“Vecchi tempi” al Salone Pacta – Recensione

Vecchi tempi di Harold Pinter

al Pacta Salone

Regia di Claudio Morganti

RECENSIONE:

Primi anni 70. L’interno borghese di una casa colonica ristrutturata: ai lati due divani, al centro una poltrona, accanto a ciascuno dei tre un tavolinetto che contiene bottiglie di liquori e bicchieri. Sul divano di destra siede Kate (Maria Eugenia D’Aquino), sulla poltrona Deeley (Riccardo Magherini). Sul fondale, a differenza della finestra descritta da Pinter nelle didascalie della commedia, una striscia rettangolare che ne occupa tutto lo spazio e sul quale si riflettono luci colorate e mutevoli di intensità e di cromatura. In fondo alla scena, con le spalle rivolte al pubblico, è immobile la figura di una donna (Annig Raimondi). Deeley e Kate aspettano la visita di Anna, vecchia amica della donna, che dovrà venire a trovarla dopo vent’anni che non si frequentano. Deeley si mostra incuriosito da quella visita e chiede alla moglie l’origine dell’amicizia e notizie morbose e approfondite sulla donna che sta per arrivare. Kate risponde svogliatamente, si direbbe quasi seccata da quelle domande e dell’arrivo della sua vecchia amica. Costei è la donna che voltava le spalle al pubblico e che sembrava guardare all’esterno dell’abitazione e ora si palesa come Anna. Comincia il dialogo tra i tre. Le due donne ricordano i tempi della loro giovinezza, episodi svariati in cui si divertivano, come coltivavano i vari interessi culturali, Deeley partecipa alla conversazione ponendo domande e raccontando anche il suo passato con Kate, come e dove si erano conosciuti. Sembra una conversazione qualunque, dove il punto focale è rappresentato dai ricordi. Deeley sembra contento dell’arrivo di Anna e i due si abbandonano a intonare canzoni della prima metà degli anni trenta, come “Blue Moon”, “I Get a Kick Out of you”, “Smoke Gets in Your Eyes”, “They Can’t That Away From Me”. Anna rimane indifferente. Presto i ricordi di ciascuno dei tre, specialmente quelli delle due donne, non sembrano combaciare e il sovvertimento dei ruoli diventa più specifico nella seconda parte della commedia.

Pinter aveva scritto la commedia dividendola in due atti: la scena era la stessa per entrambi gli atti con l’unica differenza che i divani venivano posti in posizione rovesciata mentre solo la poltrona rimaneva al centro. Claudio Morganti ha voluto unire i due atti in uno unico, le poltrone sono rimaste al loro posto ma quello che prima era occupato da Kate ora sarà occupato da Anna e viceversa. Gli stati d’animo delle donne sembrano essere mutati. Ora, mentre Deeley ricorda ad Anna di averla già conosciuta e in che modo, è Kate che si pone di spalle al pubblico e guarda fuori l’immaginaria finestra, fino a ricomparire in scena verso la fine e sedersi sul divano posto sulla sinistra. La conversazione riprende e i toni di Deeley appaiono sempre più morbosi. I suoi ricordi riguardano momenti di sensualità vissuta. Con Kate? Ma Kate lo ricorda? E che ruolo ha avuto Kate nella vita di Anna? La prima si circondava di tanti amici, mentre la seconda, più timida e introversa, viveva più in ombra rispetto all’amica, pur coabitando con lei.

Harold Pinter sembra divertirsi, con questa commedia a mescolare le carte. Il detto è subito dopo contraddetto. Le frasi che dovrebbero essere usate per suscitare ricordi sembra che non vengano usate adeguatamente. Perché quei ricordi appartengono a vecchi tempi (ormai troppo lontani) e non sono più oggettivi ma diventano soggettivi, a seconda di come sono rimasti impressi nelle menti dei tre personaggi. E così le informazioni su Anna che Deeley chiede a Kate all’inizio della commedia sembra che non abbiano più valore per lui quando comincia a percepire la sensazione di aver già conosciuto l’amica della moglie. Adesso, nel ricordare un episodio chiave, porta ad Anna il caffè che assume esso stesso l’odore di un ricordo quasi fosse una madeleine proustiana (e si sa quanto Pinter fosse un amante della “recherche” proustiana, tanto da scriverne una sceneggiatura sette anni dopo che non divenne mai un film). Ed è sintomatico che, quando l’uomo reca a Kate quello che è rimasto del caffè, la donna lo trovi freddo e lo rifiuti, a significare che ciò che dovrebbe aver aiutato l’amica a ricordare, dentro di lei non affiora quel ricordo. I tre rimangono coinvolti negli scherzi che la memoria può fare quando sono passati tanti anni e si ricorre inutilmente a quella delle persone vicine, credute erroneamente complici, per ravvivare la propria, ma in questo modo si finisce per cadere in errori intrappolanti. Un labirinto da cui sembra improbabile l’uscita, ed è possibile ravvisare una similitudine del tema dell’opera al romanzo “Dans le labyirinte” di Alain Robbe-Grillet.

Lo sfondo cangiante che funge da grande finestrone, cambiando luminosità e cromatura, fa da leitmotiv a quanto avviene sulla scena e i colori si alternano così come si mescolano le memorie dei tre protagonisti. Lo spettatore attende con ansia lo scioglimento di quello che vede come un’enigma e qualcuno forse crede di trovarlo nel monologo finale di Kate. Ma Pinter non lo spinge verso quella soluzione. La commedia termina con quel monologo ma le carte in gioco rimangono ancora coperte.

L’ottima regia di Claudio Morganti ha destinato a Maria Eugenia D’Aquino il ruolo di Kate, che si dimostra riservata, timida, salvo farsi prendere dall’ira nei momenti della conversazione che possono apparire più contrastanti con la sua natura, specialmente quando il marito si abbandona a un linguaggio scurrile. L’altro ruolo femminile è stato attribuito ad Annig Raimondi, credibile nella parte della donna ambigua che può anche costituire un pericolo nella coppia che la sta ospitando. Riccardo Magherini s’impegna con decisione nella parte di un Deeley passionale, che esprime senza complessi la propria sensualità, dalla personalità apparentemente prevaricante, salvo poi abbandonarsi alle lacrime in un momento delicato.

Il pubblico presente ha applaudito a lungo chiamando più volte gli attori alla ribalta. Per gli amanti di Harold Pinter questa è un’ottima occasione per recarsi a vedere lo spettacolo che sarà in scena fino all’8 Maggio.

Visto il 28 Aprile 2022

(Carlo Tomeo: diritti riservati)

PACTA SALONE

Dal 26 aprile all’8 maggio 2022 New Classic

VECCHI TEMPI di Harold Pinter  –   prima assoluta

nuova traduzione Alessandra Serra

regia Claudio Morganti

con Maria Eugenia D’Aquino, Riccardo Magherini, Annig Raimondi

spazio scenico e luci Fulvio Michelazzi

costumi Nir Lagziel

assistenti regia Livia Castiglioni, Lorena Nocera

tecnico costruttore Eliel Ferreira de Sousa

produzione PACTA . dei Teatri

inserito in Invito a teatro          

INFORMAZIONI GENERALI

Dove siamo: PACTA SALONE via Ulisse Dini 7, 20142 Milano

MM2 P.zza Abbiategrasso-Chiesa Rossa, tram 3 e 15, autobus 65, 79 e 230

Per informazioni: www.pacta.org tel. 0236503740 – mail biglietteria@pacta.orgpromozione@pacta.orgufficioscuole@pacta.org

Orari spettacoli: martedì – sabato ore 20.45 | giovedì ore 19.00 | domenica ore 17.30 – lunedì riposo– VERIFICARE SUL SITO GLI ORARI

Orari biglietteria: via Ulisse Dini 7, 20142 Milano

nei giorni di programmazione la biglietteria apre 90’ prima dello spettacolo

Acquisto biglietti: www.pacta.org

Prezzi biglietti: Intero € 24 | Rid. Convenzioni, CRAL e gruppi (min. 10 persone) € 16 | Under 25/over 60 € 12 | gruppi scuola € 9

L’ingresso al teatro sarà consentito esclusivamente su presentazione della Certificazione Verde Covid-19 rafforzata e indossando una mascherina FFP2

Ufficio stampa per PACTA . dei Teatri:

Giulia Colombo – email: giuliacolombo.stampa@gmail.com

Categorie RECENSIONI

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