“Il berretto a sonagli” al Teatro Strehler – Recensione

Quella lunga, disperata risata che imbruttisce il volto di Ciampa e resa così necessaria per giustificare un fatto che appare reale solo se frutto della follia. È il gesto finale di un uomo che è riuscito con l’inganno a scansare i giudizi di un paese mortificanti per la sua persona. Perché Ciampa è umile per condizione sociale ma non per intelligenza tale da essere ben consapevole di quanto sia importante mantenere rispettabile l’immagine di sé nella società ipocrita in cui si trova a vivere. Basta saper gestire le tre corde nascoste di cui è provvisto il cervello umano e che, anche se invisibili, sono all’occorrenza ben funzionanti. Le aveva citate, invitandola a farne uso, a Beatrice, la moglie del suo datore di lavoro, ma la mente della donna era troppo ottenebrata dalla gelosia per saperne cogliere l’importanza e tanto meno la necessità. Il suo scopo era la vendetta e per ottenerla era pronta a sacrificare ogni cosa.

Si parla naturalmente dei personaggi principali de “Il berretto a sonagli“, la celebre commedia che Pirandello scrisse prima in dialetto nel 1917 con il titolo ”A birritta cu’ i ciancianeddu” e poi in italiano nel 1918 con il titolo attuale e la cui rappresentazione avvenne nel 1923. Nonostante lo scarso successo registrato alla prima la commedia incontrò i favori di pubblico e critica solo negli anni successivi tanto da diventare ancora oggi una delle opere più rappresentate del commediografo siciliano. Ora è in scena al Teatro Strehler prodotta da Cardellino srl in coproduzione con Teatro Stabile dell’Umbria e il Teatro Stabile di Bolzano per la regia di Andrea Baracco e interpretata da Silvio Orlando nel ruolo di Ciampa.

La messa in scena di Andrea Baracco comincia a sipario ancora chiuso attraverso il quale si sente un vociare pressoché indistinto. È quello che Pirandello inserisce alla fine della commedia dopo che viene dichiarata la pazzia di Beatrice. Baracco l’ha voluto anteporre all’inizio per meglio introdurre la vicenda nel contesto provinciale perbenista identificativo del primo ventennio del secolo scorso quando fu scritta l’opera e neanche del tutto scomparso in certe realtà dei nostri giorni. Sempre a sipario chiuso si presenta sul proscenio la Saracena (Francesca Farcomeni), donna del popolo ritenuta di malaffare che Pirandello nelle sue didascalie descrive come “donnone atticciato, terribile, sui quarant’anni” e che Baracco presenta invece come figura di bell’aspetto, magra, di rosso vestita e dai capelli legati che poi scioglie rivelando una folta chioma rossa simbolo di segreti nascosti, proprio quelli che lei è pronta a rivelare.

In un ambiente fisso rappresentante casa Fiorìca e costituita da una scena asettica in cui domina il colore bianco con una vetrata trasparente sul fondale che a un certo punto si anima magrittianamente di abiti sospesi, si muovono i personaggi in una serie di dialoghi che da preparatori si fanno sempre più crescenti con il procedere dell’azione. La storia è nota: la padrona di casa, Beatrice (Stefania Medri), sobillata dalla Saracena, si prepara ad attuare il suo piano che le permetterà con l’aiuto del commissario Spanò (Davide Lorino) di far cogliere in fallo il marito fedifrago e per questo ha già pronto un piano d’attuazione ricorrendo all’aiuto dell’ignaro Ciampa (Silvio Orlando) di cui sente di poter disporre essendo lui lo scrivano di suo marito, il Cavalier Fiorìca che non appare mai in scena.

Il dialogo tra Ciampa e Beatrice costituisce la parte più importante della commedia, quella che rappresenta la filosofia pirandelliana sull’essere e l’apparire e sulla capacità data all’uomo di poter guidare la propria convivenza tra i suoi simili. Come è noto, è qui che Ciampa, sospettoso sulle vere ragioni per cui la donna lo vuole mandare a Palermo, le espone la teoria delle tre corde d’orologio presenti in tre punti diversi della testa umana: la seria, la civile e la pazza. In realtà Ciampa sa che la donna è gelosa del marito e ne conosce segretamente anche i motivi. Ha azionato in sé stesso la corda civile e temendo che lei possa provocare uno scandalo coinvolgendo anche lui, la invita invano a fare altrettanto.

Silvio Orlando, alla sua prima prova con un testo pirandelliano che, occorre riconoscerlo, risulta essere vincente, è un Ciampa che rompe la tradizione, rifuggendo da un’interpretazione classica in cui il personaggio si presenta il più delle volte con sfumature comiche e in questo appare opportuno citare Angelo Musco, l’attore per il quale Pirandello aveva scritto la commedia, oltre a diversi altri per tutto il ‘900 e per molti ancora fino al nostro secolo. Orlando, invece, sa farsi interprete della vera natura del personaggio che passa dall’atteggiamento dolente del suo colloquio iniziale con Beatrice a quello tragico che raggiunge anche la crudeltà quando, da “pupo” qual era, presenta alla fine il suo conto funesto tanto che la risata finale, all’apparenza liberatoria, assume tonalità inquiete.

Come scrive il regista nelle note di presentazione “l’umiltà dell’uomo Ciampa giganteggia, il ridicolo lo infanga; è come se una lama inesorabile gli spaccasse sempre più profondamente il petto, per mostrare il suo cuore e allora si difende con parole vive e umanamente strazianti”. Contro di lui fanno squadra i personaggi che si affannano in difesa di Beatrice, la donna che ha provocato quello strazio, una Stefania Medri che sa essere volitiva, caparbia e urlante per tutto il tempo e questo avviene per quasi tutta la messa in scena sino al finale dove, per non smentirsi, si rassegna a passare per pazza pur di prendersi la soddisfazione di apostrofare Ciampa con il suo “beeeh”.

La parte restante dell’affiatato cast è composta da Francesca Botti, la serva anziana che ha cercato invano di consigliare per il meglio la sua padrona, Michele Eburnea, che è Fifì fratello della protagonista e perfetto nel ruolo del tradizionale dandy siciliano amante del gioco, Francesca Farcomeni, l’intrigante Saracena che, a differenza di Pirandello, Baracco ha voluto fascinosa perché più convincente nel provocare il desiderio di vendetta in Beatrice, Davide Lorino, un commissario servile al soldo della famiglia Fiorìca, Annabella Marotta, che riesce divertente con la sua postura e le brevi battute nella piccola participina di Nina Ciampa, e Marta Nuti, nelle vesti di una madre severa e risoluta.

La commedia, intensa e coinvolgente, alla prima milanese è stata molto applaudita e resterà in scena fino al 26 aprile. In calce all’articolo sono riportati i crediti e le info per acquisto biglietti.

Vista il giorno 14 aprile 2026

(Carlo Tomeo)

Piccolo Teatro Strehler (largo Greppi – M2 Lanza), dal 14 al 26 aprile 2026

Il berretto a sonagli

di Luigi Pirandello 
con Silvio Orlando 
e con Stefania Medri, Marta Nuti, Michele Eburnea, Davide Lorino, Francesca Farcomeni, Francesca Botti, Annabella Marotta 
regia Andrea Baracco 
revisione linguistica Letizia Russo e Andrea Baracco 
aiuto regia Andrea Lucchetta 
scena Roberto Crea, costumi Marta Crisolini Malatesta, luci Simone De Angelis, sound designer Giacomo Vezzani 
management Vittorio Stasi 
produzione Cardellino srl in coproduzione con Teatro Stabile dell’Umbria, Teatro Stabile di Bolzano 
direzione generale Maria Laura Rondanini

foto Laila Pozzo

Orari: martedì e giovedì ore 19.30; sabato 18 aprile ore 15 e 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30 (salvo mercoledì 22 aprile, ore 15 riservata scuole); domenica, ore 16. Lunedì 20 e sabato 25 aprile riposo.

Durata: 1 ore e 30 minuti senza intervallo.

Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro

Informazioni e prenotazioni piccoloteatro.org

Categorie RECENSIONI

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