“Non si sa come” al Piccolo Teatro Grassi – Recensione

© Filippo Manzini

È in scena al Piccolo Teatro Grassi “Non si sa come”, ultimo testo compiuto dell’autore siciliano, rappresentato per la prima volta al Teatro Nazionale di Praga il 19 dicembre 1934 nella traduzione ceca e in prima italiana il 13 dicembre 1935 al Teatro Argentina di Roma. Il dramma, diretto da Paolo Valerio, e che vede protagonista Franco Branciaroli affiancato da Alessandro Albertin, Valentina Violo, Ester Galazzi, Francesco Martucci, è una coproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro de Gli Incamminati, Centro Teatrale Bresciano e Teatro Biondo Palermo.

Franco Branciaroli interpreta il ruolo del Conte Romeo Daddi che, durante un momento di smarrimento e solo a causa di una fugace attrazione fisica, aveva compiuto adulterio con Ginevra, moglie di Giorgio Varzi, il suo migliore amico. Il fatto gli riporta alla mente un evento che aveva completamente rimosso e che riguardava un omicidio reale commesso da ragazzo quando per futili motivi aveva ucciso, anche in questo caso irrazionalmente, un suo coetaneo. I due episodi avvenuti “non si sa come” generano nell’uomo il pensiero che l’essere umano possa cadere vittima inconsapevole di accadimenti che sfuggono alla ragione e lo portano a compiere delitti definibili “innocenti” perché avvenuti senza il concorso di una precisa volontà ma non per questo non punibili quando se ne acquisisce consapevolezza attraverso uno squarcio che si apre nella mente. E questa drammatica considerazione riguarda tutta l’umanità al punto da fargli dire, quasi a trovare conforto: “Ho bisogno di credere che può accadere a tutti”

Romeo Daddi, vissuto per anni una vita equilibrata secondo le convenzioni sociali, quando prende coscienza delle azioni di cui possa essere stato responsabile “non si sa come”, sente ora la necessità di far cadere la maschera dietro la quale era tenuto nascosto il suo io e prepararsi a portare alla luce i suoi “delitti innocenti” per cercare e ottenere la punizione.

In questo testo Pirandello va oltre l’esplorazione dell’identità individuale e si avvicina compiutamente e, come scrive Paolo Valerio nelle note di presentazione dello spettacolo, “anticipa e dialoga profondamente con la psicanalisi freudiana, mostrando individui attraversati da impulsi oscuri, da una dimensione altra che irrompe nella coscienza senza preavviso”. Tale felice intuizione da parte del regista si tramuta oltre che nel testo anche nella scenografia ricca di significati indotti da video in bianco e nero che appaiono sul fondale e dalle luci provenienti da un’unica fonte posta in alto e che sembra incombere attraverso le diverse intense colorazioni sui personaggi per tutta la durata della pièce.

Le immagini più ricorrenti sono quelle di acque mosse da onde che rappresentano flussi della mente che, a parte qualche breve pausa, non cessa mai di fermarsi. Acqua che copre lentamente la testa della lucertola, causa involontaria del primo omicidio di Romeo E poi nuvole che coprono il sole che si intravede all’orizzonte. E quindi figure umane, come la schiena sensuale di una donna che richiama pulsioni sessuali. E ancora un occhio sbarrato, dallo sguardo inquietante la cui pupilla sembra attendere il distacco attraverso la lama di un rasoio di Buñuel memoria.

Non meno ricchi di simboli sono gli altri elementi che costituiscono la parte più scenografica occupata solo da un divano poderoso che appare quasi un luogo deputato alle confessioni. Per non parlare della nervosa eliminazione da parte delle due donne di alcuni elementi dei loro abiti, gesti rappresentanti quasi una necessità fisica necessaria a togliersi le maschere. La stessa cosa avviene a Giorgio e sarà la moglie a togliergli giacca, cravatta e camicia. Ma l’uomo non ci sta a mettere in mostra il proprio io e fuggirà. L’unico a non togliersi nulla è Romeo: non ne ha bisogno, lui ha già messo a nudo il suo ego.

Il conflitto tra l’apparire e l’essere, uno degli elementi più significativi della poetica pirandelliana, viene qui arricchito dall’indagine approfondita che scava nella mente umana per portare alla luce quei movimenti della coscienza sepolta dalla foschia della mente. E qui il dramma si fa più cocente perché c’è la scoperta sulla differenza fra quello che l’uomo pensava di sé stesso e ciò che invece era stato senza averne consapevolezza. L’originale e inedita lettura di Paolo Valerio, punta in un crescente dell’azione, resa ancora più dinamica grazie anche alla continuità rappresentativa che non prevede intervallo, tale da acquisire l’andamento di un thriller che diventa appassionante pure ai conoscitori della trama dell’opera.

A sostenere alla grande il personaggio di Romeo Daddi è un Franco Branciaroli più che mai in stato di grazia: fin dalla sua entrata in scena la voce è molto carica, volutamente traboccante, rabbiosa e che acquista un andamento più naturale quando confessa il delitto commesso da ragazzo a quello avvenuto trent’anni dopo: solo allora, infatti, il personaggio si toglie la maschera per apparire nella sua vera, lacerante identità: notevole tour de force per un attore che dimostra le sue consumate capacità interpretative nel toccare una così vasta gamma di tonalità vocali.

Accanto a Branciaroli calcano la scena i quattro comprimari, tutti dalle eccellenti prestazioni attoriali. Ester Galazzi è Ginevra, una donna tormentata dal continuo richiamo che le viene fatto su quel “delitto innocente” che per lei era rimasto solo innocente e che per allontanare l’idea della morte fa alleanza con la moglie di Romeo, Giulia (Valentina Violo): “Siamo donne e difendiamo la vita”. Alessandro Albertin è Giorgio Varzi, uomo razionale che non riesce a comprendere le afflizioni dell’amico e rimane sconvolto solo alla rivelazione del delitto che questi aveva commesso quando era ragazzo. Completa il cast Francesco Martucci nel ruolo del Marchese Nicola Respi, corteggiatore respinto di Giulia ma causa comunque della gelosia di Romeo.

Ottima l’accoglienza del pubblico alla prima del 3 novembre. Repliche fino a domenica 8 novembre. In calce i crediti e le info per acquisto biglietti.

Visto il giorno 3 novembre 2026

(Carlo Tomeo)

Piccolo Teatro Grassi (via Rovello, 2 – M1 Cordusio), fino all’8 novembre 2026

Non si sa come
di Luigi Pirandello
con Franco Branciaroli
e con Alessandro Albertin, Valentina Violo, Ester Galazzi, Francesco Martucci
regia Paolo Valerio
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Gigi Saccomandi
movimenti di scena Monica Codena
video Alessandro Papa
coproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro de Gli Incamminati, Centro Teatrale Bresciano, Teatro Biondo Palermo

Durata: 1 ora e 40 minuti senza intervallo

Orari: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica, ore 16. Lunedì riposo.

Prezzi: platea 35 euro, balconata 28 euro

Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org

Categorie RECENSIONI

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