“L’amante” al Teatro Out Off – Recensione

© Lucrezia Mascellino

Si conclude questa settimana al Teatro Out Off con la commedia “L’amante” il progetto Pinter Party, la trilogia dedicata all’opera di Harold Pinter, nata dalla collaborazione tra Farneto Teatro, BAS – Boffalora Acting Studio e lo stesso Teatro Out Off. Il progetto aveva preso l’avvio nel dicembre 2025 con “Sketches & Short Plays”, una selezione di testi brevi che attraversano l’intero arco della scrittura pinteriana, dalle prime prove fino ai lavori più maturi, mentre il secondo capitolo, “Tradimenti” con la regia di Maurizio Schmidt, era stato presentato in prima nazionale dal 9 al 26 aprile.

Tema de “L’amante” è il rapporto di una coppia sposata in crisi che, per mantenere comunque vivo il legame, ricorre a un gioco di ruoli in cui entrambi impersonano amanti che si incontrano e si relazionano al di fuori del matrimonio. La vicenda è ambientata in un’abitazione inglese che nelle didascalie del testo Pinter colloca a Windsor ma che nella rappresentazione non è citata. Qui i protagonisti, Sarah e Richard, interagiscono in una serie di episodi in cui la donna incontra alternativamente il marito e l’amante. Nelle varie fasi di quegli incontri si aprono le dinamiche che servono a movimentare il rapporto tra i due dove l’uomo finge una malcelata gelosia anche se lui stesso frequenta durante il giorno la propria amante che è una prostituta.

La scena scelta dal regista è pressoché spoglia. Unici arredi un divano sul fondo, un piccolo frigorifero e delle casse acustiche che assumono anche la funzione di sedili. Fondamentale è l’apporto luci disegnate da Massimo Guarnotta che disegnano sul parterre le traversine di una veneziana di finestra, importante elemento della pièce spesso citata nei dialoghi in quanto rappresenta momenti particolari non solo fisici ma anche simbolici relativi all’azione. “Vedo che avete tenuto le veneziane abbassate” dice il marito al ritorno a casa e poi, sapendo che quando c’è il sole in quella stanza il caldo è eccessivo: “Non siete andati nell’altra stanza?”. “No, siamo stati qua” risponde lei. Una risposta che vuole forse attutire l’aria pesante che si respira alle considerazioni beffarde dell’uomo.

Il gioco tra i due si protrae in osservazioni che vengono palleggiate dall’uno all’altra secondo un tacito copione recitato comunque a soggetto perché prevede improvvisazioni che costituiscono il sale del rapporto. È quello una sorta di meta-teatro in cui i personaggi sono quelli di Sarah, di Richard marito e di Richard amante. La prostituta è il convitato di pietra indirettamente impersonato in alcuni punti dalla stessa Sarah grazie al suo abbigliamento succinto al quale aggiunge un paio di calze a rete indossato prima di ricevere l’amante e che diventerà poi motivo di rimprovero da parte di Richard marito. Si ricorda che in Pinter l’accessorio femminile dal significato erotico è invece rappresentato da un paio di scarpe con il tacco alto. Altro elemento significante dell’eros è il magnetofono che era stato lasciato dal lattaio e che spinge Richard a tormentare con pressanti domande dal tono investigativo la donna provocando in lei l’invenzione di ulteriori tradimenti fino ad allora nascosti. In questo modo la recita tra i due si arricchisce di varianti rese necessarie per rinfocolare il gioco che aveva bisogno di nuove risorse per mantenersi in vita.

In un testo pirandelliano si potrebbe ipotizzare che l’uomo diventi geloso dell’altro sé stesso. Non così in Pinter che invece ama tratteggiare i suoi personaggi come esseri collocati in una realtà scomoda e Sarah e Richard ne sono i rappresentanti tipici: vittime consapevoli di un’unione che per quanto riguarda la sfera sessuale ha perso stimoli e ha bisogno di continui rinnovamenti di volta in volta attivabili tramite rinegoziazioni necessarie ad accendere inediti desideri. Questo fa vivere loro una doppia esistenza che però alla lunga diventa una prigione dalla quale Pinter non indica l’uscita. Lo fa invece il regista Luca Fusi nel finale da lui operato.

Oltre a tale scelta che si discosta dall’originale, rilevo che la sua regia ha prevalentemente una valenza di sapore mediterraneo a causa di una troppo convulsa esposizione verbale in particolare in quella dell’attore e a una serie di punti poco british, come il caffè al posto del thè preparato peraltro con una moka, e alla frase “manda un vocale” insieme a una citazione del film “Shining” (“Wendy, luce della mia vita”), inserita probabilmente per conferire un’impronta umoristica alla pièce.

Buona l’accoglienza da parte del numeroso pubblico. Repliche fino a domenica 10 maggio. In calce all’articolo i crediti e le INFO per acquisto biglietti.

Vista il giorno 7 maggio 2026

(Carlo Tomeo)

L’amante: dal 5 al 10 maggio domenica 10 maggio

Teatro Out Off Via Mac Mahon 16, Milano

L’amante di Harold Pinter – traduzione di Alessandra Serra – regia Luca Fusi – con Erika Maria Cordisco e Simone Debenedetti – luci Massimo Guarnotta – produzione Teatro Out Off, Farneto Teatro, BAS – Boffalora Acting StudioPrima nazionale

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI:

Orari: martedì egiovedì ore 20:30 | mercoledì, venerdì e sabato ore 19:30 | domenica ore 16:00

Biglietti in vendita su Vivaticket: intero: 20€ | under26: 14€ | over65: 10€

Info: teatrooutoff.it

Prenotazioni e informazioni: T. 0234532140 | M. biglietteriaoutoff@gmail.com

Ritiro biglietti negli uffici in via Principe Eugenio 22 dal lunedì al venerdì dalle ore 11.00 alle ore 14.00.

Ritiro biglietti in botteghino via Mac Mahon 16 da martedì a domenica un’ora prima dello spettacolo.

Trasporti pubblici: M5 FERMATA CENISIO; TRAM 14; TRAM 12; AUTOBUS 78

Categorie RECENSIONI

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