“L’anima buona di Sezuan” al Teatro Manzoni – Recensione

MONICA GUERRITORE

omaggio a Giorgio Strehler

L’ANIMA BUONA DI SEZUAN

di Bertolt Brecht

traduzione di Roberto Menin

regia MONICA GUERRITORE

ispirata all’edizione di Giorgio Strehler (Milano 1981)

RECENSIONE

Lo spettacolo che Monica Guerritore sta rappresentando al Teatro Manzoni aveva debuttato al Festival di Spoleto e subito dopo al Teatro Quirino di Roma nel 2019. Le repliche successive furono sospese quando il mondo del teatro si fermò per l’anno 2020 per i noti motivi. La ripresa di quest’anno ha un significato in più perché non solo permette agli spettatori di assistere a un’opera ispirata all’edizione di Giorgio Stehler del 1981 ma lo fa proprio nell’anniversario dei cento anni della nascita del grande regista. Un doppio omaggio, quindi, che rende ancora più significativa l’operazione.

“L’anima buona di Sezuan” è uno dei testi più belli e più significativi delle opere di Brecht. La sua forza sta nell’attualità del tema e ben lo aveva compreso Giorgio Strehler che lo portò in scena due volte, in anni diversi e ben distanti l’uno dall’altro. La descrizione della condizione umana è ben decritta nella trama della commedia, dove fondamentale è la presenza degli dei che, contrariamente alle divinità mitologiche, non hanno il dono di agire affinché l’uomo possa vivere la sua vera natura, che sarebbe buona se le circostanze non lo rendessero cattivo per poter sopravvivere alla miseria. Lo scopre presto la buona Shen-Te, quando, dopo aver aperto con l’aiuto degli dei, una tabaccheria, viene assediata da poveri senza-tetto, che reclamano il suo aiuto. E allora, anche lei dopo averli aiutati e perso i suoi averi, sarà costretta a diventare cattiva per fronteggiare le continue richieste che le vengono fatte, vestendo i panni del cugino cattivo Shui-Ta.

Monica Guerritore, ispirandosi alla rega di Giorgio Strehler, ha portato in scena uno spettacolo magico sotto diversi punti di vista. Si avvale di una splendida ed essenziale scenografia dove in alto primeggia una sfera, che può fungere da sole e da luna, e un fondale bianco sul quale un eccellente gioco di luci passa da tonalità ora abbaglianti ora più tenui che cadenzano i vari momenti in cui si svolge la vicenda. Sulla base il piano girevole, amato da Strehler, sul quale come unico elemento è presente il baracchino della tabaccheria di Shen-Te, che nel secondo atto rappresenta il locale dove Shui-Ta, svolgerà i suoi affari più lucrosi.

I personaggi si muovono spesso sulla scena come marionette manovrate da fili invisibili, esasperando atteggiamenti tipici del ruolo che coprono. Esempi principali in tal senso sono le figure del barbiere (il bravo Nicolò Giacalone) o il poliziotto (l’attore Francesco Godina). Questa scelta è un chiaro riferimento di come l’uomo possa essere succube del potere assolutista e ne fa riferimento il braccio di Shu-Ta alzato da nazista a un certo punto della commedia.

La regia di Monica Guerritore è di altissimo livello, niente è stato lasciato al caso, ha saputo sfruttare la parte scenografica, musicale, e attoriale al meglio. Il ritmo che ha saputo infondere allo spettacolo, che in certi punti diventa incalzante, non permette mai allo spettatore di distrarsi, la bravura nell’utilizzare in tempi veloci i cambi d’abito degli attori e di quelli indossati da se stessa è un valore aggiunto, tanto che non sempre viene notato che lo stesso attore interpreta più di un personaggio.

Ma che dire della sua prova di attrice che sa sdoppiarsi con maestria, e in tempi velocissimi, da Shen-Te in Shui-Ta? Ella sa passare con capacità dalla tenerezza e dolcezza che suscita il personaggio di Shen-Te alla brutalità e alla cattiveria di Shui-ta. la sua arte non sta solo nella recitazione verbale, ma anche nella gestualità (che è anche questa una forma di recitazione) che lei sa usare con padronanza e stile. Particolarmente commovente il finale quando lei si strappa le vesti di Shui-ta e rivela di essere Shui-Te, dimostrando il fallimento di poter vivere una vita come il suo animo le suggerisce invano. Grandissima prova di un’attrice che vive sulla scena con un’intelligenza e una sensibilità non comuni!

La resa di tutti gli attori, che interpretano vari personaggi, è più che lodevole, a cominciare da Vincenzo Gambino (nel doppio ruolo di Wang, venditore d’acqua e dello zoppo) il quale, in diversi momenti, funge anche da narratore, spesso rivolgendosi direttamente al pubblico. Lucilla Mininno (nella parte della Sig.ra Yang e in quella della moglie) è un’ottima caratterista. Yang-Su, l’amato da Shen-Te, è Matteo Cirillo, che sa rendere bene la doppiezza del personaggio interpretato. I tre attori che vestono gli abiti dei tre dei, abiti che sono diversi, durante tutto lo spettacolo, ora in figure da preti, ora in figure da giudici, e che sono presenti nella sala in smoking anche durante l’intervallo, procurano sovente con le loro battute una ventata di ilarità. Sono Alessandro Di Somma, Francesco Godina e Diego Migeni e anch’essi interpretano un altro personaggio minore.

Paolo Daniele ha curato la scelta delle musiche, inserendo brani di varia estrazione, tra cui, per esempio, durante la scena delle nozze, anche le voci di Edith Piaf (che canta “Padam Padam”, al quale si uniscono in coro anche i personaggi) e di Marianne Faithfull (” Bouleward of Broken Dreams”).

Molti applausi anche a scena aperta da parte del pubblico numeroso.

Visto al Teatro Manzoni di Milano il 5 Ottobre 2021

(Carlo Tomeo: ogni diritto è riservato)

Al TEATRO MANZONI Via Manzoni, 42 – 20122 Milano – Tel.: 02 7636901

Dal 4 al 17 novembre 2021

feriali ore 20,45 – domenica ore 15,30 – sabato 13 novembre ore 15.30 e 20.45

BIGLIETTI:

Poltronissima Prestige € 35,00 – Poltronissima € 32,00 – Poltrona € 23,00

Poltronissima under 26 € 15,50

Orari biglietteria: Lunedì: 10.00 – 17.00 / Martedì/Venerdì: 10.00 – 18.00

cassa@teatromanzoni.it

Categorie RECENSIONI

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