
© Stefano Scanferla
12, 13 maggio 2026
RIOT ACT
di Alexis Gregory
traduzione Enrico Luttmann
diretto e interpretato da Massimo Di Michele
costumi Marco Dell’Oglio
scrittura gestuale Tiziano Di Muzio
consulente musicale Fabio Marchi
assistente alla regia Giuseppe Claudio Insalaco
foto di scena Stefano Scanferla
produzione Artisti Associati-Centro di produzione Teatrale Gorizia
Lo spettacolo è parte di WELCOME TO ITACA. La sezione del Teatro Fontana dedicata alle terre di confine, le voci non allineate e ribelli.
La rassegna Welcome to ITACA prosegue il 12 e 13 maggio con Riot Act, monologo diretto e interpretato da Massimo Di Michele a partire da uno dei lavori più rappresentativi di Alexis Gregory, autore londinese tra le voci più riconosciute del teatro queer internazionale.
Lo spettacolo attraversa oltre cinquant’anni di storia della comunità LGBTQIA+, dando voce a tre figure emblematiche: un testimone della notte di Stonewall, un attivista degli anni della crisi dell’AIDS e una drag queen della scena londinese degli anni Settanta. Tre storie reali, raccolte attraverso interviste e rielaborate in forma teatrale, che diventano tre monologhi autonomi e complementari.
Senza mai incontrarsi, le tre voci scorrono parallelamente come linee di una stessa storia collettiva. La scena si riduce a uno spazio essenziale e astratto, in cui la parola diventa il centro dell’azione e il corpo dell’attore si fa strumento diretto di trasmissione della memoria.
Dal 1969, anno simbolico della rivolta di Stonewall, fino alle battaglie contemporanee per diritti e riconoscimento, lo spettacolo costruisce un percorso che è insieme storico e identitario: un attraversamento di resistenze, lutti e conquiste che hanno segnato la comunità LGBTQIA+ a livello internazionale.
NOTE DI REGIA
Tre voci per ripercorrere la faticosa lotta per i diritti della comunità non-eterosessuale dal 1969 ad oggi, partendo dalla memoria di ciò che accadde nella famosa notte allo Stonwall, fino all’attivismo legato all’AIDS. Non è un caso o un espediente drammaturgico quello dell’autore di moltiplicare per tre l’io narrante del testo. Troppa vita, troppe implicazioni, troppe angolazioni e prospettive colorano la storia dei movimenti di liberazione del genere e della sessualità che sarebbe impossibile condensare tutto in un unico racconto. Tre voci, ma forse anche cento, o mille, per restituire la infinite implicazioni in cui questo pezzo della nostra cultura si dirama. Tre voci per sottolineare la potenza con cui la stessa vicenda di una notte in un sobborgo di New York ha investito come un’onda d’urto che si propaga nel tempo e nello spazio, le vite di milioni di persone, inconsapevolmente partecipi di un progresso sociale sovversivo e pervasivo, che avrebbe slacciato per sempre i legacci del patriarcato, delle morale eteronormata. Eppure, questo non è un racconto corale. Le storie dei tre protagonisti scivolano parallele, senza intersecarsi. Particelle di un unico fiume che pur senza incontrarsi, senza nemmeno sospettare l’una dell’altra, scorrono insieme come parte di un’unica forza. La regia si focalizza su questa costruzione “liquida”, astrae gli spazi, asseconda l’avvicendarsi dei racconti che galleggiano sospesi in un non-luogo, in cui la parola diventa l’unica realtà fisica consistente, un fluido che riempie la scena e che si muove ai ritmi diversi della narrazione. Tre voci, tre racconti, a metà strada tra interviste e flussi di coscienza, su cui Gregory accende una luce discreta e mai invasiva, ad illuminare i ricordi remoti e attuali della notte di Stonewall, tra la concitazione della lotta e l’entusiasmo per una causa comune che annienta distanze e differenze. A far brillare lo sfarzo dissacrante e corrosivo di Lavinia, drag queen dagli anni ’70, che esorcizza il lutto, il dolore, la paura e la vita tutta con uno strato di trucco esagerato, sotto i riflettori del palcoscenico. A proiettare lo slancio potente dell’attivismo della lotta all’AIDS, la voglia di vita, di riscatto, di rivalsa contro stigma sociale e discriminazione. Tre atti privati, che diventano politici nel momento stesso in cui vengono raccontati, tre vite che ci dicono chi siamo, da dove veniamo, che ristabiliscono valori e prospettive della società che viviamo. Che parlano ad un pubblico trasversale, come un messaggio universale di giustizia e di democrazia, di diritti umani e di inalienabilità della libertà di ognuno. (Massimo Di Michele)
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
mar, mer ore 20.30
PREZZI
Intero 25 € – Under30 18 € – Over 65 / Under 14 12 €
Giovedì sera 22 € – Convenzioni 20 € – Scuole di teatro 12 €
Prevendita e prenotazione 1 €
Info e prenotazioni +39 0269015733
biglietteria@teatrofontana.it www.vivaticket.com
(L’articolo è una condivisione del comunicato stampa del Teatro Fontana di Milano)