“Io sono Nijinsky” al Teatro Fontana – comunicato stampa

© Alessandro Ligato

26, 27 maggio

IO SONO NIJINSKY
Uno spettacolo liberamente tratto dai diari della stella dei Balletti Russi

Uno spettacolo liberamente tratto dai diari della stella dei Balletti Russi
di e con Daniele Bernardi
a partire dall’opera di Vaslav Nijinsky
scenografia, oggetti di scena e tessuto sonoro Ledwina Costantini
costumi Luisa Beeli
voce fuori campo Raissa Avilés
disegno luci Fabio Bezze
assistente Elisa Pagliaro
fotografie di scena Alessandro Ligato
ripresa e montaggio video Bianca Luce Koehler
grafica Silvia Genta
con la collaborazione artistica di Opera retablO
la consulenza di Kantoratelier
residenze offerte da Orto degli Ananassi – Teatro della Brigata
Teatro Sociale – Bellinzona, Rassegna HOME – Teatro Foce,
Teatro San Materno

con il sostegno di Pro Helvetia Repubblica e Cantone Ticino – Fondo Swisslos Comune di Riviera
e con il contributo di Fondazione Ernst Göhner, Fondazione Fidinam, Fondazione Ferdinando e Laura Pica-Alfieri, Ennio Ferrari SA

A Masaki Iwana (1945-2020) danzatore, cineasta, maestro

Spettacolo inserito nella rassegna Welcome to ITACA La sezione del Teatro Fontana dedicata alle terre di confine, le voci non allineate e ribelli.

Nel rigido inverno del 1918/1919, mentre l’Europa prova a uscire dal trauma della guerra, Vaslav Nijinsky — celebre étoile dei Ballets Russes e icona assoluta della danza del Novecento — vive i suoi ultimi giorni da artista. Ritiratosi a Saint-Moritz insieme alla moglie Romola, inizia a manifestare i primi segnali di un profondo squilibrio mentale. Anche se non sono chiare le cause del male, più eventi sembrano concorrere al suo manifestarsi e uno pare assumere un ruolo particolarmente simbolico: la notizia della morte del fratello, malato di nervi fin dall’infanzia. Così, mentre il paesaggio elvetico si imbianca, Nijinsky prende a comportarsi in modo incomprensibile gettando una piccola comunità nel caos. E nel farlo redige febbrilmente un celebre diario, che sarà pubblicato solo in un secondo momento.

Elaborando una personale drammaturgia a partire da questo scritto, Daniele Bernardi dedica uno spettacolo alla dolorosa figura del «Dio della danza». E lo fa alternando alle pagine del diario la presenza della moglie Romola, testimone dell’irrompere della pazzia nella vita del marito. Calato in un’atmosfera sospesa, fra diafani abeti e pacchi regalo, attraverso questo racconto lo spettatore è invitato a partecipare agli inquietanti giorni di festa che precedettero l’ultima esibizione del grande danzatore.

ESTRATTI DALLA RASSEGNA STAMPA

«Bernardi dà voce, con intensa partecipazione, alle ossessioni (Dio, la redenzione dell’umanità, la guerra, la ripulsa della carne e della sessualità) che nel diario ritornano ciclicamente, alle lancinanti contraddizioni: «Io sono Dio. Non sono Dio», impersonando l’anima di un uomo nel momento del collasso. L’attore riproduce allusivamente le pose e i movimenti meccanici della coreografia di Petrouchka quasi tentasse di ridare vita al burattino, ma i suoi arti si slogano e si spezzano, e il suo volto è traversato da improvvisi spasmi».
Lea Ticozzi, Il folle Dio della danza, «Corriere del Ticino», 22 novembre 2021

«Bernardi si cala nel personaggio, un quasi Pierrot che ha la gestualità di un pupazzo o delle sequenze a scatti accelerati di un vecchio film muto, ma anche riferimento ad un’estetica giapponese; un po’ clown, un po’ mistico, ferito e incompreso, che non riuscirà più a ballare, chiuso nel suo universo visionario, fino ad un “canto del cigno” evocante lo strazio dei lutti e della guerra. L’attore si cala a partire dall’espressione recitativa monologante, dettata dall’immersione nel delirio, spiccata, strascicata, stentorea, come declamazione che parla a tutti e a nessuno, mai dialogante o dialettica, risonanza del pensiero diaristico rivolto al sé, senza sfumature. Nelle visioni di sangue e tragedia si specchiano brandelli di biografia, più che i successi artistici, l’abbandono del padre, l’incidente del fratello maggiore che, in seguito ad una caduta, restò mentalmente menomato; naturalmente la figura dell’impresario che lo portò ai trionfi leggendari ma a costo di un duro prezzo, la moglie che lo unirà in un vincolo tale da superare una scelta volontaria».
Manuela Camponovo, La lucida follia di Nijinsky, «L’Osservatore», 27 novembre 2021

«Spunti a corollario di un testo esemplare che Bernardi cuce sulla vita di Nijinsky in uno spettacolo intenso e in un’attenta struttura drammaturgica che permette alla sua scrittura di essere chiara e aderente a una recitazione misurata per un personaggio complesso, affascinante, che conquista la scena con il suono aristocratico di parole scelte, efficaci e profonde come con l’adozione di simboli e colori, tra il bianco e il nero di una tipologia primordiale fino al rosso-sangue di una metafora catastrofica. Bernardi recita con piglio sicuro, le immagini del suo Nijinsky si adattano a movimenti che richiamano il Teatro Nô, il cinema muto, la provocatoria geometria della sua danza, catarsi di una ribellione interiore, assurda e graduale scomposizione di un pensiero delirante e malato per inquietanti scenari».
Giorgio Thoeni, L’indagine di Daniele Bernardi, «Azione», 6 dicembre 2021

«Bernardi ha la capacità evidente di estrarre l’essenza poetica dalla drammaturgia da lui stesso costruita a partire dai diari dei Balletti Russi di Vaslav Nijinsky e dalle biografie scritte dalla moglie del ballerino, la contessa ungherese Romola de Pulszky. Come d’altronde è poetico il piano visivo, nel bianco di un segno preciso che ha un purezza orientale (si veda l’omaggio a Masaki Iwana sulla locandina) nella costruzione di un personaggio teatrale che, al di là della sovrapposizione o meno con il ballerino, è omaggio alla passione artistica e all’immagine teatrale intesa come epifania scenica. Io sono Nijinsky, visto sul palco del Teatro Lo Spazio, è una scoperta preziosa; Bernardi ha trovato un linguaggio in grado di creare un piccolo mondo in cui far apparire la vita dolorosa, ma anche affascinante del Dio della danza: dal rapporto – oggi diremmo tossico – con il celebre impresario Djagilev, al tempo trascorso a St. Moritz, dalla povertà in Russia alle grandi tournée internazionali».
Andrea Pocosgnich, Io sono Nijinsky, «Teatro e Critica», 18 marzo 2023

«La cifra stilistica con la quale l’attore interpreta Nijinsky è di grande impatto e variegata. Alterando a più riprese il registro vocale narra l’avvicinarsi del deterioramento mentale del famoso danzatore in una discesa vocale estremamente controllata e ricca di sfumature. Non essendo ballerino di danza classica, usa la tecnica motoria da mimo. Espediente quanto mai azzeccato che va a scandire la narrazione degli eventi, raccontati dalla voce fuori campo di Raissa Avilés che interpreta la moglie di Nijinsky, come testimone dei fatti. lo struggimento interiore e la perdita di lucidità sono esaltati sia dalla capacità attoriale di Bernardi che dai contesti “coreografici” e registici».
Simone Romano, IO SONO NIJINSKY: @TeatroLoSpazio: la vita del grande ballerino étoile del suo secolo, «Gufetto Magazine», 22 marzo 2023

La rappresentazione è intimistica. Bernardi rimanda allo spettatore la figura di un uomo immerso nella sua solitudine e nel suo mondo fantastico, rendendo perfettamente l’idea dello scorrere dei suoi pensieri, talmente veloci che è difficile anche riuscire a riportarli in un diario compulsivamente vergato per non perdere nulla dell’impetuoso flusso mentale. L’interpretazione del mitico ballerino è struggente, nulla è lasciato al caso, la fisicità e la mimica facciale di Bernardi, oltre al linguaggio originalissimo, donano al personaggio di Nijinsky un’aura immortale, avvalorata da una messa in scena eterea: un foglio bianco sul quale disegnare l’esistenza del ballerino.
Valeria Lupidi, “Io sono Nijinsky”, Roma, Teatro Trastevere, 11-12 maggio 2024, «ArtistsAndBands», 12 maggio 2024

Non può sfuggire allo spettatore attento, nella parabola della follia del Nijisky secondo Bernardi, un devoto omaggio alla catarsi della creazione, così come quello, delicatissimo, al maestro Masaki Iwana. Ma anche, la volontà di mettere in luce la sconcertante attualità di un contesto storico che, a distanza di un secolo, sembra essere immutato. La guerra, la malattia, il consumo sfrenato di carne, il commercio ossessivo. Gli stessi mali che straziavano l’animo di Nijinsky sono quelli che affliggono il nostro presente. Nulla è cambiato, nulla abbiamo imparato. Ed è un folle a dovercelo ricordare.
Giorgia Nicodemi, “Io sono Nijinsky”, al Teatro Trastevere di Roma, «Progetto Italia News», 12 maggio 2024

Il lato poetico del monologo è l’aspetto più evidente di una storia narrata attraverso allegorie, metafore e visioni, laddove il senso della scena è dato dal gioco del personaggio che, attraverso gesti simbolici, ci porta ad un vissuto che si confonde con la fiaba e la narrazione dell’infanzia(…).
Monica Pecchinotti, È andato in scena al Teatro Tastevere “Io sono Nijinsky”, «Unfolding Roma», 14 maggio 2024

Nel complesso un teatro autoriale, vero e consigliato, che riesce a essere tradizionale ma non prevedibile, classico ma non scolastico, nel ritrarre la perdita di contatti con il mondo, fatto di sole «stelle che non palpitano», di un artista a cui a un certo punto neppure la danza, «il suo grande tesoro», suscita più nulla, e a cui non resta quindi che riversare la stessa autoptica ossessività che dedicava al ballo nella pratica altrettanto ardua e martirizzante della scrittura (…).
Maurilio Di Stefano, “Io sono Nijinsky” – Teatro Trastevere, «Il Foyer», 17 maggio 2024

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

mar, mer ore 20.30

PREZZI

Intero 25 €

Under30 18 €

Over 65 / Under 14 12 €

Giovedì sera 22 €

Convenzioni 20 €

Scuole di teatro 12 €

Prevendita e prenotazione 1 €

Info e prenotazioni

+39 0269015733

biglietteria@teatrofontana.it

http://www.vivaticket.com

(L’articolo è una condivisione del comunicato stampa del Teatro Fontana di Milano)

Categorie comunicato stampa

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