
Avevo visto per la prima volta la coppia artistica formata da Tiziano Caputo e Agnese Fallongo, citati in rigoroso ordine alfabetico, nel 2024 e rimasi subito colpito dal loro eclettismo espresso in varie discipline teatrali. Come spesso succede quando una rappresentazione piace, volli rivederli sempre nello stesso lavoro lo scorso anno e ne ricavai ancora enorme piacere. Nello stesso periodo assistetti anche a un altro loro spettacolo che seppi poi essere precedente a “Fino alle stelle” ed era “Letizia va alla guerra“, una storia dolce/amara che si svolgeva a cavallo delle due guerre mondiali e l’ammirazione per la coppia fu subito rinsaldata.
Sempre nel 2025 li ho ammirati anche in “Circo Paradiso” che è il terzo capitolo di una trilogia di cui i primi due sono costituiti dagli spettacoli citati. Ieri sera sono tornato a rivederli in “Fino alle stelle”, e ne sono rimasto ancora una volta entusiasta, questo a dimostrazione del fatto che se uno spettacolo è di valore non perde né smalto né interesse, anzi ne acquista di nuovi.
Riporto qui parte della mia recensione del 21 novembre 2024 ritenendola ancora valida perché quello che scrissi allora è tuttora attuale. Nel frattempo avverto che lo spettacolo resterà ancora in scena fino a domenica 26 aprile e merita sicuramete di essere visto e anche, per chi lo conoscesse già, di rivederlo.
La vicenda è ambientata alla fine degli anni ’50, nel periodo in cui si avvertono i primi fermenti dell’età del boom economico: Maria si trova in un vicolo della Vucciria quando rimane colpita dalla voce di un artista di strada che canta “La leggenda di Colapisci”, canzone che sentiva cantare da suo nonno. Lei ne conosce le parole e si mette ad accompagnare con il suo canto quello dell’uomo che, impressionato dalla sua voce, le propone di lì a poco di formare un duo, lasciare la Sicilia e andare nel Continente in cerca di fortuna. La donna, che non si era mai allontanata dal paese, dapprima rifiuta ma alla fine finisce per accettare perché il suo sogno è quello di diventare una cantante. Nasce così il duo Tonino e Maria e lei considera quella partenza come una “fuitina” artistica. In questo modo inizia il sodalizio tra i due e gli avvenimenti che seguiranno sono la trama centrale dello spettacolo al quale assistiamo.
Li vediamo raggiungere la Calabria dove per conquistare pubblico iniziano ad affrontare il repertorio musicale calabrese molto vicino a quello siculo ma poi, per risparmiare, continuano il viaggio su un pullman malridotto che a un certo punto li lascia per strada costringendoli a continuare a piedi. Finiranno in Puglia dove Maria viene morsa da una tarantola, e questa è l’occasione per esibirsi in un’indiavolata danza della taranta.
A Napoli vengono scritturati da una ricca e volgare coppia in odore di ‘Ndrangheta per la festa di matrimonio del loro figlio. Occasione per cantare “Reginella” seguita subito dopo da un “Funiculì funiculà” cantata durante la sparatoria di due bande rivali e che ferisce Tonino. L’obiettivo della coppia è però quello di raggiungere la città considerata più a nord del Paese, Roma, dove ritengono che sia facile incontrare impresari che potranno procurare scritture che li porteranno al successo. Qui inizieranno gli screzi più accesi, i cui primi sintomi si erano già manifestati durante i precedenti spostamenti, e che vengono commentati con un romantico-nostalgico (“Pe Lungotevere”) e con alcuni ironici e godibili stornelli.
Per non anticipare, non descrivo interamente le varie situazioni nelle quali i due eroi, nei loro inarrestabili spostamenti, si troveranno ad affrontare per raggiungere quell’affermazione nelle altre regioni centrali e in quelle del nord, territorio che essi considerano estero, come viene anche visualizzato su una cartina raffigurante l’Italia posta sul fondale e dove la base è raffigurata con la suola e il tacco di un vero e proprio stivale. Incontreranno momenti buoni e meno buoni oltre a un clamoroso flop che subiranno in Molise, regione dalla quale dovranno letteralmente fuggire a causa dei fischi e dei coloriti insulti da parte di un pubblico zotico. Ma questo non li fa rinunciare al loro sogno che è quello di raggiungere l’America, patria delle stelle di Hollywood, dove appare possibile raggiungere quella felicità che, come dice Tonino “te la devi conquistare”. Ma, è noto, le stelle diventano aggettivi quando assumono diversi metaforici significati e se esse verranno raggiunte dai due protagonisti qui non è narrabile per non spoilerare.
Tiziano Caputo e Agnese Fallongo, alias Tonino e Maria, protagonisti dell’irresistibile commedia, posseggono il dono di riuscire a catturare la simpatia del pubblico. Bravissimi nella recitazione (particolarmente esilarante nella parte della ricca coppia napoletana), virtuosi trasformisti e perfetti nelle varie cadenze dialettali che riguardano le diverse inflessioni di tutte le regioni d’Italia. Dotati entrambi di voci che possono essere modulate e permettere di raggiungere varie tonalità che vanno dagli acuti (particolarmente eccellenti quelli di Fallongo) agli effetti più bassi, i due, estremamente affiatati, veri animali da palcoscenico, raggiungono ottimi risultati nell’affrontare i generi più disparati dove la resa è ancora più evidente dal fatto che i brani, tutti popolari riarrangiati, sono eseguiti dal vivo, come lo sono gli accompagnamenti musicali della chitarra di Caputo. L’attenta regia di Raffaele Latagliata con il coordinamento creativo di Adriano Evangelisti si distinguono nell’abile inserimento degli interventi canori che conferiscono dinamismo a tutta la messa in scena (lo spettacolo più che un musical è una commedia con musiche, scelte accuratamente in funzione della vicenda e riflettono il periodo narrato). Degna di nota la scenografia, dovuta a Andrea Coppi, costituita da elementi tipici della gente di teatro, come un paravento per i cambi d’abito e un baule, oltre a valigie, proprie di persone in continuo movimento, simbolo di quel senso di provvisorietà che è quello affrontato dai due artisti alla ricerca della fama. Degni di citazione sono infine Giorgia Marras per i costumi e Annarita Gullaci per i movimenti coreografici.
Visto il giorno 22 aprile 2026
(Carlo Tomeo)
FINO ALLE STELLE
di e con Tiziano Caputo e Agnese Fallongo
coordinamento creativo Adriano Evangelisti
regia Raffaele Latagliata
movimenti coreografici Annarita Gullaci
elementi scenografici Andrea Coppi
costumi Giorgia Marras
direzione tecnica Valerio di Tella
produzione Teatro de Gli Incamminati in collaborazione con ARS Creazione e Spettacolo
al Teatro Franco Parenti fino al 26 aprile 2026
Trailer dello spettacolo