“Sostiene Pereira” nel Cortile d’Onore di Palazzo Sormani – Recensione

“La filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse è solo fantasia, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità”. È la chiave di lettura del romanzo “Sosiene Pereira” di Antonio Tabucchi dal quale Omar Nedjari ha tratto una propria lettura scrivendone una drammaturgia avvincente, base dello spettacolo del 27 luglio svoltosi nel Cortile d’Onore di Palazzo Sormani per la rassegna curata dal Teatro Menotti e al quale ho assistito con grande piacere, senza evitare, occorre che lo ammetta, non poca commozione.

Pereira è un anziano giornalista del Lisboa, un quotidiano della sera, in cui si era occupato a lungo di cronaca nera per poi ottenere l’incarico di dirigerne la pagina culturale. L’ambientazione è nel 1938 in pieno regime salazarista e nel paese si iniziano a formare i primi nuclei di giovani sovversivi contrari al regime. Pereira non ha mai assunto posizioni politiche, è un uomo tranquillo, conduce vita da abitudinario specialmente dopo la morte per tisi della moglie della quale conserva un ritratto con cui parla tutti i giorni. Sua passione è la letteratura, in particolare quella francese. È cardiopatico e in sovrappeso. Le sue abitudini alimentari sono costituite da limonate e omelette alle erbe aromatiche che consuma abitualmente al Cafè Orquidea.

Un giorno, mentre si prepara a scrivere l’articolo per il giornale, si mette inspiegabilmente a pensare alla morte e alla resurrezione e può comprendere come essa sia possibile se riguarda le anime ma gli appare difficile da immaginare se riferita alla carne. In quello stesso momento, e del tutto casualmente, rimane colpito dall’articolo di una rivista che riporta una riflessione sulla morte. È firmato da un giovane laureato in filosofia che si chiama Monteiro Rossi. Pereira decide di telefonargli e di incontrarlo per offrirgli un incarico di collaboratore al giornale con il compito di scrivere necrologi su scrittori importanti in età avanzata che potrebbero essere già pronti per utilizzarli subito dopo la loro morte.

Monteiro accetta ma ha un credo politico ben lontano da quello di Pereira che non ne ha alcuno e per questo propone articoli su Garcia Lorca o su Marinetti descrivendo come martire il primo e malfattore il secondo. Articoli “scritti con il cuore” come gli aveva suggerito Pereira ma secondo il proprio sentire e non in linea con quanto richiesto e per questo impubblicabili perché giudicabili provocatori del regime.

I due non si intendono eppure Pereira non riesce a liquidare definitivamente Monteiro Rossi, si confida con il ritratto di sua moglie: “è così giovane, potrebbe essere nostro figlio, se ne avessimo avuto uno”. Ed è inoltre colto da un insolito sentimento: la nostalgia del pessimismo. Non sa cosa sia esattamente, né a cosa sia dovuto, però è ben presente nel proprio animo e non riesce a estinguersi. A dargli un’interpretazione è il dottor Cardoso, medico e direttore della clinica di talassoterapia, dove il giornalista si ricovera per una settimana per dimagrire e curare la cardiopatia. La teoria del dottore vede negli uomini l’esistenza di confederazione di anime sulle quali una prende il sopravvento sulle altre e diventa egemone. Questa posizione però non è immutabile perché a volte può succedere che essa sia spodestata da un’altra che diventa la nuova egemone. E questo è quanto potrebbe succedere in Pereira.

Quello che accadrà dopo è stato ben portato avanti nella messa in scena curata da Nedjari che ha creato una regia condotta in maniera semplice ma tutt’altro che semplicistica perché ha saputo scavare in profondità nelle pieghe sentimentali di cui la storia è intrisa senza tralasciare il senso civico che pur racchiude. Pochi elementi essenziali, quindi, che grazie alle eccellenti capacità dei due attori che hanno portato avanti la vicenda, hanno fatto rivivere momenti di forte impegno civile e politico che si svolge in anni oscuri della storia europea e che devono essere assunti quale monito per i tempi attuali. A tutto questo pare opportuno aggiungere che Nedjari ha ben messo in evidenza il risvolto thriller che rende più appassionante la successione degli eventi fino al finale liberatorio (questa è cosa di non poco conto per chi non conosce la trama attraverso il libro o il film di Roberto Faenza e che vide protagonista Marcello Mastroianni).

La potenza strutturale del fisico di Pereira sembra mal rappresentare l’animo gentile e sensibile che si nasconde nel suo animo e che invece si rivela man mano che la vicenda evolve. In questo l’interpretazione di Sergio Longo è stata straordinaria nel sapere usare toni dolenti ma anche gioviali, drammatici e diventati anche rabbiosi in quegli episodi che conducono alla tragedia.

A fare da narratrice è stata una estremamente poliedrica Marika Pensa perché ha interpretato i vari personaggi a cominciare da Monteiro Rossi, spavaldo, passionale ma anche timoroso quando si sente perduto. La bravura dell’attrice consiste nell’essere in grado di modulare la voce in una gamma molto ampia per intensità e sfumature a seconda dei ruoli assunti. E così questo le ha permesso di essere un credibile dottor Cardoso, concentrato nella sua professionalità ma non avaro di consigli atti ad aprire l’animo al suo paziente, così come lo è stata nei panni della signora ebrea incontrata sul treno che spinge Pereira a prendere coscienza sulla realtà che sta vivendo il paese. Ha saputo in aggiunta ben calarsi nella parte del macellaio cui hanno imbrattato le porte del negozio, oltre a sostenere con naturalezza i due e diversi stati d’animo di Marta, la donna amata da Monteiro, e poi i modi sguaiati della portinaia, per arrivare ai toni violenti dei tre uomini che si definiscono appartenenti alla polizia politica. Alla bravura puramente recitativa sono da aggiungere ottime doti di cantanti.
Avevo già ammirato Marika Pensa nel 2021 al Teatro Carcano in “Veronica” uno spettacolo particolare perché completamente atipico anch’esso diretto da Nedjari.

In scena con i due artisti era presente anche Omar Nedjari che suonava la chitarra e a fare da leit-motiv è stata la celebre Coimbra che alla fine è diventata Avril au Portugal e qui le parole acquistavano un significato simbolico (“Avril au Portugal / À deux c’est idéal / Là-bas si l’on est fou / Le ciel l’est plus que vous / Pour un sentimental / L’amour existe t-il / Ailleurs qu’au Portugal en avril?).

Lo spettacolo è stato molto apprezzato e i tre artisti hanno ricevuto copiosi e ripetuti applausi da incoraggiare repliche future.

A precedere la rappresentazione, nelle celebrazioni per i 70 anni della Biblioteca Sormani, c’è stata una breve lettura scenica affidata alla giovane attrice Sara Fantucci che si è distinta in bravura, e dedicate alla storia di Palazzo Sormani e a un brano tratto dai racconti de Il ponte della Ghisolfa di Giovanni Testori.

La rassegna “Menotti in Sormani” continua fino al 31 luglio. Qui il comunicato con i prossimi spettacoli da questa sera a domenica:

Visto il giorno 27 luglio 2026
(Carlo Tomeo)

Palazzo Sormani corso di Porta Vittoria, 6 – MILANO
SOSTIENE PEREIRA da Antonio Tabucchi
drammaturgia e regia Omar Nedjari
con Sergio LongoMarika Pensa
musiche al vivo Omar Nedjari
scene e costumi Paola Arcuria
una produzione Compagnia Università degli Studi – Arcus Milano
foto Arcus Milano

Categorie RECENSIONI

Lascia un commento

search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close