L’angelo di Kobane – comunicato stampa

L'Angelo di Kobane 3- Anna Della Rosa - Ph. Lanna.jpgSiete venuti qui per fare del teatro, ma ora dovete dirci: a che cosa serve? (Bertolt Brecht, Discorso agli attori-operai danesi sull’arte della osservazione)

Stanze esperienze di teatro d’appartamento – ottava edizione 2019

STANZE è un progetto ideato e realizzato da Alberica Archinto e Rossella Tansini

prodotto da Teatro Alkaest

martedì 16 luglio 2019, ore 20, presso il giardino del Centro Artistico Alik Cavaliere, via De Amicis, 17 Milano

ingresso: euro 12,00 – prenotazione obbligatoria: info@lestanze.eu –www.lestanze.eu

L’angelo di Kobane

di Henry Naylor

con Anna Della Rosa

traduzione Carlo Sciaccaluga

creazione visiva Christian Zurita

regia Simone Toni

produzione Teatro Nazionale di Genova

Chi ricorda l’assedio di Kobane? Sono passati pochi anni, eppure di quei tragici fatti della guerra civile siriana resta una memoria evanescente e confusa. Il pluripremiato autore inglese Herny Naylor ha condotto una lunga indagine, fatta di ricerche, interviste, studi su quanto accaduto e ne ha tratto un magmatico racconto, un flusso di coscienza che prende spunto da una storia vera. Quella di una giovane donna, una contadina kurdo-siriana chiamata Rehana, che avrebbe voluto studiare, diventare avvocato, e invece abbracciò il kalashnikov. Fino a diventare un implacabile cecchino delle truppe femminili che combatterono contro l’Isis.

«Volevo raccontare – spiega l’autore – quanto e come le nostre ambizioni, i nostri sogni, possono essere distrutti dalle ambizioni di qualcun altro. E di come una donna, che credeva nel pacifismo e nella giustizia, si sia convertita alle armi e alla violenza».

Dopo questa anteprima estiva, lo spettacolo sarà in scena nella stagione del Teatro Franco Parenti.

Anna Della Rosa diplomata alla scuola d’arte drammatica Paolo Grassi, negli anni ha la fortuna di incontrare registi molto diversi fra loro, ma accomunati da una concezione del teatro allo stesso tempo molto profonda e seria, e ricca di passione e di amore per la vita e per gli attori. Così è stato, per citare alcuni esempi, l’incontro con Toni Servillo nella Trilogia della villeggiatura, con Lluis Pasqual, Pascal Rambert, Martin Kusej e Valter Malosti. Artisti che fanno dono agli attori del loro talento, del loro rigore e della loro libertà, e che fanno del teatro, dello spettacolo, della vita di compagnia, un’esperienza reale di vita.

Simone Toni si diploma alla Scuola del Piccolo Teatro di Miano nel 2001.  Fino al 2008 collabora con Luca Ronconi sia come attore che come assistente alla regia. Gli anni con Ronconi sono anni di formazione e di esperienze fondamentali che lo spingono ad approfondire lo studio della regia, soprattutto lo interessa l’evoluzione del rapporta tra il lavoro dell’attore nel teatro contemporaneo e la cosiddetta ricerca. Con queste convinzioni fonda e dirige la compagnia Gli Incauti con i quali ha l’occasione di realizzare le prime regie. Da allora alterna regia e recitazione sempre spinto dalla necessità di immaginare un teatro contemporaneo che non rinunci alla centralità del testo e dell’attore. Negli ultimi anni lavora con Romeo Castellucci, Gabriele Lavia, Marco Sciaccaluga. Con il teatro Nazionale di Genova negli ultimi anni ha avuto l’occasione di approfondire il suo interesse per la drammaturgia contemporanea mettendo in scena testi di Marius Von Mayenmburg, Wael Kadour e Henry Naylor, grazie a quest’ultimo scopre L’angelo di Kobane che gli permette di lavorare con Anna Della Rosa, con cui si instaura una felice collaborazione artistica.

Henry Naylor drammaturgo, autore e attore di serie satiriche in tv, (1966), presenza assidua all’Edinburgh Fringe Festival, ha raggiunto il successo come drammaturgo con la trilogia Arabian Nightmares, di cui Angel (rappresentato in Francia, Australia, Russia, Stati Uniti) è il terzo capitolo. La versione italiana dello spettacolo ha debuttato all’interno dell’edizione 2018 della Rassegna di Drammaturgia Contemporanea del Teatro Nazionale di Genova.

Il luogo: Il giardino del Centro è parso il luogo più adatto dove ambientare la vicenda, nella quale gli alberi, la natura hanno uno spazio importante. Ma alla fine tutto sarà irrimediabilmente distrutto. Il giardino del Centro Artistico è un luogo particolare dove vivono l’uno accanto all’altro alberi veri e sculture di alberi, opera dell’artista, una delle quali è sistemata proprio al centro del prato verde. Lungo le pareti dello spazio si susseguono le creazioni di Alik Cavaliere, in una suggestiva commistione di arte e natura. Il Centro Artistico Alik Cavaliere, costituito nel 1998 a pochi mesi dalla scomparsa dell’artista, ha sede nei bellissimi locali, parte di un convento del Seicento, che sono stati per oltre dieci anni l’ultimo studio di Cavaliere.

Il fine dell’Associazione è quello, come recita lo Statuto, “di raccogliere e conservare a Milano le opere di Alik Cavaliere, le sculture, i disegni, i quadri, i bozzetti, gli scritti, le opere anche di altri artisti e i documenti fotografici e di altro tipo, utili a ricostruire i momenti significativi della ricerca artistica a Milano nella seconda metà del Novecento. Il Centro, con la collaborazione di un prestigioso Comitato Scientifico e di Enti di alta cultura, intende garantire la più vasta conoscibilità delle opere e dei percorsi di ricerca e sviluppare iniziative culturali e artistiche”.

ufficio stampa: rossella tansini 377 9956653

Categorie Comunicati Stampa

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