoli, “Panna acida” allestito con Carlina Torta e Amato Pennasilico e da allora l’ho ammirata in tante opere teatrali e cinematografiche.

Il passaggio dal testo del libro allo spettacolo teatrale non è stato facile, ha subìto una gestazione di circa due anni, così ha dichiarato l’autore Fabio Genovesi durante la conferenza stampa di presentazione al Teatro Manzoni perché quello, che ai suoi occhi sarebbe dovuto essere un monologo, per desiderio di Angela Finocchiaro è diventato una pièce articolata con diversi attori in scena e con la messa in opera di una complessa scenografia resa possibile grazie a una generosa produzione. E il risultato è sicuramente notevole perché è diventato un musical a tutti gli effetti grazie alla partecipazione dell’affiatato gruppo di performer, che ha brillato in danza, canto e mimica, e alla perfetta regia di Carlo Sciaccaluga, creatore attento di ogni dettaglio. Il tutto lungamento applaudito dal pubblico che ha gremito il teatro la sera della prima.

Repliche fino al giorno 25 febbraio.

Visto il giorno 13 febbraio 2024

(Carlo Tomeo)

Dal 13 al 25 febbraio 2024 feriali ore 20,45 – domenica ore 15,30
sabato 24 febbraio ore 15,30 e 20,45
ANGELA FINOCCHIAROBRUNO STORI in IL CALAMARO GIGANTE
dal romanzo omonimo di Fabio Genovesi

adattamento di Fabio Genovesi, Angela Finocchiaro e Bruno Stori

regia Carlo Sciaccaluga

Musiche Rocco Tanica e Diego Maggi

con Gennaro Apicella, Silvia Biancalana, Marco Buldrassi, Simone Cammarata, Sofia Galvan
Stefania Menestrina, Caterina Montanari, Francesca Santamaria Amato

scene e costumi Anna Varaldo – disegno luci Gaetano La Mela – Video Robin Studio -Ideazione creature marine Alessandro Baronio – Costumi Quindi Cooperativa Sociale e di Comunità Nanina

Direttore di allestimento Daniele Donatini

Assistente regia Silvia Biancalana – Assistente scenografa Nina Donatini

Produzione Enfi Teatro e Teatro Nazionale di Genova

© Gaetano La Meta

Teatro Manzoni Milano

BIGLIETTI Prestige € 36,50 – Poltronissima € 33,00 – Poltrona € 25,00 – Poltronissima under 26 anni € 16,00

Per acquisto:
biglietteria del Teatro
online https://www.teatromanzoni.it/acquista-online/?event=3425728
telefonicamente 027636901
circuito Ticketone

Categorie RECENSIONI

2 pensieri riguardo ““Il calamaro gigante” al Teatro Manzoni – Recensione

  1. Avatar di Marco Delrio
    Marco Delrio - mvrcodelrio.com 15 febbraio 2024 — 13:11

    Complimenti, un bellissimo articolo che ho letto volentieri.

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