“Nel guscio” al Teatro Elfo Puccini, sala Fassbinder – Recensione

RECENSIONE:

Ian McEwan è famoso per la narrazione di storie torbide, situazioni estreme adatte a trasposizioni cinematografiche (non a caso ben otto trame tratte da suoi romanzi sono state sceneggiate per il cinema e due di queste da lui stesso). Quando lessi “Nel guscio” avvertii subito che la storia narrata si prestava senz’altro a un adattamento teatrale, anzi la sceneggiatura era già pronta, anche grazie al fatto che il romanzo fosse scritto in prima persona, e bastava solo “alleggerirne” la scrittura, eliminandovi le parti più lunghe e modellarla secondo i canoni più squisitamente teatrali. Cristina Crippa, non nuova a regie tratte da opere letterarie, di lei ricordo in particolare le messe in scena tratte da romanzi di due tra le mie scrittrici più amate: ” Libri da ardere” di Amélie Nothomb e, insieme a Elio D Capitani, “Trilogia della città di K.” di Agota Kristof, non si è lasciata sfuggire l’occasione offertale dal romanzo di McEwan portandone in scena l’originale vicenda che consiste di pensieri esplicitati in monologo da parte di un feto che vive il penultimo mese della sua condizione nell’utero materno, in attesa di nascere alla vita. Lo vediamo, all’inizio dello spettacolo, questo feto racchiuso in un’amaca dondolante circondato da leggero fumo e da una luce rossastra simulante una placenta, mentre barbuglia incomprensibili fonemi, propri dei neonati. Poi inizia a pronunciare parole più comprensibili fino a articolare frasi rivolte a sé stesso. Ascolta quello che avviene all’esterno, rumori di oggetti casalinghi che vengono spostati e soprattutto discorsi fatti da più voci. Sono quelli di sua madre Trudy e, specialmente all’inizio, di Claude, il fratello di suo padre. Apprende così dai loro dialoghi che suo padre John è editore e poeta, che lo zio abita in quella casa e che è l’amante di sua madre. Per un tempo limitato il feto resta rannicchiato nell’amaca ma poi finalmente ne esce per raggiungere il pavimento e muoversi in piedi sulla scena, quasi a vedersi già nato alla vita. In realtà quello che a noi appare è una sua proiezione immaginifica ma è anche una esigenza teatrale. Intanto percepisce con l’udito quello che accade al di fuori fino a un’escalation di azioni drammatiche che vedrà come protagonista anche suo padre e all’uccisione di quest’ultimo da parte dei due amanti.

A ispirare McEwan nel suo romanzo è la storia dell’Amleto shakespeariano e questo si evince fin dall’epigrafe scritta nel libro. Gli stessi nomi dei due personaggi “esterni” al protagonista non sono stati scelti a caso. La madre Trudy, diminutivo di Gertrude, e lo zio Claude ne sono la prova. Cristina Crippa ha saputo cogliere nel romanzo l’occasione per portare nel luogo maggiormente deputato alla lettura del suo tema, così teatrale, e ne ha individuato i punti basilari scegliendo, pur nel rispetto della scrittura originaria, quelli più salienti, cosa necessaria ad ogni adattamento scenico di un’opera letteraria. Ingegnosa l’idea di far intervenire i personaggi che agiscono intorno al protagonista attraverso le loro voci recitanti dall’esterno, tra le quali si riconoscono quelle di Ferdinando Bruni, Elio De Capitani e della stessa Cristina Crippa. Tutta l’operazione ha dato come risultato una rappresentazione avvincente, con un crescendo di suspense che inchioda lo spettatore fino alle ultime battute. Non potendo rivelare il finale per non togliere la sorpresa, fornirò appena un indizio probante: un guanto.

A dare corpo e voce al protagonista della pièce è Marco Bonadei che per quasi due ore sa muoversi in scena con capacità invidiabili, da vero mattatore, nell’attraversare con naturalezza tutte le varie fasi emotive che caratterizzano il personaggio che è chiamato a interpretare: dall’esigenza di vivere una condizione protetta, che nell’immaginario collettivo può investire un feto, allo sgomento che si può provare quando si viene a conoscenza che la propria madre è lontana dall’essere perfetto che si immaginava, dal dolore nello scoprire che proprio costei, in combutta con il suo amante, stia perpetrando l’assassinio del di lui padre alla tenerezza e all’amore che nonostante tutto avvince e che permette anche di superare il disgusto.

Alla rappresentazione di ieri sera era presente un folto pubblico, tra cui una buona rappresentanza degli attori, registi e aficionados del Teatro Elfo Puccini. Applausi scroscianti per la regista Cristina Crippa e per il bravissimo Bonadei chiamato ripetutamente sul proscenio. Lo spettacolo sarà in replica fino al 22 dicembre e se ne consiglia la visione.

Visto il giorno 9 dicembre 2022

(Carlo Tomeo)

9 > 22 dicembre | Teatro Elfo Puccini – sala Fassbinder

Nel guscio

di Ian McEwan
regia Cristina Crippa
con Marco Bonadei

scene e costumi Roberta Monopoli, luci Michele Ceglia, suono Luca De Marinis

voci registrate Ferdinando Bruni, Elio De Capitani, Cristina Crippa. Enzo Curcurù, Alice Redini, Elena Russo Arman, Vincenzo Zampa

produzione Teatro dell’Elfo

in accordo con Arcadia &Ricono Ltd per gentile concessione di The Agency (London) Ltd

Video del teatro Elfo Puccini

TEATRO ELFO PUCCINI, corso Buenos Aires 33, Milano – Mart/ven. ore 21.00; sab. ore 19.30; dom. ore 16.30 Prezzi: intero € 34 / <25 anni >65 anni € 18 / online da € 16,50 – Biglietteria: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org – whatsapp 333.20.49021

Categorie RECENSIONI

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