“Scandisk” al Teatro Fontana – Recensione

© Vladimir Bertozzi

Conobbi Vitaliano Trevisan nel 2001 in occasione del suo romanzo “I quindicimila passi” e rimasi colpito dalla sua scrittura in cui trovai vicinanze a Thomas Bernard, uno dei miei scrittori più amati. L’anno successivo lo ammirai anche come interprete nonché aiuto sceneggiatore del film “Primo amore” di Matteo Garrone in cui interpretava il ruolo di un personaggio affetto da forti problemi psichici. Ho seguito poi la sua carriera principalmente come autore di testi di narrativa e di teatro fino a restare addolorato per la sua scomparsa avvenuta nel 2022. È quindi con enorme piacere che ho assistito ieri sera al Teatro Fontana al suo testo “Scandisk” prodotto da Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale e messo in scena da Jacopo Squizzato, regista e interprete insieme a Mauro Bernardi, Beppe Casales.

La vicenda è ambientata in una fabbrica di cuscinetti a sfera di un paesino della provincia di Vicenza (è appena il caso di ricordare che Trevisan era nativo di Sandrigo, nel vicentino). Protagonisti tre operai inquadrati in diversi momenti durante alcune pause dai vari turni di lavoro. Se ne delineano i caratteri fin da subito. Hanno caratteri diversi e li esprimono in modi differenti. Tutti e tre sono comunque insoddisfatti di come sono trattati dai dirigenti che impongono loro regole comportamentali, come non fumare neanche nei luoghi dove un tempo era permesso o non parlare di calcio durante il lavoro, oltre a essere sottoposti a turni massacranti. I loro lamenti si esprimono con battute feroci ricche di turpiloqui né mancano momenti goliardici in cui due di loro per dare sfogo alla rabbia prendono in giro il terzo che appare il più succube.

I tre agiscono in un unico spazio, luogo deputato alla pausa lavorativa, e che appare come un enorme bunker, simbolo di prigionia. Li vediamo mentre spostano bancali inveendo contro la malasorte. Alla sinistra del fondale c’è una porta che conduce alle sale dove si svolge il lavoro di fabbrica e rifinitura dei cuscinetti a sfera. Davanti a loro si immagina esista un lago che ha più l’aspetto di una palude. Uno dei tre, assunto da poco, chiede se vi è possibile praticare la pesca ma si sente rispondere che non è possibile perché il luogo è un’oasi del WWF e oltre ai pesci è frequentato da uccelli che ora, essendo inverno, non sono presenti perché andati a svernare in Africa. Torneranno in primavera. “Ma perché tornano?” è la domanda “Perché si fanno migliaia di chilometri per tornare in questa palude di merda?”. Una domanda che contiene la frustrazione di vivere in un luogo insano in cui si è costretti a respirare un’aria micidiale e dove l’esistenza è alienante. E dire che ci sono posti come Cuba o Santo Domingo dove la vita acquisterebbe un altro significato. Basterebbero 40 milioni di lire per impiantare lì un’attività in proprio. Su questa idea prende corpo l’elaborazione di un piano che potrebbe diventare realtà e migliorare la loro condizione.

Portato avanti fino alla sua conclusione lo spettacolo non contiene risposte alle questioni sollevate ma scansiona, come da titolo, una realtà tristemente attuale che, spiega Jacopo Squizzato “usa il pretesto di un’amicizia operaia per raccontare la verità del vivere, senza retorica né consolazioni” e lo fa in un linguaggio asciutto non scevro d’ironia.

Particolarmente incisiva e commovente è l’introduzione all’azione della voce fuori campo di Vitaliano Trevisan, ripresa da una sua lettura del proprio romanzo “Un mondo meraviglioso” effettuata nel 2012: “La mobilità è a tutti gli effetti una malattia mortale ed è del tutto naturale che la gente tratti i malati di mobilità o di cassa integrazione allo stesso modo di quelli di epatite o di tubercolosi. La mobilità non è contagiosa, ma tutti si comportano come se lo fosse”.

I tre bravissimi attori, parecchio impegnati anche in sforzi fisici, si sono dimostrati perfetti padroni della scena e hanno ricevuto lunghi e prolungati applausi dal pubblico dimostratosi entusiasta. La rappresentazione durata solo due sere è da tenere presente in un’eventuale oltre che auspicabile ripresa.

In calce all’articolo i crediti e il trailer dello spettacolo.

Visto il giorno 29 aprile 2026

(Carlo Tomeo)

TEATRO FONTANA: 28 e 29 aprile

SCANDISK

di Vitaliano Trevisan
regia Jacopo Squizzato
con Mauro Bernardi, Beppe Casales, Jacopo Squizzato
scene e costumi Alberto Favretto
musiche e sound design Andrea Gianessi
disegno luci Tiziano Ruggia
sguardo sul movimento Michela Lucenti
assistente alla regia Katia Mirabella
scene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT
responsabile del Laboratorio e capo costruttore Gioacchino Gramolini
costruttori Veronica Sbrancia, Davide Lago, Leandro Spadola, Tiziano Barone
scenografe decoratrici Ludovica Sitti con Benedetta Monetti, Sarah Menichini, Martina Perrone, Bianca Passanti
macchinista Andrea Chianese
capo elettricista Camilla Mazza
fonico Andrea Gianessi
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
un ringraziamento a Enrico Mitrovich e Livio Pacella

Categorie RECENSIONI

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