“La Storia” al Teatro Franco Parenti – Recensione

Racconta Fausto Cabra a proposito della decisione di adattare per la scena il romanzo di Elsa Morante La storia: “Poche settimane prima che morisse ho chiesto a mio padre <qual è il tuo romanzo preferito?>. Lui mi ha detto <La Storia di Elsa Morante>, poi mi fa <Vorrei che tu lo portassi a teatro> e io gli ho detto <Ma papà è è quasi impossibile perché è proprio un romanzo sulla scrittura e sulla grandissima prosa. È un romanzo di altissima prosa>. Poi lui è mancato e mi sono detto <Dai, proviamo ad accogliere la sfida che mi ha lanciato>”. Quel “quasi impossibile” è diventato realtà e il risultato acquista il valore di una sorta di “debito affettivo” felicemente assolto. Così, grazie alla drammaturgia di Marco Archetti, il romanzo di 657 pagine, che alla sua uscita nel 1974 costituì un caso letterario che divise specie nel campo degli intellettuali gli estimatori dai detrattori, è diventato uno spettacolo che racchiude in quasi due ore di intensa presa espressiva e, attraverso le vicende vissute da umili personaggi del popolo, uno spaccato della vita italiana che va dal 1941 al 1947.

La messa in scena inizia con una serie di suoni fatta di voci e avvisi di altoparlanti provenienti dalle quinte. Poi una donna arriva dalla platea trascinando un trolley. Si trova in aeroporto dove è stato appena annunciato che il suo volo, a causa di uno sciopero, è stato cancellato per cui si vede costretta ad aspettarne un altro che partirà fra diverse ore e di questo avverte il figlio attraverso un cellulare. Nel prepararsi all’attesa che si presume sarà lunga, la donna si siede in una estremità del proscenio, estrae dal bagaglio un grosso libro e ne inizia la lettura. Il libro è “La Storia” di Elsa Morante i cui personaggi prendono vita di lì a poco sul palcoscenico. E sarà lei stessa a interpretare il ruolo della protagonista.

La scena, a eccezione di poche sedie e di un piccolo tavolo quadrato spostato di volta in volta in più punti, è abitata da fasci di luce dalle varie colorature e intensità e diramate da molteplici punti a costituire inediti elementi di arredo. Sul fondale sono proiettate scritte luminose che fungono da didascalie indicanti le date degli avvenimenti storici ai quali si riferiscono le azioni che si susseguono sul palcoscenico. L’azione inizia con l’arrivo in scena di Gunther, un giovane militare del Reich ubriaco, incapace di esprimersi in italiano che vaga per le strade di Roma alla ricerca di un bordello. Incontra una donna, Ida, che sta tornando verso casa e, malgrado la resistenza dimostrata dalla donna, le toglie la spesa dalle mani e l’accompagna a casa. Qui la violenta e poi fugge via. Da quella violenza la donna resterà incinta e metterà al mondo un bambino al quale verrà dato il nome di Giuseppe che poi sarà nominato Useppe.

La donna è Ida Ramundo, maestra, segretamente ebrea per parte di madre ed epilettica, condizione neurologica che trasmetterà al figlio minore. Era stata sposata con Alfio Mancuso reduce dalla guerra d’Etiopia e morto a causa di un cancro. Dal matrimonio era nato Antonio, detto Nino, ora sedicenne, un ragazzo baldanzoso, che usa un linguaggio sboccato, affascinato dall’ideologia fascista. Più tardi diventerà partigiano e poi, a guerra conclusa, contrabbandiere restando infine ucciso in un incidente stradale durante un inseguimento della polizia.

Le vicende dei tre protagonisti, suddivise in due parti, una “del tempo di guerra” e un’altra “del tempo di pace”, si susseguono in un flusso di episodi ai quali sono interessati anche altri personaggi, tutti interpretati dai tre eccellenti artisti: Franca Penone, che è Ida, la viaggiatrice in aeroporto e anche la voce narrante; Alberto Onofrietti, nei ruoli di Nino, del padre e del marito di Ida, e di Carlo Vivaldi, un ebreo anarchico il cui vero nome è Davide Segre al quale viene affidata una delle scene più drammatiche che si svolge verso la fine; Francesco Sferrazza Papa è nei panni di Useppe e in quelli di Gunther.

L’adattamento de “La Storia” per il teatro grazie all’attenta, laboriosa drammaturgia di Marco Archetti, è inciso in quelli che sono i cardini del romanzo della Morante dove i personaggi si dibattono non solo nel periodo bellico soffrendone le conseguenze ma anche in quelli che dovrebbero essere periodi di pace e quel congiuntivo non è casuale. Il nemico, infatti, non è solo lo straniero che imbraccia le armi, resosi tanto più pericoloso quando da “alleato” diventa oppressore, ma lo è anche il vivere nelle condizioni di miseria, quella subìta da Ida che la fa sentire “corpo a corpo con la fame”. Uno scandalo che dura da diecimila anni, come dice il sottotitolo della pièce, e che tuttavia non chiude mai definitivamente la porta alla speranza, quella da far gridare a Nino “Loro nun lo sanno, a ma’, quant’è bella la vita”.

Tutto questo accade nell’inconsueta e apparentemente spoglia scena voluta da Fausto Cabra e che veramente spoglia non è perché diventa parola al pari di quella recitata, anzi vissuta, grazie alla valente energia degli interpreti. Una scena che, come anticipato, è un altro punto notevole dello spettacolo, forte delle luci di Marco Renica e dello stesso Fausto Cabra, mai così attento come ora a questo aspetto. Non una mera trovata scenografica effettistica fine a sé stessa. quindi, ma sede decisiva nel rendere più pregnanti di significato le varie azioni. A questo si aggiungono i suoni e le musiche di Mimosa Campironi, ottima compositrice e musicista che avevo avuto già modo di apprezzare proprio quest’anno in due suoi altri lavori teatrali.

Spettacolo di alto impegno civile mai così attuale come nel periodo che stiamo vivendo e a indurre alla riflessione è il drammatico monologo precedente la fine, recitato con passione da Alberto Onofrietti nei panni di Davide Segre.

Lo spettacolo, molto applaudito dal folto pubblico, resterà in scena fino al 26 aprile. In calce all’articolo sono riportati i crediti e il trailer tratto dal sito You Tube di Fausto Cabra e che si ringrazia.

Visto il giorno 15 aprile 2026

(Carlo Tomeo)

TEATRO FRANCO PARENTI – MILANO

LA STORIA liberamente ispirato a La Storia di Elsa Morante, edito in Italia da Giulio Einaudi Editore
by arrangement with The Italian Literary Agency – drammaturgia Marco Archetti – regia Fausto Cabra
con Franca Penone, Alberto OnofriettiFrancesco Sferrazza Papa – scene e costumi Roberta Monopoli
drammaturgia del suono Mimosa Campironi – luci Marco Renica, Fausto Cabra – video Giulio Cavallini
regista assistente Anna Leopaldo – consulenza movimenti scenici Marco Angelilli – foto Salvatore Pastore – produzione Teatro Franco Parenti / Fondazione Campania dei FestivalCampania Teatro Festival / Centro Teatrale Bresciano

Categorie RECENSIONI

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