
© Virginia Brown
Una storia con una trama all’apparenza senza eventi, dove tutto quello che accade sembra non rivestire un’importanza particolare ma si riduce all’illustrazione di episodi che si susseguono e che solo alla fine rivelano un loro significato. È quello che accade in uno stanzone che potrebbe essere un magazzino in disuso, o forse una sala prove abbandonata. Qui si riuniscono quattro persone per un corso di teatro di sei settimane tenuto da Marty (Pamela Villoresi). Gli allievi sono suo marito James (Valerio Binasco), Theresa (Alessia Giuliani) un’ex attrice che ha lasciato New York per venire a vivere in provincia, Schultz (Andrea di Casa), un uomo divorziato che mal ha accettato la sua nuova condizione di single, e Lauren (Maria Trenta) una diciannovenne che sogna di fare l’attrice mentre vive all’apparenza un conflitto con il padre.
Durante le lezioni, che iniziano in modo sereno e che gli allievi sembrano ben disposti a seguire, iniziano pian piano a delinearsi episodi di fermento e anche di attrito, a causa degli esercizi che l’insegnate impone loro e consistenti in prove fisiche e soprattutto nella simulazione di situazioni e avvenimenti accaduti realmente o solo immaginati nelle loro esistenze. Qui si scoprono i motivi per i quali Theresa ha lasciato la grande città, che cosa provoca in alcuni momenti il malessere in James, perché Shultz non si sente in grado di accettare il divorzio e quali sono i veri problemi irrisolti in Lauren.
Le azioni fisiche alle quali sono sottoposti i quattro, e che portano alla luce a loro stessi, segreti ritenuti a torto ben riposti, coinvolgono anche Marty senza che lei se ne capaciti fino in fondo, salvo poi palesarsi attraverso accadimenti inconsueti come il cadere dal letto durante un sonno agitato, cosa che, come le farà notare Schultz, è probabilmente legato a un trauma subìto da bambina ma che la donna nega con troppa decisione per non lasciare in sospeso un vago dubbio.
Più che i dialoghi e gli scontri, che pur avvengono, a commentare l’azione sono i simboli sparsi qua e là e che sono contenuti anche negli oggetti oltre che nelle poche note al pianoforte ripetute ossessivamente e che accompagnano tutta la rappresentazione. E soprattutto sono i silenzi e le pause che sono più parlanti delle parole stesse come specificato dalla stessa autrice, Annie Baker, e riportate nelle note di presentazione dello spettacolo: “Senza i suoi silenzi, questa pièce è una satira, mentre con i suoi silenzi si spera che diventi una piccola recitazione naturalistica sul teatro, la vita, la morte e il passaggio del tempo”.
Il tempo, dunque, raccontato attraverso i ricordi, evocati indirettamente e per mezzo della recitazione che Marty impone ai suoi allievi. E gli esercizi sono infatti basati sul narrare oltre che ascoltare e risolvere il problema di quello che viene definito come odio verso se stessi. In tal modo la lezione acquista quasi la funzione di una seduta psicanalitica tale che la rappresentazione ha il sapore di uno psicodramma. E a Lauren che lamentandosi dice: “pensavo che avrei imparato a recitare”, Marty risponde: “Noi stiamo recitando”.
Il tempo che con il suo scorrere è il leitmotiv di un’esistenza in continua modifica, tale da far dire a Schultz, finalmente pacificato in amore, la battuta finale “Quante volte la tua vita cambierà totalmente”. A suggellare la pièce è la romantica “Stand By Me” il cui testo in italiano è proiettato sul fondale “Quando cadrà la notte / e la terra sarà buia / E la Luna è l’unica luce che vedremo / no, non avrò paura / oh, non avrò paura / finché tu sarai con me, sarai con me” e che ha quasi un valore catartico.
Tante le cose dette, tante altre appena accennate in questo spettacolo minimalista che richiede un’attenzione in quanto e non detto ma lasciato trapelare in una forma soggetta a interpretazione. A tratti si ride anche ma forse è più esatto dire che si sorride perché la vera comicità è bandita nonostante nella sera in cui vi ho assistito alcune risate fossero un po’ eccessive perché fuori luogo. Bene interpretato da un cast affiatato in cui è presente lo stesso Valerio Binasco, regista che ben ha orchestrato un testo che per più di un verso non è facile.
Buona l’accoglienza del pubblico alla prima milanese di ieri sera. Repliche fino a domenica a eccezione di venerdì 1° maggio. In calce all’articolo sono riportati i crediti, il trailer dello spettacolo e le INFO per acquisto biglietti.
Visto il giorno 29 aprile 2026
(Carlo Tomeo)
Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi – M2 Lanza), dal 28 aprile al 3 maggio 2026
Circle Mirror Transformation
di Annie Baker
traduzione Monica Capuani e Cristina Spina
regia Valerio Binasco
con Valerio Binasco, Pamela Villoresi, Alessia Giuliani, Andrea Di Casa, Maria Trenta
produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale
Circle Mirror Transformation è presentato per gentile concessione della United Talent Agency
e per il tramite dell’Agenzia Danesi Tolnay
Orari: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì ore 20.30; domenica ore 16.
Venerdì 1° maggio riposo.
Durata: 1 ore e 50 minuti senza intervallo.
Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro
Informazioni e prenotazioni piccoloteatro.org