“Tutto il mio folle amore lo soffia il cielo” da Pier Paolo Pasolini, di e con Mino Manni alla Corte degli Angeli – Recensione

Mino Manni e Pier Paolo Pasolini. Un binomio che ormai è diventato quasi imprescindibile nella carriera dell’attore che ne racconta la vita, anche rivivendone la figura in prima persona, in un recital che è diventato uno dei cavalli di battaglia della sua carriera e che avevo già ammirato in altra occasione per rivederlo il 10 luglio al Teatro degli Angeli, riscoprendone la singolare bellezza fatta di teatro di parola che riesce a scandagliare l’animo dello spettatore suscitando emozioni non sempre scontate.

Al testo, che lo stesso Manni ha elaborato assemblando il proprio con quelli di Pasolini e di altri personaggi che avevano conosciuto e frequentato lo scrittore, si sono unite le musiche eseguite dal vivo da un valente gruppo di musicisti costituito da Silvia Mangiarotti (violino) e da Francesca Ruffilli (violoncello), che hanno eseguito musiche tratte da colonne sonore dei suoi film, e da Mattia Signaroldi (alle chitarre) che ha accompagnato le canzoni, i cui testi furono scritti da Pasolini, eseguite da Marta Rebecca.

Il titolo fa riferimento proprio a un verso della canzone “Cosa sono le nuvole” scritta da Pasolini nel 1966 e messa in musica, oltre che essere cantata, da Domenico Modugno e faceva parte dei titoli di testa e di coda del film “Uccellacci e uccellini” pur non essendo parte della colonna sonora vera e propria composta invece da Ennio Moricone. Le struggenti parole “Che io possa esser dannato se non ti amo e se così non fosse non capirei più niente. Tutto il mio folle amore lo soffia il cielo” erano una sorta di leit-motiv del clima che si respirava nella storia del film. Il brano è stato eseguito nel prefinale quasi a fare da sigillo poetico a tutto lo spettacolo che era iniziato con una sorta di proclama reso da Manni con voce vibrante quasi a definire da subito la natura e la psicologia del personaggio di cui si sarebbe parlato: “È impossibile dire che razza di urlo sia il mio: è vero che è terribile tanto da sfigurarmi i lineamenti rendendoli simili alle fauci di una bestiama è anche, in qualche modo, gioioso, tanto da ridurmi come un bambino”.

È iniziato in questo modo la narrazione della vita di Pasolini alternata a momenti in cui era lui stesso a raccontarsi attraverso la voce dell’attore che passava dalla terza persona alla prima quando si faceva portavoce anche di altri personaggi che avevano incrociato la propria vita con quella dello scrittore: gli anni della prima giovinezza, i continui trasferimenti della famiglia causati dalla professione del padre ufficiale di fanteria, l’amore profondo per la madre e i contrasti con il padre, il legame con il fratello Guido che, unitosi ai partigiani, morì a 19 anni, le prime poesie dedicate alla descrizione del territorio dell’amata Casarsa, gli anni dell’insegnamento, l’iscrizione al partito comunista da cui successivamente fu espulso per ignominia quando subì il processo per corruzione di minorenni a Ramuscello, la fuga a Roma con la madre, la scoperta di quanta vitalità offriva questa grande città nella quale nacque l’attrazione per i ragazzi borgatari, passione che lo accompagnò per tutta la vita.

Agli aneddoti, interpretati con voce auterovevole e profonda spaziante in una scala timbrica dalle varie sfumature e che acquistava anche un che di mistico nella lettura delle liriche, si sono unite le canzoni quali “Febbraio” (dalla raccolta “La meglio gioventù” del 1954), “Cristo al Mandrione“, (scritta nel 1960 per il recital “Giro a vuoto” di Laura Betti in cui l’attrice interpretava testi scritti da amici scittori e intellettuali) e “I ragazzi giù nel campo” (scritta nel 1974 con Dacia Maraini su musica composta da Manos Hadjidakis per il film “Sweet Movie” di Makavejev).

E qui, attraverso testimonianze di cui sono rimaste tracce, Manni ha evocato nomi e aneddoti dei personaggi famosi che avevano lavorato con Pasolini, in particolare per la realizzazione e l’interpretazione dei film: Bernardo Bertolucci (che, quando Pasolini gli chiese di fargli da aiuto regista per “Accattone” e gli disse “Ma io non l’ho mai fatto” si vide rispondere “Neanch’io ho mai fatto il regista”), Federico Fellini “gentile e intelligente”, Anna Magnani dalle “zinne sporgenti”, Totò che “in fondo alla sua anima conservava una dolcezza che con gli anni apparve anche sul viso” e per questo lo volle insieme a Ninetto Davoli protagonista del film “Uccellacci e uccellini”. E poi Maria Callas “la bellezza greca dai lineamenti scheggiati” che stava attraversando un periodo particolarmente infelice della propria vita e che lui volle sul set in un’interpretazione che prescindeva dalla sua voce “come una pietra preziosa che viene frantumata in mille schegge che vengono poi riunite a formare un materiale nuovo”. Su questo ricordo si è levata la voce della cantante che ha eseguito la romanza “Di quell’amor” da “La Traviata” di Verdi.

Non è mancato il ricordo di quando Pasolini iniziò la collaborazione con Il Corriere della Sera con i caustici articoli sulla società poi raccolti sotto il titolo di “Scritti corsari” volti contro il conformismo, l’omologazione e in particolare contro la televisione che con i suoi messaggi incarna lo spirito del nuovo potere che produce l’ansia del consumare, la tristezza e l’allegria ostentate, la mercificazione del corpo, il sesso usato senza gioia. “I personaggi importanti stanno dietro i nomi dei comici”. E poi ci sono i golpe e le stragi, le fasi anticomuniste e quelle antifasciste, la CIA e i colonnelli greci contro il comunismo. “Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti attentanti alle istituzioni. Stragi di cui si sono resi colpevoli. Io so i nomi ma non ho le prove, non ho nemmeno indizi”. E qui la voce di Manni si è fatta più potente in questa filippica contro i mali e le tragedie della società.

Infine, a chiusura, la drammatica descrizione della notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 quando lo scrittore fu ucciso nel litorale di Ostia.

Questo e altro ancora è stato rappresentato con partecipazione in uno spettacolo appassionante costruito per ricordare e far conoscere meglio uno dei personaggi della cultura tra i più importanti e rappresentativi del secolo scorso. E non a caso Mino Manni, dopo i copiosi applausi, ha voluto accomiatarsi dal pubblico con la frase: “Leggete Pasolini”.

Colgo l’occasione per segnalare che domani, Lunedì 13 luglio 2026, alle ore 18.00Casa Colussi Pasolini in Casarsa della Delizia aprirà le porte a una nuova esperienza culturale destinata a segnare un passaggio importante nella valorizzazione dell’eredità di Pier Paolo Pasolini. Sarà infatti inaugurata la nuova Sala Immersiva del Centro Studi Pier Paolo Pasolini, un’infrastruttura digitale d’avanguardia che mette la tecnologia al servizio della cultura, della memoria e del dialogo europeo. Per l’occasione, inoltre, il Centro Studi promuove un’apertura straordinaria fino alle ore 22.00 con visite guidate a Casa Colussi.

https://www.centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it/approfondimenti

Visto il giorno 10 Luglio 2026

(Carlo Tomeo)

voce recitante e regia Mino Manni
violino Silvia Mangiarotti
violoncello Francesca Ruffilli
chitarra Mattia Signaroldi
canto Marta Rebecca

Foto di scena: Istituto Italiano di Fotografia

Categorie comunicato stampa

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