Quel che resta – Recensione

Spazio Teatrale DiLà
dall’8 al 10 marzo 2019
Quel che resta
di e con Monica Faggiani 
aiutoregia Silvia Soncini 
grafica Andrea Finizio
disegno luci Alessandro Tinelli 
foto Michela Piccinini 

Monica Faggiani, è sempre più decisa nel promuovere il suo monologo “Quel che resta” che ormai si può già definire uno spettacolo cult. E più lo porta avanti nei vari teatri che l’accolgono e più diventa brava e convincente nella tesi che coltiva: il racconto sui vari tipi di mobbing che avvengono nell’amore (e sono i più subdoli) e sul lavoro, nel quale l’attrice ravvisa sei fasi di procedura, dove l’ultima è naturalmente il licenziamento. Ma Monica, più che recitare, ha dimostrato il coraggio di mettersi in mostra, come diciamo oggi, “ci ha messo la faccia”, e non ha esitato a raccontare di se stessa e di quello che le è restato dopo l’ultimo mobbing di cui è stata vittima (e si trattava di una delle sue migliori amiche con la quale si era confidata a tradirla).

La scena vuota, occupata da dieci basse sedie rosse ricoperte, ciascuna di esse da un oggetto, significante un ricordo: sedie rosse come il suo vestito, che vuol dire passione, in tutte le sue espressioni, e che poi si trasforma in nero, alla fine, quando ha preso coscienza dopo la lunga sofferenza dell’ultimo mobbing subito, di quel che resta, appunto, che non è sempre male, come non è sempre bene, ma ti rappresenta per quello che sei: una donna consapevole di ciò che rappresenta non solo nella società ma soprattutto per se stessa. Il nero, colore neutro, pronto a farle fronteggiare la vita nelle sue svariate manifestazioni, ma da sola e con decisione.

Sulle sedie sono posti un mangianastri, ricordo di quando era bambina e credeva in un bel  futuro per quanto sarebbe diventata grande. Accanto al mangianastri, che lei abbraccia con nostalgia, ci sono i libri di fiabe dove i personaggi principali (Biancaneve, La bella addormentata, Cenerentola) erano nella fantasia dei loro scrittori i primi esempi di mobbing. Chi ti ama e ti fa credere nel suo amore e ti fa accettare i suoi doni, in realtà ti mobbizza: il termine stesso di renderti sua è comunque una forma di possesso che ti toglie la tua individualità. 

Il monologo inizia con il revocare il mito greco di Kore (da noi chiamata Persefone) che venne rapita da dallo zio Ade il re degli Inferi che la portò con sé nel suo regno, e per farla restare, le diede da mangiare sei chicchi di melograno. La madre Demetra, dea della fertilità, furiosa portò sulla terra la siccità. Per evitare questo ottenne da Zeus che la figlia venisse ricondotta al suo fianco, ma tutto quello che riuscì a ottenere fu che, avendo lei mangiato i sei chicchi di melograno per errore e non per il significato che rappresentavano, potesse tornare sulla terra solo per sei mesi all’anno e così Demetra per quei sei mesi portò la primavera e l’estate. Passate tali stagioni, Kore doveva ritornare negli inferi. Quello che non disse la ragazza, perché innamorata di Ade, era che lei mangiò i sei chicchi volontariamente. E questo un passaggio importante raccontato da Monica Faggiani che ora, dopo aver preso coscienza del suo essere se stessa nel bene e nel male e decidere autonomamente: mangiare, come Kore, i sei chicchi di melograno.

Monica Faggiani si esprime nel suo monologo in tante diverse sfaccettature, che sono la forza del suo mestiere di attrice da tempo consacrata al successo ma che vuole fare sempre di più. E quel che resta non è solo il titolo di un monologo teatrale ma la promessa che ci sarà molto da ammirare ora che è finalmente libera. si dice non prendere caramelle dagli sconosciuti (i semi di melograno) . Monica Faggiani le ha prese ma le sa gestire. 

La prova è nel monologo, recitato ora con toni dolci nei ricordi di quanto era bambina, ora con ironia nel raccontare episodi anche amari, ora ancora con rabbiosa determinazione, ammettendo di non aver paura di mostrarsi anche una “cagacazzi” al bisogno. “Quel che resta” è il risultato di quello che è stato ma ora non è più la cosa peggiore che era all’inizio. Ora è e sarà la libera scelta del suo io

E questo spettacolo, che è molto piaciuto agli spettatori, che hanno applaudito a lungo, dovrà essere il passe partout di un argomento così attuale.

Spazio DiLà – Via Arcivescovo Romilli, 15 Milano
prenotazione obbligatoria: prenotazioni@spaziodila.it
whatsapp al numero 349 6104447
Biglietti: intero €12, ridotto over 65 e studenti €10

Carlo Tomeo: ogni diritto è riservato

 

Categorie RECENSIONi

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