“La leggenda di Redenta Tiria” – All’AltaLuceTeatro – Recensione

LA LEGGENDA DI REDENTA TIRIA

di Salvatore Niffoi

adattamento e regia di Corrado dElia

con Corrado dElia

musiche di Marisa Sannia

progetto grafico Chiara Salvucci

luci Chiristian Laface audio Gabriele Copes

produzione Compagnia Corrado d’Elia

RECENSIONE

Lo spettacolo che Corrado d’Elia propone all’AltaLuceTeatro, già presentato in prima edizione al Teatro Verdi nel 2010, è il suo adattamento per il teatro del libro di Salvatore Niffoi e ne conserva la struttura: non il racconto di tutti gli episodi narrati nel libro, ma una serie di essi che riguardano gli abitanti di Abacrasta, un paese di pura invenzione che non esiste realmente e che si immagina collocato in Barbagia. Abacrasta ha la particolarità che i suoi abitanti non muoiono di morte naturale ma sono chiamati alla morte da una voce che li chiama quando è arrivato il momento di passare “ad altra vita” (“ajò, preparati che il tuo tempo è scaduto”). La morte avviene per impiccagione: gli uomini usano la cintura dei pantaloni, le donne una fune. Un giorno, però, arriva nel Paese, Redenta Tiria, “una femmina cieca, con i capelli lucidi come ali di corvo e i piedi scalzi” e dal suo arrivo la gente non ascolta più l’ordine della voce e smette di suicidarsi. La scena della rappresentazione è quasi spoglia, occupata solo da sassi disposti a cerchio a rappresentare l’asperità del luogo in cui si colloca l’immaginaria Abacrasta, uno sgabello e un leggio. Corrado d’Elia entra in scena munito di microfono e si pone al centro del cerchio sedendosi sullo sgabello e inizia la narrazione della vita di alcuni abitanti del paese. Sono narrazioni brevi, rispetto al libro, ma essenziali e avvincenti: a volte dolenti, altre divertenti, a seconda dei termini usati nella definizione dei personaggi e della storia che li vede protagonisti. La narrazione avviene in italiano nel quale si inseriscono termini in un linguaggio ibrido tra la lingua italiana e la limba, parlata prevalentemente nel nuorese, contrappuntata dalla voce di Marisa Sannia, le cui canzoni in sardo sono state scelte opportunamente tra quelle più melodiche e quelle più vivaci, a seconda dei temi trattati nei racconti. Queste canzoni e la bellissima voce di Marisa Sannia non hanno fatto da semplice supporto allo spettacolo ma sono state co-protagoniste con il monologo di Corrado d’Elia, regalando al pubblico ulteriori pathos e suggestioni.

Tra i vari racconti c’è quello di Beneitta Trunzone, che, essendo l’unica figlia femmina della sua famiglia, fu destinata, già quando aveva tre anni, a farsi suora, secondo l’usanza del paese e che, quando divenne grande, prima ancora di prendere i voti e non potendo amare Bustianu Chitarra che cantava le canzoni dei Beatles, preferì seguire la voce e, al suono del disco di “Day Tripper” che suonava sul giradischi, s’impiccò. C’è quella del sindaco Bantine Pica, bravissimo a scuola tanto da vincere una borsa di studio che gli permise di laurearsi, diventando una delle persone più ammirate dal paese che lo elesse sindaco, ma fu preso dal vizio del gioco fino al punto di, una volta persi tutti i suoi averi, inseguire la chiamata della voce per correre a impiccarsi. Ma non tutte le storie hanno un finale tragico perché, con l’arrivo di Redenta Tiria, termina il triste destino degli abitanti di Abacrasta e le storie dei suoi abitanti prendono un’altra piega. E la più bella di tutte, per come ne viene narrato il finale, è la storia di Chilleddu Malavadau e di sua madre che è anche l’ultimo racconto e che mi limito solo a menzionare per non togliere allo spettatore quel sentimento che lo coinvolgerà sentimentalmente. La morale che reca Redenta Tiria, il cui nome non è casuale, è che in ogni sofferenza non bisogna mai perdere lo spirito della vita, che vale la pena di essere vissuta a ogni costo.

Corrado d’Elia è il mattatore magico che conosciamo e la sua recitazione è fonte di emozioni variegate e commoventi, mai come in questo spettacolo, anche grazie al fatto che il piccolo spazio del teatro permetteva una vicinanza sia fisica che emotiva tra il pubblico e l’attore, infrangendo quella barriera esistente normalmente tra palcoscenico e platea.

Al termine dello spettacolo l’attore, ispirato anche dal clima familiare che si era instaurato con il pubblico, ha concesso due bis: il primo di un racconto che aveva già narrato e il secondo che non aveva fatto parte della recita.

Questo bellissimo spettacolo rimarrà in scena solo oggi, sabato 22 Gennaio alle ore 20,30 e domani, domenica 23 Gennaio alle ore 16,30. Il mio consiglio, se vorrete vivere un’emozione che non dimenticherete, è di non perderlo assolutamente!

Visto il giorno 21 Gennaio 2022

Carlo Tomeo: diritti riservati

INFO: Biglietti: Intero 20€ +2€ Tessera Associativa –

Abbonati Corrado d’Elia 15€ – Soci Alta Luce 17€

Allievi Teatri Possibili 10€ – Prenotazione obbligatoria https://bit.ly/3z0YFz2

AltaLuceTeatro, Alzaia Naviglio Grande, 19020144 Milano

Telefono348 707 6093

Categorie RECENSIONI

2 pensieri riguardo ““La leggenda di Redenta Tiria” – All’AltaLuceTeatro – Recensione

  1. Una recensione che conferma quanto la scrittura, la recitazione e il luogo, un piccolo e accogliente teatro lungo il naviglio, rendano una esperienza unica grazie alla recitazione di un mattatore quale è Corrado d’Elia. Da non perdere.

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