“A cena con Macbeth” al Teatro Fontana – comunicato stampa

© Donato Acquaro

28>30 ottobre

A CENA CON MACBETH

Drammaturgia e regia: Emanuele Conte

Con

Ludovica Baiardi LADY MACBETH

Raffaele Barca MACBETH
Alessandro Bergallo IL PORTIERE
Pietro Fabbri RE DUNCAN
Marco Rivolta MALCOLM
Graziano Sirressi MACDUFF
Matteo Traverso BANQUO
Graziano Sirressi, Pietro Fabbri e Marco Rivolta LE STREGHE

Costumi: Daniela De Blasio

Disegno luci: Matteo Selis

Regista assistente: Alessio Aronne

Scenografo assistente: Luigi Ferrando

Oggetti di scena e assistente scenografia: Renza Tarantino

Macchinisti: Fabrizio Camba e Enrico Ottria

Attrezzista: Mara Giordo

Direzione tecnica: Roberto D’Aversa

Assistente ai costumi: Marta Balduinotti

Sarte: Rocio Orihuela e Viviana Bartolini

Stage: Giulia Degiovanni

Produzione: Fondazione Luzzati Teatro della Tosse

Dopo il debutto in prima nazionale lo scorso 15 ottobre, arriva a Milano, A CENA CON MACBETH nuova produzione di Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse, firmata da Emanuele Conte.

Conte torna a confrontarsi con la tragedia shakesperiana – dopo averne portato in scena la parodia più grottesca in “Ubù Re Scatenato” dello scorso autunno – in un nuovo adattamento che ne vuole restituire la sostanza più pura e brutale.

Pur mantenendo i temi centrali della tragedia, Conte mette al centro il rapporto d’amore tra Macbeth e Lady Macbeth, esplorando e rivelando la radice più intima e umana – spesso trascurata dalla critica tradizionale – della loro unione tanto viscerale e simbiotica.

Due personaggi e il loro dramma, due metà di uno stesso essere che si scambiano la pelle, incarnando ora l’ambizione pura e spietata, ora la coscienza lacerata e paralizzata dal terrore; un dolore che si trasforma in violenza e desiderio folle di supremazia, innescando una spirale di brutalità che li destinerà, inevitabilmente, ad una reciproca dissoluzione.

Lo spettacolo si consuma attorno alla tavola di un banchetto, in uno spazio opprimente che cambia forma di continuo, da luogo reale, ad altare, a labirinto dell’anima.

Una cena macabra e grottesca preparata ad arte da tre Streghe che hanno perduto ogni solennità, cuoche sguaiate, volgari e terragne che cucinano la trama condendola di amara ironia.

Un’esplorazione spietata della bramosia umana, dove delitti, vendette e tradimenti siedono alla stessa tavola e si consumano all’ombra delle buone maniere, non senza strappare qualche sorriso beffardo.

NOTA DI REGIA

«Un banchetto dove manchi tu sarebbe come una dura colata di gelo»

A cena con Macbeth è un viaggio al buio nei recessi della colpa, una riscrittura che non tradisce il testo shakespeariano ma ne fa emergere la natura più profonda.

Storicamente, il Macbeth è sempre stato un testo cavo, una tragedia anfibia e contratta: i filologi e la critica teatrale hanno a lungo evidenziato come il testo pervenutoci nel First Folio del 1623 fosse la tragedia più breve di Shakespeare, verosimilmente tagliata, rimaneggiata e condensata per le esigenze di messinscena della compagnia dei King’s Men o per le recitazioni private a corte.

Raccogliendo questa natura intrinsecamente “tagliata” e viscerale dell’opera, questo adattamento proietta la tragedia in un’unica dimensione convulsa e claustrofobica: la tavola di un banchetto che è al contempo mensa di stato, ara sacrificale e mattatoio dell’anima.

E se il tema del potere e della cieca bramosia umana restano la spina dorsale della vicenda, la vera forza motrice di questo spettacolo risiede per me nell’esplorazione dell’amore indissolubile, quanto feroce, che lega Macbeth e Lady Macbeth. Non soltanto due cospiratori, ma una stessa anima divisa in due corpi: lei all’inizio spinta propulsiva, ambizione pura spogliata d’ogni scrupolo; lui la coscienza lacerata, il braccio che esegue ma tentenna, divorato dai dubbi e paralizzato dal terrore. Insieme costituiscono un’unità simbiotica, fino alla completa fusione e reciproca dissoluzione.

Mi interessava andare alla radice del livore che alimenta il loro rapporto e portarne alla luce un aspetto forse meno conosciuto, una ferita rimasta a lungo nell’ombra, ma non per questo dimenticata: la perdita prematura di un figlio.

Ho voluto scavare in questo dramma intimo, taciuto e devastante, che privandoli di un erede congela il loro amore in un soffrire sterile e fa della scalata al potere una disperata compensazione di un lutto mai elaborato: la tragedia di Macbeth e della sua regina non solo come storia di ambizione politica, ma paradigma senza tempo di una coppia, incapace di fare i conti con una perdita e che trasforma il dolore in violenza e desiderio di potere.

E se con la morte di Macbeth ci si aspetterebbe un ritorno all’ordine, proprio allora lo spettacolo apre un’ultima, inquietante prospettiva. Malcolm, futuro re, mostra come il meccanismo del potere non si sia affatto spezzato: cambia l’uomo, cambia il regno, ma il potere è in grado di rigenerarsi continuamente, come una fenice che rinasce dalle proprie ceneri, uguale e diverso per l’eternità.

Non dobbiamo infatti dimenticare che la tragedia fu scritta per onorare Giacomo I, quindi nata per celebrare il potere e per diventare, alla fine, critica del potere stesso.

Sedetevi a tavola, il banchetto è servito”. (Emanuele Conte)

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

ORARIO SPETTACOLO

mercoledì> venerdì ore 20.30

PREZZI

Intero 25 €

Under30 15 €

Over 65 / Under 14 11 €

Giovedì sera 19 €

Convenzioni 20 €

Scuole di teatro 12 €

Prevendita e prenotazione 1 €

INFO e PRENOTAZIONI

TEATRO FONTANA

Via G.A. Boltraffio, 21, 20159 Milano

+39 0269015733 biglietteria@teatrofontana.it

Il teatro si trova in ZTL, attiva in orario serale e notturno dalle ore 19.30 alle ore 6.00

http://www.vivaticket.com

(L’articolo è una condivisione del comunicato stampa del Teatro Fontana di Milano)

Categorie comunicato stampa

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