“Casanova” al Teatro Elfo Puccini, Sala Shakespeare – Recensione

© Luca Del Pia

Giacomo Casanova, ormai anziano, vive il suo ultimo periodo di vita nel castello di Dux in Boemia, dove da quindici anni lavora come bibliotecario al servizio del Conte di Waldstein. È disgustato dall’ambiente che lo circonda dove si parla una lingua che detesta, sbeffeggiato dalla servitù, costretto a udire di notte volgari canti tedeschi e, se si rifugia nella sua camera, a sopportare gli odori nauseabondi della cottura delle verdure provenienti dalle prospicienti cucine. Per trovare una sorta di conforto all’amarezza e sfuggire a tanta trivialità decide di scrivere la sua autobiografia ma incontra difficoltà mnemoniche che non gli permettono di portarla avanti. Per recuperare la memoria perduta chiama un medico mesmerista che potrebbe aiutarlo in una seduta da svolgersi in un’unica notte. L’incontro dei due si verifica al tramonto e l’inizio della conversazione avviene in francese. Poi, quando Casanova chiede al medico un’informazione di quello strano oggetto di cui ha sentito parlare e che ha la capacità di trasportare gli uomini in alto e si sente rispondere in un francese stentato “montgolfière?”, comprende che l’uomo è italiano e allora, con gioia, gli propone di parlare nella sua lingua d’origine per poi finire con lo sfogarsi contro l’odiato idioma tedesco.

Fin dall’inizio di seduta Casanova cade in uno stato di tranche e ciò che prende corpo nella sua mente è costituito da una serie di visioni che partono da episodi vissuti nella prima adolescenza per proseguire in modo frammentario e senza una precisa logica in tempi più recenti. Si susseguono figure e circostanze che hanno rappresentato momenti rilevanti della sua vita, come il frate Balbi suo compagno di cella quando era prigioniero ai Piombi, o come Voltaire con il quale aveva avuto una serie di colloqui di natura letteraria e filosofica. Non mancano due donne che lo avevano molto segnato: la Marchesa Durfé, appassionata di esoterismo e ossessionata dall’invecchiamento tanto da farla vivere da anni al riparo dal sole che fa male alla pelle, e la giovane Henriette, il suo amore giovanile il cui “ti amo” passionale era simile a una dichiarazione di guerra. Alla sua mente si affaccia persino la cronaca del terremoto di Lisbona, un evento che ebbe ripercussioni in tutta Europa e sulla costa africana, quasi l’annuncio che i tempi stessero per cambiare e qualcosa di nuovo si stava per affacciare all’orizzonte.

Giunge l’alba e ora è proprio il tema del cambiamento che interessa tutto il secolo a rivelarsi a Casanova che rivive i giorni della rivoluzione francese, la testa mozzata della regina Maria Antonietta mostrata al popolo. E nel frattempo, accanto a ciò, il mondo si trasforma, si afferma la nuova classe sociale rappresentata dalla borghesia dove lui non vede posto per la sua personalità. Accanto a lui, a osservare quella realtà, la Marchesa Durfé desiderosa di vivere nuove vite dopo la morte ma nello stesso tempo ansiosa. L’uomo la tranquillizza, enumerandole le varie forme di vita che incontreranno in futuro e qui Sinisi arriva a descrivere gli umani nei vari secoli fino a quello di oggi.

Fabrizio Sinisi ha scritto e messo in scena questo testo ispirato a “Le mie memorie” di Giacomo Casanova” che Fabio Condemi rappresenta in un’imponente e affascinante messa in scena dal sapore metafisico realizzata dalla mano felice di Fabio Cherstich che gioca con disparati elementi ricchi di simboli, una sorta di collage dove l’antico e il moderno si compenetrano, si sovrappongono, dialogano tra loro opportunamente grazie anche ai tagli di luce disegnati da Giulia Pastore arricchiti dalle musiche e dal sound di Andrea Gianessi. Quello che all’inizio in un primo contatto visivo con la scena sarebbe potuto sembrare di non facile comprensione, forse persino disturbante, acquista, nel procedere delle varie azioni, una totale giustificazione perché convive perfettamente con il testo sospeso tra il visionario e l’onirico al punto da diventare seduttivo.

La vicenda, pur svolgendosi interamente in una notte, acquista mordente grazie ai vari episodi in cui Casanova incontra i fantasmi del passato e i dialoghi, parte sognati e parte evocati quando la memoria apre qualche suo spiraglio, sono ben lontani dall’essere complessi perché la scrittura di Sinisi sa essere coinvolgente nonostante alcuni temi trattati quali la letteratura, l’arte, la filosofia potrebbero indurre a una gravosità qui tutt’altro assente. Ne è un esempio il primo colloquio tra Casanova e la Marchesa che si svolge con una leggerezza che in alcuni punti sa essere comica. Così non può lasciare insensibili la scena d’amore con Henriette ricordata con quella scritta improvvisa sul fondale “Tu oublieras Henriette ainsi” subito seguita da una metaforica caduta di libri .

Sandro Lombardi affronta il suo personaggio con le note deluse e dolenti proprie della persona che guarda alle spalle un passato felice che non può più essere ripreso perché “niente accade due volte”. Molta la malinconia che si alterna al rancore e l’attore le interpreta con l’eclettismo conosciuto. Accanto a lui si distinguono Fabio Condemi, anche regista, perfetto nel ruolo distaccato del dottore, e Betti Pedrazzi ottimamente calata nei panni della Marchesa dall’aria tra il leggero e lo svampito dell’inizio alla mestizia della fine.

Molto apprezzato dal pubblico con ripetuti applausi, lo spettacolo resterà in scena fino al 24 maggio. Se ne consiglia la visione. In calce all’articolo sono riportati i crediti, il trailer e le INFO per acquisto biglietti.

Visto il giorno 21 maggio 2026

(Carlo Tomeo)

19 > 24 maggio | sala Shakespeare

Casanova di Fabrizio Sinisi – liberamente ispirato aStoria della mia vita di Giacomo Casanova – regia Fabio Condemi con Sandro Lombardi e con (in ordine alfabetico) Marco Cavalcoli, Simona De Leo, Alberto Marcello, Betti Pedrazzi – scene e drammaturgia dell’immagine Fabio Cherstich – costumi Gianluca Sbicca – disegno luci Giulia Pastore – musiche e sound design Andrea Gianessi – produzione LAC Lugano Arte e Cultura in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, TPE – Teatro Piemonte Europa, Compagnia Lombardi-Tiezzi

Teatro Elfo Puccini, sala Shakespeare, corso Buenos Aires 33, Milano

Orari: martedì e venerdì ore 19.30 | mercoledì, giovedì e sabato ore 20.30 | domenica ore 16.30

Biglietteria: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org – whatsapp 333.20.49021

Categorie RECENSIONI

Lascia un commento

search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close