
© Manuela Giusto
La guerra tra due popoli che una volta finita lascia il posto a una guerra famigliare. È quanto accade al personaggio del titolo di questo dramma che Fabrizio Sinisi scrisse dieci anni fa e che ora viene riproposta dal Teatro Menotti a inizio stagione.
Agamennone che, come gli altri eroi della Guerra di Troia, torna a casa vincitore, è ignaro di quanto gli stia per accadere perché non sa che la moglie Clitennestra non gli ha perdonato l’uccisione della figlia Ifigenia, sacrificata per volere degli dei in cambio di venti favorevoli alla partenza delle navi verso la città nemica. La guerra che ora dovrà combattere è, rispetto all’altra, più difficile da vincere perché è nascosta tra le pieghe di una falsa e benevola accoglienza che la moglie gli riserva e a nulla servono le previsioni nefaste della schiava Cassandra che lui ha portato con sé.
In una scena sgombra da orpelli e arredata solo con una panca che svolge diverse funzioni, in primis quella del talamo coniugale, agiscono i personaggi accompagnati dai loro tormenti: Agamennone che avverte sempre più gravoso lo strazio e il rimorso per l’uccisione di Ifigenia, Clitennestra che non riesce ad alleviare il dolore per la perdita della figlia avvenuta dieci anni prima e medita vendetta. Da che parte stare? E quanto è lecita la vendetta? Chi metterà le cose a posto sarà Oreste. E in che modo? Ma quella è un’altra storia.
A fare da testimone e narratore è il coro rappresentato da due servi (Claudio Pellegrini e Alessandro Sampaoli) che all’inizio, nell’introdurre la messa in scena, liberano il pavimento e il letto da elementi rappresentanti di amplessi clandestini della regina e biasimati dal popolo il cui pensiero è peraltro indifferente alla stessa. Sergio Basile è un Agamennone dalla figura stanca che fatica a imporre la sua presenza dopo i dieci anni vissuti in battaglia. Porta con sé il bottino di guerra rappresentato da una Cassandra (Emilia Scatigno), travagliata dal suo triste destino. Ad accogliere il Re è la Regina (Maddalena Crippa), decisa e risoluta, pronta a fare giustizia del torto subìto in quanto madre alla quale è stata tolta la figlia e già nel momento in cui avverte dalla spiaggia le grida festanti del popolo che accolgono la nave del Re un lampo trionfante le attraversa gli occhi presagio di quella vendetta che andrà finalmente a compiersi (e qui lo sguardo dell’attrice raggiunge un valore supremo, degno della massima espressività artistica).
Nella sua pièce Fabrizio Sinisi racconta una storia che si conduce con un linguaggio molto vicino ai nostri anni facendo emergere così l’attualità del mito. ll tema è duplice. C’è da una parte il conflitto tra due esseri che, pur essendosi amati in passato come i due protagonisti ammettono in un ricordo dai toni romantici, ora non esclude un presente in cui la considerazione è che “quello che abbiamo lo abbiamo scelto e quello che ci manca lo abbiamo rifiutato” e per questo “è sempre bene avere qualcuno da odiare o qualcuno a cui dare la colpa”.
Dall’altra c’è una riflessione sul potere esercitato su un popolo considerato conformista, idiota e, come la stessa Clitennestra non esita a dichiarare “fa quello che è il suo bestiale dovere”. La donna sa di essere odiata da quel popolo, non esita a dichiararlo pubblicamente ma la cosa non costituisce problema per lei che lascia la parola al coniuge perché con parole retoriche svolga il proprio ruolo di governatore che, secondo una prassi consolidata, sa come essere ammaliante. I due discorsi sono resi imponenti attraverso un microfono che amplifica le voci e contengono ravvisabili richiami diretti alla contemporaneità che, secondo il regista Gianluigi Fogacci, “pur non essendo espliciti sono fin troppo riconoscibili, soprattutto alla luce dei recentissimi avvenimenti storici”.
L’affermazione del sé e l’idea di libertà: e così, in un dialogo molto acceso, in cui Cassandra cerca di convincere Clitennestra a rinunciare al suo piano di vendetta, giustificando il sacrificio di Ifigenia per mano di Agamennone che non avrebbe potuto opporsi agli dei: forse che lei, dopo aver visto violentare le sue sorelle e uccidere i suoi fratelli poteva rinnegare gli dei? “No” è la risposta che le urla Clitennestra perché almeno una volta nella vita bisogna avere il coraggio di dire no di fronte ai soprusi del potere.
Il regista Gianluigi Fogacci ha reso la riscrittura che Fabrizio Sinisi ha fatto del mito di Agamennone valorizzando al massimo, secondo le sue parole di guida allo spettacolo “tutte le sfumature di un testo, che riesce a parlarci con un linguaggio altamente poetico ma allo stesso tempo quasi quotidiano” e questa valorizzazione si è potuta effettuare “solo attraverso il lavoro degli attori, liberandosi il più possibile da stili recitativi convenzionali o comunque già sperimentati” e Maddalena Crippa e Sergio Basile hanno reso alla perfezione le indicazioni registiche ottenendo il migliore dei risultati. Accanto a loro una buona prova è stata quella dei tre comprimari.
Lo spettacolo, al quale il pubblico ha riservato ottima accoglienza, sarà in replica fino al 7 ottobre. In calce i crediti e le modalità di acquisto biglietti.
Visto il giorno 1° ottobre 2026
(Carlo Tomeo)
Agamennone di Fabrizio Sinisi con Maddalena Crippa, Sergio Basile, Claudio Pellegrini, Emilia Scatigno, Alessandro Sampaoli – Il Coro: Claudio Pellegrini e Alessandro Sampaoli – Progetto scenico Gianluigi Fogacci – Costumi Marina Mango – Musiche Andrea Nicolini – Luci Mattia De Pace – Produzione Tieffe Teatro – Prima milanese
Teatro Menotti Via Ciro Menotti 11, Milano – tel. 0282873611 – biglietteria@teatromenotti.org
Orari biglietteria: Dal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo – Domenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo. Acquisti online on carta di credito o Satispay su: https://www.teatromenotti.org/evento/agamennone_3066141.aspx
Orari spettacoli: Dal martedì al sabato ore 20, Domenica ore 16.30, Lunedì riposo