“Un marziano a Roma” al Teatro Menotti – Recensione

© Chiara Marigliano


Milvia Marigliano è presente in questi giorni al Teatro Menotti con “Un marziano a Roma” di Ennio Flaiano, lo spettacolo che aveva debuttato nel 2021 e ora riproposto in una nuova versione, sempre con la regia di Emilio Russo. Tratto da un racconto satirico del 1954, il testo fu successivamente adattato dallo scrittore stesso in commedia e rappresentato al Teatro Lirico di Milano nel novembre del 1960 dalla Compagnia del Teatro Popolare Italiano di Vittorio Gassman registrando un insuccesso clamoroso.

Uno scenario sgombro da arredi accoglie l’attrice, unica interprete di una serie di personaggi che costituiscono la trama del copione e che prendono vita attraverso la sua voce dalla fonia variegata e dai molteplici accenti. Ad accompagnarla nei vari momenti della rappresentazione sono le luci che con multiformi apporti e intense cromature assumono il ruolo di coprotagoniste.

Tutto inizia con la descrizione dell’arrivo di un’astronave proveniente da Marte e che atterra a Roma su Villa Borghese lasciando stupiti e nello steso tempo sconvolti i cittadini che iniziano a porsi le domande sul significato di quell’arrivo: è forse l’annuncio di un prossimo cambiamento che riguarderà l’umanità? Un determinismo cosmico che interesserà la religione, le leggi, l’arte? L’uomo sceso dall’astronave, alto, biondo dai modi gentili e parlante un italiano un po’ stentato ma comprensibile si fa chiamare Kunt, nome che dà da pensare. È forse un ambasciatore venuto da Marte per annunciare cosa accadrà sul nostro pianeta fra poco tempo oppure fra pochi anni? Qualcuno immagina che si sia prossimi alla fine del mondo, altri invece pensano che ci si avvicini all’inizio di una nuova era dove sarà debellata la fame, non ci saranno più guerre, né malattie. Altri ancora, presi dall’entusiasmo non si fanno queste domande e, in un impeto di fratellanza, fanno reciproca conoscenza: “Aho, come te chiami tu?”, “Pascotto Lorenzo”, “Pascotto Lorenzo? Abbrazzamose, no?”.

In poco tempo tutta la periferia della cittadinanza si riversa sulla città attirata dal desiderio di vedere da vicino il marziano che si esprime con poche parole. A chi glielo chiede, risponde che il suo viaggio da Marte è durato tre giorni e c’è chi se ne stupisce osservando che quello è a malapena il tempo necessario per raggiungere Civitavecchia da Roma. Intanto le autorità fanno recintare l’astronave e da quel momento chi vorrà vederla da vicino potrà farlo pagando il prezzo di un biglietto il cui ricavato sarà destinato a opere assistenziali. Ci saranno però gratuità e sconti per alcune categorie come funzionari governativi, giornalisti, scuole e comitive. Dopo che si è diffusa la voce che l’astronave ha fatto miracoli e alcune persone hanno già posto a terra alcune targhe con i ringraziamenti, c’è chi ha preso l’appalto per la vendita di candele votive.

Nel frattempo arrivano centinaia di lettere tanto da rendersi necessaria l’assunzione di un gruppo di segretari necessari a smaltirle. Sono lettere di disoccupati, scrittori in crisi, gente depressa, lavoratori incazzati. Da Catania arriva anche quella con un’unica parola: “cornuto”. Ma potrà poi essere davvero vittima di infedeltà un essere proveniente da Marte? Esisterà una marziana in quel pianeta? È una domanda che sorge spontanea. Il marziano intanto viene ricevuto da varie personalità. Prima dal prefetto, poi dal Presidente della Repubblica e infine anche dal Papa. Prende parte a ricevimenti di gente altolocata ma proprio in questo ambito c’è già chi inizia a stancarsi di parteciparvi e, invitato, accampa scuse per rifiutare.

Molti altri sono gli episodi che si susseguono durante il soggiorno di Kunt ma poi, pian piano e dopo i primi entusiasmi, inizia a diminuire l’interesse per lui e a prendere piede la delusione per le mancate realizzazioni di quelle che erano speranze di una vita migliore. Sorge inoltre il sospetto che sul suo pianeta la vita non sia così lieta, altrimenti non si spiega il motivo del suo arrivo. “Vuoi mettere come si sta a Roma e come si sta su Marte? Tu ci staresti su Marte?” chiede un uomo a un suo amico che gli risponde “Manco morto”. E inoltre: è venuto davvero a seguito di una propria decisione oppure vi è caduto?

Il marziano, diventato sempre più malinconico, inizia ad avvertire il peso della solitudine. Ne racconta un giornalista che lo aveva incontrato su una spiaggia di Fregene al quale era venuto il desiderio di fargli un’intervista diversa dalle solite, che fosse più intima, cosa che forse gli era stata suggerita dalla presenza del mare perché come scrive Flaubert “il mare ispira pensieri profondi”. Poi era stato fermato dalla pigrizia e lo aveva solo invitato a bere qualcosa e fu lì che ebbe la sensazione di quanto l’altro fosse infelice.

Per questo testo, metafora di una società votata al dio denaro, Flaiano usò la chiave a lui più congeniale, quella della satira che sa essere graffiante nel descrivere un’umanità in cui regnano la superficialità, l’insensibilità, la vanità, e che descriveva i primi anni dell’inizio dell’età del benessere postbellico non ancora raggiunto in pieno e per questo più denso di aspettativa. Kunt è trattato con indifferenza perché non ha fatto il miracolo che la gente si aspettava da lui. Lo fa, però, Milvia Marigliano con l’eccellenza della sua prova di attrice grazie alla quale è narratrice e interprete con la voce e con una mimica di singolare levatura. E lo fa Emilio Russo che, trasportando la data di ambientazione dal 1954 agli inizi anni ’80, anni particolarmente dolorosi della nostra storia politica e sociale, ha voluto rimarcare l’attualità del tema e lo fa con l’ausilio di canzoni come “Cervo a primavera” di Cocciante o “La sera dei miracoli” di Lucio Dalla, entrambe risalenti proprio al 1980. Nella sua regia lavora per sottrazione concentrando il massimo dell’attenzione sulla duttile fonatoria vocale dell’attrice e sul gioco di luci disegnate da Mattia De Pace che riempiono di varie qualità cromatiche i diversi punti della pièce iniziante con un grappolo di nubi bianche in movimento per terminare con un fulgido cielo prima stellato e poi variopinto di Chagall ispirazione.

Lo spettacolo è stato accolto con favore da un pubblico che ha tributato forti e ripetuti applausi all’attrice dimostratasi al meglio della sua performance. Repliche fino al 23 maggio. In calce all’articolo i crediti e le INFO per acquisto biglietti.

Visto il giorno 19 maggio 2026

(Carlo Tomeo)

19 | 23 maggio al Teatro Menotti

Milvia Marigliano in “Un marziano a Roma” di Ennio Flaiano – Luci Mattia De Pace – Costumi Pamela Aicardi – Produzione Tieffe Teatro

STAGIONE 2025 | 2026

Prezzi
• Intero — €32,00 + €2,00 prevendita
• Ridotto (over 65 / under 14) — €21,50 + €1,50 prevendita

Teatro Menotti Via Ciro Menotti 11, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org

Orari Biglietteria

Dal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di spettacolo – Domenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo – Acquisti online: https://www.teatromenotti.org/evento/un-marziano-a-roma_6531.aspx

Orari spettacoli in Sala Grande Dal martedì al sabato ore 20 – Domenica ore 16.30

Categorie RECENSIONI

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