Non lo deve sapere – Recensione

Teatro Libero                                                                                                                                          dal 7 al 12 e dal 14 al 17 febbraio 2019
NON LO DEVE SAPERE
drammaturgia Monica Faggiani e Silvia Soncini
con Monica Faggiani  Valeria Perdonò  Silvia Soncini 
regia Fabio Banfo
in video Claudia Figini 
scenografia Andrea Colombo
musica originale Fabio Cagnetti
aiuto regia Chiara Bertazzoni
Produzione TLLT – Teatro Libero in Libero Teatro 

Ecco una bella commedia di Monica Faggiani e di Silvia Soncini, che l’hanno anche recitata, insieme all’altrettanto brava Valeria Perdonò. La storia è ambientata in un luogo non precisato, ma che fa pensare a un paese o a una piccola città di provincia dove il pettegolezzo rappresenta uno degli elementi del quotidiano vivere. La scena è unica, costituita da un tavolo e tre sedie: potrebbe essere la casa di Lea (Monica Faggiani), ma c’è un episodio in cui si incontrano da sole Eva e Isa e questo potrebbe contraddire che la scena unica rappresenti soltanto l’abitazione citata.

I personaggi di cui parla la commedia riguardano, quattro sorelle di cui solo tre sono in scena e conducono l’azione: oltre a Lea, le altre sono Eva, la maggiore (Silvia Soncini), Isa (Valeria Perdonò) e Mia, la minore, che non appare, ma quanto accade intorno alla sua persona diventa la causa scatenante del dissidio che si svolgerà tra le altre tre sorelle. Una storia che nasce da un caso di pedofilia che sarebbe stato perpetrato dal compagno di Mia, ma che non si esclude possa trattarsi solo di un “sentito dire”. Un caso in cui mette le tre donne di fronte al dilemma se farglielo sapere alla sorella o non parlargliene affatto. Anche non conoscendo la verità, un avvertimento potrebbe essere utile a Mia per indagare e decidere della sua sorte che potrebbe essere la futura moglie dell’uomo sbagliato. L’episodio chiama in causa l’annoso problema se sia meglio essere sinceri fino in fondo nel raccontare un accaduto alla persona interessata al caso o tacere pietosamente la verità per non farla soffrire. Da questo punto di partenza, che costituisce un banco di prova delle coscienze delle tre sorelle, vengono fuori storie appartenenti al passato e che sono state accuratamente taciute per mantenere un’armonia familiare che ora si dimostra essere stata solo di facciata. L’amore fraterno può essere quindi solo formale perché non si è avuto il coraggio di parlarsi sinceramente fin da giovani. E si scoprirà alla fine quale fra le quattro donne ha convinto due sorelle a mantenere nei confronti della quarta un segreto antico, proprio per nascondere una verità che, apparirebbe pietosa, ma che potrebbe essere anche egoistica in quanto servirebbe a mantenere la buona reputazione della proponente.

Commedia che mette in luce un problema sempre esistito ma che non ha smesso di trovare applicazione nella società di oggi.

Ma non è questa la sede per disquisire su un argomento che pur ci riguarda, quanto piuttosto parlare di come viene resa la commedia.

Prima di tutto il rifiuto di scrivere un testo tradizionale che racconta lo svolgimento cronologico della vicenda ma una drammaturgia costruita da tanti piccoli episodi che hanno il pregio di coinvolgere più emotivamente gli spettatori i quali, a mano a mano che apprendono le cose che erano avvenute, e come si erano svolte (per esempio il modo comportamentale di una delle tre sorelle che sembrerebbe ignava e che invece aveva i suoi motivi per apparire tale, il motivo di insabbiare qualcosa che potrebbe essere reale, l’atteggiamento di un’altra sorella che sembra invece troppo intransigente),  potranno mettere insieme i vari frammenti, costituiti per lo più da dialoghi accesi, accuse che si riveleranno fuori luogo, almeno secondo quanto si apprenderà in seguito: come in un giallo che avvince, solo il colpo di scena finale chiarirà le cose.

Tre attrici formidabili nelle parti loro affidate, applauditissime, e ottimamente dirette dal regista Fabio Banfo, tanto da non sentirmi di privilegiarne una rispetto alle altre.

Un suggerimento al pubblico mi sento, però, di darlo con convinzione: andate a vedere lo spettacolo e mi darete ragione.

Carlo Tomeo: ogni diritto è riservato

TEATRO LIBERO, Via Savona, 10 Milano Tel.02 8323126

Orari e giorni di spettacolo: giovedì-sabato: ore 21.00 – domenica ore 18.00

Biglietti: intero € 18 under 25, over 60 e convenzionati € 13, under 18, scuole di teatro, allievi accademie e università € 10

 

Categorie RECENSIONi

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