“ODISSEA. Storia di un ritorno” al Teatro Carcano

Al Teatro Carcano di Milano Un progetto ATIR il 27 e 28 Novembre

ODISSEA. Storia di un ritorno Ideato e diretto da Serena Sinigaglia

Drammaturgia Letizia Russo

Traduzione degli episodi di Odissea a cura di Maddalena Giovannelli, Alice Patrioli e Nicola Fogazzi

In scena 90 partecipanti ai laboratori di teatro sociale e di territorio di ATIR
Attore-narratore Mattia Fabris – Scene a cura di Maria Spazzi – Light designer Alessandro Verazzi – Sound designer Sandra Zoccolan

Progettazione scene e ideazione costumi a cura degli studenti del Biennio di Specializzazione in Scenografia Teatro e Costume per lo Spettacolo dell’Accademia di Belle Arti di Brera

Attrezzeria e realizzazione scene a cura di Marianna Cavallotti Chiara Modolo

Progettazione costumi a cura di Marilena Montini Ilaria Strozzi

Conduttori dei laboratori preparatori all’evento Mila Boeri, Giorgio Cassina, Mattia Fabris, Matilde Facheris, Nadia Fulco, Gabriele Genovese, Valentina Ledono, Annagaia Marchioro, Lucia Nicolai, Stefano Orlandi, Flavio Panteghini, Max Pensa, Sara Pezzotta, David Remondini, Arianna Scommegna, Chiara Stoppa, Chiara Tacconi, Federico Timeus e Virginia Zini

Co-produzione ATIR | Teatro Carcano
In collaborazione con la Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera, Cooperativa Sociale Comunità Progetto, Teatro EDI/Barrio’s e Associazione Amici di Edoardo
Progetto realizzato con i fondi Otto per mille della Chiesa Valdese
Sponsor Linklaters

RECENSIONE

Uno spettacolo-evento senza precedenti, ideato da Serena Sinigaglia nel 2019, e che vede in scena 90 partecipanti dei laboratori di teatro sociale e del territorio ATIR. Ciascuno di questi gruppi ha rappresentato momenti salienti dell'”Odissea” che, per l’occasione, ha avuto nel titolo l’aggiunta di “Storia di un ritorno”. Un ritorno denso di significato perché si allarga simbolicamente al ritorno all’opera teatrale dei diversi gruppi che per due anni, a causa della pandemia del coronavirus, sono stati fermi. Un ritorno alle scene anche del Teatro ATIR Ringhiera che ancora per quest’anno, in attesa che vengano ultimati i lavori di ripristino della sua sede naturale, è ospite con i suoi nuovi spettacoli in vari teatri milanesi. Nelle note di regia, infatti, la stessa Serena Sinigaglia ha scritto che l’intento nella realizzazione del progetto è stato quello di “mettere in connessione tutti i laboratori rivolti alla cittadinanza” per “dare alla comunità che ci segue da anni quel senso di appartenenza che prima si incarnava così bene nel Teatro Ringhiera.”

I vari laboratori son costituiti da uomini comuni (anziani, adolescenti e bambini), persone diversamente abili, attori professionisti, drag queen e king. Ciascun gruppo ha preparato autonomamente alcuni dei passi dell'”Odissea”. Alla fine dei due anni, nel giugno scorso, quando il problema del coronavirus ha “allentato” la sua pericolosità, i vari gruppi hanno presentato in teatri allestiti all’aperto i loro lavori. Successivamente Serena Sinigaglia e Letizia Russo hanno scelto le scene più significative e le hanno assemblate nell’unico spettacolo rappresentato ieri sera al Teatro Carcano.

All’entrata nella sala per prendere posto il pubblico sente in sottofondo il rumoreggiare delle onde marine e un sibilo che potrebbe essere il canto delle sirene. Sul palcoscenico una schermata che riprende vari fasi dello spettacolo che andrà in scena. Allo spegnersi delle luci di sala, appare Ulisse, interpretato da Mattia Fabris, che si aggira sul palcoscenico con l’aria smarrita: è vecchio, sa qual è il suo nome, ricorda solo vagamente le sue imprese, dove si trova e dove sta andando. Ma è confuso, avverte di non essere più la stessa persona che lasciò la sua casa dieci anni prima per andare a combattere una guerra. Ora pensa al rientro verso la sua Itaca ma questo sarà possibile solo se si sforzerà di far tornare alla mente quello che ha vissuto negli ultimi dieci anni. E così farà sforzo sulla memoria, che sia pure a tratti, è ancora attiva, e inizierà a ricordare le varie fasi pericolose da lui vissute nel ritorno a casa dopo aver vinto la guerra di Troia. Ecco, quindi, che l’attore-Ulisse diventa l’attore-narratore e sulla scena appaiono varie vicende che videro l’eroe protagonista: In primis una discussione degli dei, dove Atena convince Zeus a liberare Ulisse dalla maledizione che pesa su di lui e voluta da Poseidone, l’inizio e la fine dell’amore con Calipso, la terra dei Lotofagi, l’incontro con il Ciclope, la scena delle Sirene, il ritorno a casa sotto le vesti di un mendicante, il riconoscimento da parte del cane Argo e della balia, l’uccisione dei pretendenti al suo trono, fino all’incontro finale con Penelope. Solo dopo aver compiuto tutto questo sforzo mnemonico, Ulisse torna in possesso delle sue capacità mentali dove più che l’astuzia degli anni giovanili, ora si è fatta strada quella della saggezza. Significativa la sua frase pronunciata quando, tornato a Itaca, ha preso le vesti del mendicante: “”Fingere di essere un altro mi ha permesso di sopravvivere”.

Raccontata in questo modo non sembra che l’Opera racchiuda grosse novità e invece il bello della stessa è costituito dai vari episodi che si alternano sulla scena e che i vari gruppi rappresentano, affrontando vari generi teatrali, spesso molto divertenti, tanto che il pubblico non poteva non poter ridere, anche copiosamente, alle varie battute. Irresistibile, per esempio, le discussioni degli dei. Calipso, che non vuole accettare l’abbandono da parte di Ulisse, fa la parodia di una donna che non sa ammettere la fine di un amore. I lotofagi che si abbandonano a una danza sfrenata che, più che una danza, è una serie di movimenti convulsi. La figura della balia che deve preoccuparsi di tenere nascosta la vera identità del mendicante apparso improvvisamente a Itaca. Le varie coppie di attori che devono provare, secondo le indicazioni del regista, l’incontro tra Ulisse e Penelope, e qui siamo nel campo del metateatro. Le varie scene sono accompagnate da musiche di oggi di vario genere (le canzoni con la voce di Gianna Nannini, per esempio), e che sono in sintonia ironica con quanto rappresentato, tanto che, in quei momenti, lo spettacolo è assimilabile a un musical.

Tutti i vari gruppi hanno reso al massimo, secondo le indicazioni dei conduttori in primis e della regista poi. Mattia Fabris è stato protagonista assoluto nella parte di Ulisse, che in alcuni momenti veniva chiamato Odisseo. La sua recitazione, con le sue varie sfaccettature, è stata di alto livello professionale.

La costruzione di una nave greca sul palcoscenico ha un enorme valore simbolico perché fa da richiamo all’idea che, dopo una distruzione, è la forza della rinascita che dà un senso alla nostra vita. E la rinascita è combattere una malattia ma anche ricostruire un teatro fondamentale come l’ATIR Teatro e la sua lodevole attività nel campo sociale di quartiere.

Al termine, cui hanno fatto seguito fragorosi applausi da parte di un pubblico più che entusiasta, Serena Sinigaglia e Letizia Russo sono salite sul palcoscenico per ringraziare tutti i laboratori e i loro conduttori, le co-produzioni, gli sponsor e naturalmente il pubblico. Quindi è seguita una musica diffusa che invitava all’allegria e al ballo.

Una grande festa, quindi, ieri sera al Teatro Carcano che si ripeterà oggi alle ore 16,00.

Lo spettacolo, comunque, farà parlare di sé e non potrà non ripetersi in una prossima occasione.

Visto ieri sera al Teatro Carcano

(Carlo Tomeo: ogni diritto è riservato)

TEATRO CARCANO, corso di Porta Romana 63 – 20122 Milano

www.teatrocarcano.com | info@teatrocarcano.com 

Categorie RECENSIONI

2 pensieri riguardo ““ODISSEA. Storia di un ritorno” al Teatro Carcano

  1. Bellissima recensione! Aplauso, sig. Tomeo!

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