Drusilla Foer, Eleganzissima – Recensione

Teatro Manzoni di Milano
16 aprile 2019 – ore 20:45
Drusilla Foer, Eleganzissima 
di Drusilla Foer 
con Loris Di Leo pianoforte e arrangiamenti 
e con Nico Gori sax e clarinetto 
direzione artistica  Franco Godi
produzione Best Sound 

Si è concluso ieri sera al Teatro Manzoni il tour di Drusilla Foer, la Diva di questo nuovo secolo, molto diversa da quelle del secolo passato (si pensi a una Greta Garbo, una Marilyn Monroe, una Maria Callas, che incarnavano il divismo del ‘900: bellissime, affascinanti, bravissime, ma inavvicinabili). Oggi il divismo ha cambiato aspetto: le nuove dive parlano con i loro ammiratori, scrivono di sé sui social media, hanno praticamente cambiato il significato della parola Diva e sono le icone del nuovo secolo.

Drusilla Foer è una di queste dive (e per la verità non me ne vengono in mente, in questo momento, altre che si possano paragonare a lei). Già il titolo del suo spettacolo (“Eleganzissima” invece che “Elegantissima”) la dice lunga. È veramente un’artista “ganza” nella sua eleganza: letteralmente dalla Treccani: Persona furba, scaltra: è un ganzo e non è facile metterlo nel sacco. Frequente in esclamazioni ammirative per l’abilità, la capacità o bravura dimostrata da qualcuno: sei un ganzo!; che ganza!;che suscita ammirazione, stupore e simpatia per le sue qualità o caratteristiche.

E Drusilla Foer è proprio una ganza in quanto a capacità artistiche che sono esercitate però con eleganza, da qui il titolo del suo recital, dove si presenta con una studiata semplicità e un linguaggio che cattura subito la simpatia del pubblico: lei non ha bisogno di scale dalle quali scendere con passo sinuoso, ma se mai, scende i tre scalini che portano dal palcoscenico alla platea per avvicinare i suoi ammiratori.

Spettacolo vario il suo, oserei dire avvincente negli aneddoti che racconta, dove parla senza falsi pregiudizi. La sua arma migliore è l’ironia che utilizza parecchio, soprattutto su se stessa e nelle battute dal doppio significato che non possono che far muovere al riso. E canta canzoni diverse, che appartengono a epoche e generi vari. Comincia con una delle più classiche canzoni napoletane “A vucchella” di Tosti e D’annunzio, ma la conclude innestandovi un’altra canzone messa in musica da Giuni Russo su una poesia di Antonio De Curtis (Totò): “A cchiù bella”: Il classico che non muore, data la sua bellezza. Poi, ama scherzare con il pianista Loris Di Leo, all’inizio unico musicista in scena, fingendosi spesso arrabbiata con lui che vorrebbe eseguire canzoni di Gaber e Jannacci: cosa di cui lei non vuol sentir parlare, perché ritiene di cattivo gusto ricantare canzoni che hanno un valore così alto che solo l’autore poteva valorizzare veramente (ma poi, nel corso della serata, lei si decide a cantarne due e sa come valorizzarle, senza nulla togliere ai due autori). Un altro omaggio viene fatto all’indimenticabile Milly con la divertente “Preghiera a Sant’Antonio“ del 1972. Altri ancora a personaggi indimenticabili e più vicini ai nostri anni anche se non sono più tra noi, come Davis Bowie e Amy Winehouse. 

Nel cantare alcune canzoni non si toglie il gusto di danzare il tip-tap o altri balli latini e si permette anche di dimostrare di essere capace di fare un ottimo scat alla fine della canzone di Luttazzi “Canto, anche se sono stonato”. Prosegue nel raccontarsi e raccontare dei suoi parenti. Di una nonna incubo dei nipoti ma tanto ammirata da lei, di una madre che, quando vivevano a Cuba, era felice solo perché avevano assunto una cuoca napoletana che, il caso volle si chiamasse Assunta. Drusilla si dimostra felice di esistere e ama scherzare con finta malignità anche sulle cose o sulle persone meno felici. Ma questi momenti di suo (s)parlare lo volge anche contro di lei e nel raccontarsi viene fuori tra le righe che la vita non è sempre stata facile e allegra neanche con lei. Lo si comprende quando canta in maniera melodica “I Will Survive” di Gloria Gaynor, dove, si parla di una donna abbandonata e che dopo la sofferenza, impara a sopravvivere, tanto che, quando il suo ex vuole tornare, lei saprà dirgli di no. Lei desidera cantarla adesso in ricordo dei bellissimi anni 70 vissuti a New York e il pianista le chiede se è sicura di volerla cantare. Conosce il vero significato delle parole? In realtà basta conoscere il significato del titolo per capire che si parla di una persona che saprà trovare il modo di riscattare il torto subito: “ I Will Survive” (“Io sopravviverò”), quindi racconta di un dramma d’amore che si risolve con il riconoscere che bisogna prima di tutto imparare ad amare se stessi. E Drusilla questo lo ha senz’altro imparato. Lo si percepisce bene assistendo a questo recital. 

Bravissimi e ottimi complici il pianista Loris Di Leo, Nico Gori che ha suonato il clarinetto e il contrabbasso, e Franco Godi (che è anche il direttore artistico del recital)  in un breve ma eccellente intervento alla chitarra.

Attendiamo ora il prossimo recital di quest’artista carismatica che è capace di coinvolgere totalmente un pubblico di tutte le età. 

Carlo Tomeo: ogni diritto è riservato

Categorie RECENSIONi, Senza categoria

Un pensiero riguardo “Drusilla Foer, Eleganzissima – Recensione

  1. Grazie, sig. Carlo Tomeo per questa ottima recensione di un spettacolo bellissimo. Drusilla Foer è veramente una diva del teatro! Complimenti a questa grande artista!

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